mercoledì 12 dicembre 2012

D'accademia e di altre storie

In "House of Cards" dei Radiohead c'è un qualcosa di intimamente serale, di quel serale che significa silenzio, più o meno sereno, umidità, più o meno penetrante e solitudine, più o meno gradita. Autunnale, perché la sensazione che mi infonde è quella di una sera freddina e dalla pioggia interminabile, di quelle che cominci ascoltando le gocce battere sulla finestra, vai a letto e aspetti di addormentarti ascoltando le gocce battere sulla finestra, e ti risvegli con le gocce che battono sulla finestra.
E invece in questo taglio d'Italia dove scrivo è già caduta la prima neve, ed è riluttante ad andarsene via del tutto. Non dalle strade, che sono sgombre. Ma a volte, alzando distrattamente lo sguardo ai tetti, li vedi bianchi, delicatamente ancora innevati. Siamo in inverno, almeno climatico, mancano sempre meno giorni a Natale, i corsi stanno cominciando a terminare, gli esami si avvicinano.
Ma è autunno, o almeno lo è mentre i toni dolenti di Thom Yorke risuonano nelle mie orecchie, e in fondo non mi costa nulla fingere che sia così. È autunno e provo un po' a fare il punto, e un po' a fare ammenda per l'inattività del blog, cosa che sicuramente ha causato innumerevoli crisi morali, scompensi, pianti. Altro che "Maracanaço".
Ormai il nono semestre d'accademia è finito o quasi, solo alcuni corsi continueranno fino a gennaio. Seguo cinque corsi, Inglese (progredito?), Lettorato di inglese (progredito?), Storia del pensiero politico contemporaneo, Diritto Privato dell'Unione Europea, e mi sembra basta. Non sono corsi abissalmente difficili, anzi, e uno in particolare mi piace in modo particolare; mentre un altro è uno degli esami che prenderò in considerazione per la tesi di laurea magistrale. Confermando l'attitudine dell'Accademia, in magistrale una buona metà dell'esame è sempre e comunque costituito da elaborati preparati e presentati dai poveri studentelli, sia a lezione che all'esame stesso. Per sostenere l'esame del corso di Inglese, in particolare, è necessario preparare un numero di post nei blog che abbiamo approntato allo scopo, e a turno li si esponeva in aula, davanti alle espressioni tra l'attonito e il completamente annoiato dei compagni di... data la consistenza numerica mi verrebbe da chiamarli compagni di classe. Insomma, finora tra ottobre e dicembre mi sono "divertito" a scrivere sei-sette post settimanali, e sinceramente ne ho fin sopra i capelli.
Ma non ne ho fin sopra i capelli di inglese, per quanto trovi assurdo che a) all'università b) a scienze politiche c) in una magistrale d) che si occupa di studi europei o internazionali ancora sia necessario non un corso IN lingua obbligatorio, ma il corso DI lingua, con esiti spesso esilaranti. Dicevo, non ne ho fin sopra i capelli di inglese. o almeno non ne ho fin sopra i capelli solo di inglese, ma in genere di starmene, alla tenera età di anni XXIV, ancora dietro un banco. Non perché non siano corsi interessanti, anzi, ma perché ogni cosa ha il suo limite. E ce l'ha anche l'università, e il limite dell'università è di quattro anni - ne sapevano gli antichi - e quel limite l'ho raggiunto e superato a maggio 2012. Ma qui si aprirebbe un'altra digressione sull'intelligenza di sprecare complessivamente un anno di triennale con corsi variamente introduttivi e variamente inutili, tipo storia contemporanea fatta senza monografie e con il medesimo libro di testo delle superiori, e fare un esame da mezzo semestre di storia dell'Italia contemporanea, con lo stesso docente tra l'altro per un totale di 9+6 CFU, quando invece si poteva benissimo fare un corso di storia contemporanea con manuale (da studiarsi per conto proprio come una volta) e monografia, che il professore illustra a lezione, per un totale di, mettiamo, sempre 9 CFU o volendo essere generosi di ben 10 CFU, permettendo quindi di risparmiare crediti per corsi più specifici e caratterizzanti. Intelligenza che palesemente non c'è, e questo è solo il più stupido degli esempi.
E quindi l'università si è allungata, insegnando more or less le stesse cose di sempre, o forse ancora di meno.
E quindi al quinto anno uno è a) stufo marcio b) desideroso di cambiamenti c) ansioso per la terra di Mordor, dove l'ombra cupa scend, ehm no, era un'altra storia, dicevo, ansioso per il dopolaurea.
Mah.
Ero partito con l'idea di lamentarmi un po' del destino pravo e malvagio, ma in realtà non c'è nulla di cui io mi possa lamentare, oggettivamente e nemmeno soggettivamente. O forse sì, chi lo sa, ma ora non ho voglia di lamentarmi, e anche "House of Cards" non è una brutta canzone, e se non la si ascolta non è nemmeno triste. E quindi sono "costretto" a dar libera voce a pensieri sparsi sull'università, e ad assaporare di nuovo il piacere di scrivere a ruota completamente libera, e finalmente non più gravata dal dovere d'accademia.

Bonne nuit, Monsieurs et Madames.

sabato 1 dicembre 2012

Plenitudo banalitatis

«Nella vita devi essere leale con le persone ma ciecamente fedele solo a quello che credi

 Modificata da me medesimo dalla frase detta da una politica emergente in una trasmissione televisiva. La quale politica emergente restringeva la fedeltà al suo ambito, ma da cui si può astrarre. Non che la "cieca fedeltà" debba annullare l'utilizzo del raziocinio, altrimenti non è fedeltà, ma tifo da stadio. E a questo punto, meglio non essere ciechi, almeno si gustano partite spettacolari (ma quanto rosico!) come quella di rugby Italia-Australia 19-22 (l'Australia è la terza squadra al mondo) o il primo tempo di Italia-Nuova Zelanda 10-42. Che partite... spettacolari, a dire poco. E che partecipazione. Che la palla ovale si stia diffondendo? Speriamolo, e incrociamo le dita!
Benvenuti a Dicembre. Dio, come scorre veloce il tempo. Vola!

lunedì 19 novembre 2012

Banalità pt. 1

È una riflessione assai di poco conto, ma è sorprendente come ci si possa affezionare a persone che si pensava degne solo del proprio disprezzo.

mercoledì 14 novembre 2012

Futuro

Le aspettative inevitabilmente si scontrano con la realtà, mentre la speranza vive di vita propria, libera da qualsiasi impedimento.

martedì 13 novembre 2012

Diminutio

«That was in the dawn of days, when our sun was rising. Now it sinks, and this is our long dwindling»

domenica 21 ottobre 2012

A sort of homecoming

È già un mesetto, quasi esatto, che non scrivo più nulla su questa lavagna virtuale. Un mese in cui sono cominciate le lezioni dell'ultimo anno d'università, un mese in cui si comincia a intravedere la vita "al di là del mare", una volta percorsa la tolkieniana Strada Dritta che conduce al reame beato di Valinor, altrimenti detto del dopolaurea. Si intravede quello che sarà (o che potrà essere)  il futuro mondo con Mach Dottore Magistrale. Dottor Mach, quasi come Dottor House, ma neanche lontanamente come Doctor Who, anche perché il Who è Ph.D., Philosophiae Doctor, e cioè una roba corrispondente, pare, all'italico Dottore di Ricerca. E House invece è M.D., e cioè non Medical Division (ai traduttori italiani a volte bisognerebbe tagliare la testa) ma Medicinae Doctor, e cioè medico pienamente abilitato all'esercizio della professione... credo una specie di Specializzato, una roba simile agli Déi ed Eroi dell'Olimpo, almeno a sentire gli amici che studiano medicina.
Vabbè, rimane sempre un lasso di tempo non indifferente durante il quale ho privato il web dell'appesantimento di qualche manciata di byte, anche se ho disertato il sacro dovere non per mancanza di spunti, ma, anzi, per troppi e tali spunti da dover richiedere, necessariamente, un momento di riflessione. E poi, cavolo, l'autunno con il suo alternarsi di freddi a tradimento e di calori imprevisti è sempre un buon banco di prova.
Vabbè, si sclera un po' in dolcezza. È sabato, e per ora sono "ai domiciliari" per risparmiare soldini in vista della sessione autunnale di musica, che prevede ben quattro concerti (più uno annullato), e non sono pochi, se fatti entro dicembre. Il primo, che sarà sabato prossimo, è a Firenze. Ci saranno due gruppi almeno, e spero in un terzo. Ma soprattutto, più che della musica, mi importano gli amici, e non solo gli amici, ma tutta una comunità che bene o male riesce a riproporsi sempre, in spregio a tutto e a tutti. E, oltre a vedere degli amici per me carissimi suonare, ci sarà finalmente l'opportunità di vedersi in faccia con altre persone, dopo lungo chiaccherare su facebook e in altri lidi. E, ancora oltre queste persone, ci sarà forse l'opportunità di vedersi con un'altra persona, di sicuro per salutarsi, e a sentire amici comuni anche per chiarirsi, o ritrovarsi, o chissà che altro dopo... dopo ormai quasi tre mesi, non sono pochi.
The South will rise again!
C'entra nulla, ma mi è venuto da pensare ai The Eagles e ai Lynyrd Skynyrd, che nella mia testa sono la quintessenza del Sud EST degli USA. Il tutto mentre ascolto "A sort of homecoming" degli immarcescibili U2. Vabbè, a volte la mente e l'ora giocano strani scherzi. In ogni caso, a Firenze penso anche di salutare altri amici ancora, che è spiacevole non aver rivisto finora.
Dopo di che... forse puntata a Roma, ma non so con precisione se e quando questo avverrà, anche perché mi piacerebbe, sì, e ci saluterei un sacco di gente e andrei in un sacco di posti, ma è pur vero che il lunedì avrei delle lezioni da frequentare, e non poche. Vedremo un po', anche se spero di sì.
Dopo del 27, purtroppo non (ancora?) confortato dalla pacca sulla spalla stipendiale, ci sarebbero altri due concerti a novembre, Florence and the Machine (ad Assago, con una cara amica) e, teniamoci forte, i Muse a Bologna. Di gruppi così grossi e apprezzabili non ho mai visto un concerto prima d'ora, e le prove che sono visibili nei video di YouTube mi hanno francamente impressionato. Essere a Bologna a vederli dal vivo è una cosa in cui spero e che conto davvero di conseguire.
I FaTM sono anche loro un gran gruppo, ma sono il genere che secondo me rendono al meglio se ascoltati in una forma mediata, e non dal vivo. Gran gruppo anche quello, me li fece conoscere la phanchulla quanti? solo sei-sette mesi fa. Come scorre veloce il tempo.
In ultimo rimane Ratisbona, il 17 dicembre, l'ultimo concerto della carriera degli Scorpions. Lì mancare è proprio inaccettabile, complice anche il fatto che il biglietto costa meno di quanto immaginassi (55 euro, più viaggio e pernottamento). Inzomma, è un concerto a cui mi piacerebbe partecipare, anche solo per raccontare fiero "io quel concerto l'ho visto".
Ma i concerti sono solo una parte relativamente minore del tutto, e il tutto finora s'è dipanato senza troppi scossoni, come, è la metafora che in questo periodo trovo più congeniale, un fiume che finalmente sbocca nella pianura, e che (ri)diventa calmo e tranquillo, con grandi e lente anse, mentre scorre pigramente verso il mare.
In realtà uno dei punti più dolenti della mia (lunga) estate (caldissima) (chi indovina la citazione non se ne vanti, l'età avanza inesorabile :P) s'è risolto, in realtà senza troppe rivoluzioni rispetto alla condizione di partenza, e anzi forse con una mia maggiore serenità. Che dire... meglio così. Ci sarebbe da recriminare, e da rallegrarsi per il modo in cui la questione è stata affrontata, ma sono cose che ho già, privatamente, esaminato fino alla nausea. E ripeterle non aggiungerebbe nulla di nuovo, se non che sono ogni giorno che passa segretamente lieto di un'amicizia che credevo inesistente e che trovo invece confermata.
Ci sarebbe ancora da dire, anche se in realtà non molto, sui compagni di corso e sui corsi che attualmente seguo, ma... ma è ancora presto, proprio perché ormai la mia vita universitaria, dopo aver sperimentato il meriggio assolato di un quarto anno splendido, attende di capire se si incamminerà in un tramonto affogato nel sangue della nostalgia, o se sfocerà in una notte, di stellata serenità.

Che poeta, eh? L'avete votata la Basaglia? Affari vostri!

domenica 23 settembre 2012

Arremba sempre

Ancora quindici ore e comincio il quinto anno di università. Quindici, perché gli orari assegnano la lezione di inglese a mezzogiorno e trenta. E per il primo periodo del semestre, sarà l'unica lezione di lunedì e martedì, fatti salvi eventuali corsi a scelta.
Che dire... inizio il mio nono semestre all'università, il penultimo dei corsi di laurea e probabilmente della mia vita. In quest'anno che incomincia dovrò sostenere un esame a scelta, fare uno stage e redigere e discutere una tesi per laurearmi. In più dovrò sostenere i miei esami che rimangono. Insomma, tutte cose normali, e normalmente sostenibili.
Solo che... solo che sono stanco morto dell'università. Per motivi interpersonali, come i miei di gran lunga meno di 25 lettori ben sanno; e per motivi del tutto estranei a tali carabattole, perché 5 anni di impegno universitario di fatto costante stancano tutti quanti. Una volta i corsi di laurea duravano quattro anni, e in effetti alla fine del quarto anno, quando metti in saccoccia la tua dodicesima sessione di esami, sei stanco. Sei stanco perché ti sei laureato, e il passaggio si sente. Sei stanco perché ormai sei alla fine. Sei stanco perché sai che hai un anno di semicazzeggio davanti a te e poi inizierà la jungla infinita del lavoro.
Vabbè, in realtà non ho molto altro da dire, né di utile né di disutile.

giovedì 20 settembre 2012

Anno finito

Esami di settembre, finiti, primo anno di magistrale, finito. Sette esami. O quasi. Ieri ho sostenuto l'esame di Diritto dell'Unione Europea. Ed è andato (quasi) bene:
Prof.: Complimenti, 30.
Io: Niente lode?
Prof.: No, è stato
un po' esitante su due domande. Ma se vuole, le tengo buono il 30 e ci vediamo a febbraio
Io: Va bene, allora arrivederci.
Colpa,  siamo onesti, sia mia (la direttiva Bolkenstein e la Golden Share non le ho sapute come avrei dovuto), sia del mio compagno di sventura (sì, interroga in coppia) che, non sapendo molto, ha fatto sì che dovessi rispondere io a molte delle sue domande. Vabbè, amen.
L'importante è aver finito. E se proprio a febbraio non ne ho voglia... il 30 è ancora valido.
Adesso, per questi giorni che mancano (comincio il 24 prossimo venturo), il cazzeggio assoluto è un dovere morale.

venerdì 14 settembre 2012

14 settembre 1982 - 14 settembre 2012

«We are the Saints of this East and its Demons»
Bachir Gemayel

Allego un componimento in proposito


CROCE DI VTTORIA


Cammini di sera per la tua città
Ti accorgi allora di essere solo
di fronte a un muro fatto di odio.
Avanzi insicuro nel buio della notte,
Sai che con te non viene la speranza di vivere da uomo
E non da bandito,
Perché tu sai di essere stato tradito.
Tradito da quel mondo fatto di servi
Tradito da quel mondo fatto di vili,
Tradito da chi parla di libertà,
Tradito da chi vende la tranquillità.
È triste il pianto dei boschi e dei monti, accompagnato dall'acre odore delle bombe,
Piangi Libano lontano e distrutto, piangi i tuoi figli e la tua terra: Bachir è morto.
Ma l'odore l'odore della guerra è vinto dal profumo del cedro 
Risorgi, Libano glorioso, dopo aver assaggiato il duro legno della Croce
Risorgi, Anima cristiana, Bachir ancora combatte per la terra dei suoi cedri.
Crolla la tua casa nel Libano lontano
Perché è una grande colpa essere cristiano
Ammazza i tuoi figli la canaglia vile,
Ma tu non cederai, impugna il tuo fucile!
Prega la Madonna, entra in una chiesa
Chiedi che non venga il giorno della resa
Ora non sei solo, lotta con coraggio
Insieme a te c'è il fuoco che brucerà il col suo raggio
Poniti sul petto la Croce di vittoria
Marcia col fucile sulla strada della gloria!
Uccidere, ti han detto, è un orrido peccato
Ma uccidi per salvare il nome di Chi ti ha creato
E mentre l'occidente immobile rimane,
Il maronita muore solo come un cane.
Non chiede alcun aiuto a chi non glielo dà,
Ma lotta con il Signore, e la sua dignità

(Settimo Sigillo)

giovedì 13 settembre 2012

«FOLGORE!»

Lettera pubblicata sul Corriere della Sera del 28 luglio 2012:

Caro Direttore,
le scrivo per raccontarle un episodio in cui alcuni soldati del 186˚Reggimento Paracadutisti di Siena, hanno svolto in maniera straordinaria, per professionalità, efficienza e anche umanità, un’azione di soccorso per me e mia figlia Costanza di due anni. Il 4 luglio scorso, mentre ero in vacanza in provincia di Siena, ho il sospetto che mia figlia avesse ingerito del veleno per topi e, senza conoscere le strade, mi precipito in macchina verso l’ospedale di Siena. Mentre guidavo in emergenza con le doppie frecce ho avuto la fortuna di incontrare una camionetta di paracadutisti che tornava da un addestramento. Allertati dalle doppie frecce e dalle mie segnalazioni hanno subito accostato e con grande agitazione ho comunicato loro la mia situazione di emergenza e la necessita di raggiungere al più presto l’ospedale. Non conoscevo la strada e la cosa mi angosciava, temevo di perdere tempo prezioso. I militari si sono offerti di farmi strada, e uno di loro è salito in macchina per vigilare su mia figlia mentre guidavo. Il militare è riuscito a tranquillizzare mia figlia che aveva dolori addominali. Mentre guidavo mi rassicurava dicendo che andava tutto bene. La camionetta nel frattempo mi aiutava a districarmi per strade sconosciute e mi faceva da apripista. Arrivati al pronto soccorso, mi sono ritrovata in un’organizzazione perfetta: un militare mi ha preso le chiavi dell’auto per parcheggiarla e permettermi di correre in urgenza. Mia figlia è stata presa in braccio dal militare che era in auto con me e che è corso all’accettazione. Gli hanno aperto la porta subito e lui, che nel frattempo in auto si era appuntato tutte le informazioni da dare ai medici, ha iniziato a esporre in maniera rapida e dettagliata il caso di mia figlia: età, tempistica dei fatti, allergie, medicine… Tutto. Praticamente aveva preso in mano la situazione e, avendo capito il mio stato di stanchezza ed emozione, si è interfacciato al mio posto con l’ospedale, sollevandomi da questo pensiero. Mentre la persona alla reception svolgeva con me le pratiche burocratiche, il paracadutista, sempre con mia figlia in braccio è riuscito a trovare un medico. A tempo di record mia figlia è stata portata in una stanza per iniziare la profilassi. Il militare, rimasto al lato del letto, una volta assicuratosi che tutto si fosse ben avviato ci ha salutati ed è andato via. Nel frattempo un suo commilitone mi aveva riportato le chiavi dell’auto. E io non so i loro nomi, nell’agitazione del momento non li ho chiesti, so solo che, come ha detto il soldato che ha pure risposto al mio cellulare per rassicurare mia sorella che chiamava mentre guidavo, «sono un militare dell’esercito». Sono stata fiera di essere italiana. Vorrei poter esprimere a quei soldati la mia gratitudine per quello che hanno fatto e per l’orgoglio che ho provato.
Distinti saluti, Lisa Esclapon

P.S. Mia figlia Costanza, di 2 anni, sta bene.

mercoledì 29 agosto 2012

Staunen

«Il meraviglioso non suscita in noi nessuna sorpresa, perché il meraviglioso è ciò con cui abbiamo la più profonda confidenza. La felicità che la sua vista ci procura sta propriamente nel fatto di veder confermata la verità dei nostri sogni
Ernst Junger

domenica 19 agosto 2012

Four is more than Six

Come passa veloce il tempo! Ieri - o l'altro ieri? questi giorni d'estate si confondono - comunque al massimo pochi giorni fa una mia ex-compagna di classe, del liceo, mi ha invitato a chiedere il contatto fb (chiedere l'amicizia mi sembra un termine così grottesco) a un altro mio compagno di classe. Che buffo, stavo per scrivere compagno "di corso".
Tant'è. Mi sono presto adeguato all'invito e lui il contatto l'ha accettato, e adesso curiosando sulla sua bacheca ho notato che in realtà quasi tutti loro hanno mantenuto i rapporti e tra loro sono in amicizia, anche piuttosto stretta. Io no. Io ho tagliato i ponti credo un giorno dopo aver finito la scuola, e conto sulle dita delle mani le volte che vedo una di loro, Claudia, che frequenta assiduamente gente che frequenta il mio stesso bar preferito. E sono soddisfatto di aver girato pagina.
Oggi casualmente ho letto di una loro festa, a quanto pare andata bene, e mi sono soffermato a riflettere su quanto siano passati in fretta questi quattro anni, soprattutto se li confronto agli anni del liceo, quelli sì interminabili. Mi volto indietro e mi sembra di essermi appena alzato dal mio posto in Aula-Teatro, dove ascoltammo il discorso di benvenuto dei professori. E invece sono passati anni, quattro, mica pochi, e densissimi di avvenimenti, di persone, di scelte di vita, non sempre "facili" o "comode". Ho vissuto di più e più intensamente in questi quattro anni che nei precedenti anni di liceo, sebbene siano stati di più (sei, eh sì).
Va bene così.

giovedì 16 agosto 2012

Transumanesimo

«La questione fondamentale sollevata dalle biotecnologie è questa: cosa ne sarà dei diritti politici il giorno in cui, di fatto, saremo in grado di far nascere alcune persone con la sella sulla schiena e altre con stivali e speroni?»

Francis Fukuyama
«L'Uomo oltre l'Uomo»/«Our posthuman future»

Aggiungo un paio di righe di scoordinate riflessioni: Fukuyama in questa frase (ma in genere in tutto il libro, che purtroppo non ho avuto occasione di leggere in modo completo) riconosce che tutta la società "moderna" e anzi oserei dire post-medievale, da Hume in poi, è costituita dall'assunto che ogni uomo sia interscambiabile con ogni altro. Da questa indifferenza di valore si originano i varii diritti politici, sociali, anche ambientali.
Al di là della grottesca metafora della sella e degli speroni, quella che Fukuyama prefigura è null'altro che la realizzazione materiale, genetica dell'umana gerarchia spirituale che la weltanschaung moderna ha spazzato via con sdegno, e spesso oltre che con sdegno anche con i cannoni. Che cosa succederà a questo assunto dell'uguaglianza di base degli uomini se (quando) la tecnica, in questo caso genetica, arriverà al punto da creare esseri umani (?) per "natura" più forti, più veloci, più intelligenti e più scaltri di altri, magari capaci di sopportare carichi più pesanti ma meno capaci di mente? Che cosa succederà se (quando) l'Herrenvolk abbandonerà le teorie per scorrere nel sangue?
Come è palese, la frase e il libro di Fukuyama sono un monito contro l'avanzamento dell'eugenetica, soprattutto in campo umano. Ma, com'è altrettanto palese, forse non in questo secolo ma sicuramente nei prossimi tale monito rimarrà completamente inascoltato e disatteso. E allora cosa succederà alla visione del mondo che fondamentalmente esiste da cinquecento e più anni? Anticamente (in realtà a tutt'oggi, in numerose parti del mondo) le dottrine delle caste, siano esse tre, quattro o cinque, hanno il loro fianco debole nel fatto che, spogliati e lavati, un brahmana e un dalit sono relativamente indistinguibili all'occhio umano. Ma cosa succederà se l'asserita differenza interiore verrà a manifestarsi, tramite l'apporto iniziale di pochi genetisti, anche sul piano fisico?
Se (quando) emergeranno queste differenze, allora anche oggettivamente e "laicamente" misurabili, le reazioni saranno due: da un lato quella che tenderà a sanzionare questa gerarchia allora più che mai di sangue, riconoscendo la primazia, forse anche esagerata, a questo futuro Herrenvolk, che a seconda delle varie mitologie a disposizione si chiamerà nei modi più varii. Dall'altro lato, invece, ci sarà una tendenza egualitaria, tesa a negare queste differenze. E in effetti questa fase, se davvero esisteranno tali e tante differenze da costituire un Herrenvolk da abbattere, sarà solo transitoria e destinata a degenerare in una gerarchia forse nascosta ma molto più netta di qualsiasi oppressione possa esistere oggi.
Insomma, una volta sanzionata l'uguaglianza universale, questa nostra visione del mondo al suo inerno ha generato e genera oggi più che mai nella sua storia le potenzialità perché essa non solo sia abbattuta, ma sia abbattuta utilizzando i suoi stessi canoni.

lunedì 13 agosto 2012

Premio Shawqi (!)

Un ideale sottotitolo potrebbe essere: "Altro che Premio Pulitzer" per inserirmi con qualche stile nella catena che impazza in giro per il mondo del Uebb. Il post è sacrosanto, sia per ringraziare l'alta autorità assegnatrice, sia per segnalarla, questa high emitting authority: che è un blog fatto veramente bene, con post ragionati (e non è il caso più comune, nei blog dei comuni mortali) e una grafica complessivamente accattivante.
Ringrazio The Night Empress per avermi assegnato questo premio, è stato un vero piacere.
Le regole sono:
-Taggare il blog che mi ha assegnato il premio
-Dedicargli un’immagine
-Inserire una o più immagini che mi rappresentano.
E quindi, una volta taggato il blog, mi accingo ad osservare le ulteriori due disposizioni.

Per l'immagine da dedicare al blog taggatore... direi che è dovuta. Soprattutto è dovuta perché è la prima immagine che ho visto del vecchio blog del medesimo utente, che devo dire leggo sempre con piacere.
E perché è una delle immagini che più mi affascinano da sempre:


Mentre, cosa un po' più ardua è trovare un'immagine che mi rappresenti.
Ora, senza tema di diventare eccessivamente prolisso (è più una sicurezza che una possibilità), come fare? Un'immagine che ci rappresenti deve sottostare a due prerequisiti: il famoso "Cognosce te ipsum" e l'esistenza di un'immagine che corrisponda a tale essenza. Orbene, in assenza del famoso specchio di Atreju, quello che rispecchiava l'essenza profonda di chi ci guardava dentro (e infatti poteva condurre alla pazzia o alla codardia), il "Cognosce te ipsum" non è certo affare di qualche ora, né di qualche giorno, né di qualche anno o, se è per questo, di tutta la vita intera.
E quindi, come fare?
Risolvo in modo infingardo proponendo un'immagine che mi ha sempre affascinato, e che quindi penso che almeno in parte corrisponda a ciò che si assume per "immagine che mi rappresenta".
Ladies and gentlemen, please stand up and plause


Ebbene... ora, dopo aver taggato, dopo aver tributato i giusti onori al blog di origine... quali blog scelgo? Uno non posso proprio sceglierlo: credo che sia contrario allo spirito della catena ritaggare il blog di origine. E quindi c'è da scartabellare nella mia non chilometrica lista di blog che seguo costantemente: e, in realtà, i tre migliori si presentano in modo naturale e spontaneo:
- Il Gelsomino Notturno
- Setsura's blog
- • ραgєѕ fяσм вυииуℓαи∂_____elly's Blog •

sabato 11 agosto 2012

Back

Dal 5 al 10 agosto ho servito come volontario di Protezione Civile in quel di Cavezzo, nell'ambito del MoDAVI-ProCiv Lucca. L'esperienza è stata... straniante. Bella, sicuramente bella, oltre che ovviamente faticosa, altrimenti bella non sarebbe stata, ma anche esaltante, divertente, a tratti goliardica.
Il suono è inevitabilmente retorico, ma sono contento di aver conosciuto persone davvero di un livello in più, anche se l'occasione è triste, e sono contento di aver conosciuto meglio persone che già conoscevo e che ho ulteriormente apprezzato.
Descrivere in modo completo e ragionato questa breve ma intensa avventura richiede forse un momento di riflessione dopo qualche giorno, ma credo che sia importante fissare almeno un punto di partenza dal quale poi riprendere a descrivere.
E comunque... grazie, a tutti: dall'organizzatrice della squadra, Silvia, al n. 36, Andrea.

lunedì 30 luglio 2012

Coeurs

Come una candela ne accende un’altra, e così si trovano accese migliaia di candele, così un cuore accende un altro, e così si accendono migliaia di cuori.
Lev Nikolàevic Tolstòj

venerdì 27 luglio 2012

Luce e Leoni per Aleppo

Non fosse che in questo caso i ruoli sono invertiti, con i buoni che conquistano la città difesa dai cattivi, sarebbe da citare la scena del Signore degli Anelli. Quella in cui sugli spalti di Minas Titrih Pipino e il figlio della Guardia della Cittadella di cui ora mi sfugge il nome osservano attoniti l'esiguità delle forze del bene contrapposte alle nubi montanti da oriente, simbolo della battaglia che si sta per scatenare.
Solo che Aleppo per ora non è Minas Tirith, è Minas Morgul e chi si sta preparando a morire sono gli Orchi, non i discendenti di Numenor la Bella.
Ad ogni modo, non è saggio eccedere: e nel non eccedere bisogna ricordare che ogni soldato che muore per un ideale, per quanto riprovevole possa essere ai nostri occhi questo ideale, è degno del massimo rispetto. Come disse in modo perfetto Saint-Paulien:
«Non vi è truppa al mondo che si sia battuta con maggior coraggio di questo pugno di Francesi in lotta, nel cuore stesso dell Europa, per un chilometro quadrato di rovine.
Non vi è soldato che non debba, da soldato, rendere loro omaggio.
Non un solo uomo, che sappia difendere le sue idee con la propria pelle, dovrà mancare di salutarli...
»
E quindi? E quindi, semplicemente, nello sperare politicamente in una vittoria dell'Esercito Siriano e nella sconfitta di tali fondamentalisti, ci si dovrebbe ricordare che l'eroismo non ha particolari colori, né fianchi politici. Lo si è trovato a Waterloo, ad Alamo, sul Canale della Manica, a Stalingrado, perfino a Berlino. E, ora, forse anche ad Aleppo.
Perché anche gli Orchi hanno un cuore.

Rebels in Syria's Aleppo ready to fight... and die

By Bulent Kilic (AFP) – 7 hours ago

ALEPPO, Syria — Syrian troops are massing for a major assault on Aleppo, and hundreds of rebels hunkered down in the strategic northern city's Salaheddin quarter are steeling themselves to fight, and probably to die.
Syria's most populous city, which is also the country's commercial hub, has been rocked by fierce fighting between rebels and the troops of President Bashar al-Assad for a week now.
For five hours on Wednesday night, without let-up, government forces bombarded the southwestern quarter of Salaheddin, which is almost entirely under rebel control, an AFP correspondent witnessed.
More shelling is expected on Thursday night, as troop reinforcements pour into the area in preparation for an assault everyone knows is coming, and many of the fighters share with an AFP correspondent their certainty that they will die.
The odds are certainly not in their favour.
Armed with Kalashnikov assault rifles, machineguns, rocket-propelled grenades and some home-made bombs, they know they are no match for the military with its tanks, helicopter gunships and even jet fighters, which swoop ominously overhead.
But they shrug it off and insist they are not afraid, while hoping for reinforcements of their own, who can either make it into the city to help with the defences or at least slow the army's advance.
In the meantime, they occupy themselves with guerrilla-style attacks on police stations and offices of the "mukhabarat," or intelligence services, and with marking, as best they can, the Muslim fasting month of Ramadan.
On Wednesday, after the day's fast ended at sundown, they shared food with two young men, their eyes blindfolded and hands tied behind their backs.
A few hours later, the two men, accused of belonging to pro-government "shabiha" militia, were summarily dispatched in the street, each with a bullet to the head.
Residents of Salaheddin, particularly the women and children, have been fleeing the fighting. The rebels, organised into small groups each led by someone who acts as both military and religious chief, prepare themselves as helicopters swoop overhead, firing into the neighbourhood. Sandbags are filled to erect barricades, and a bus is moved into position to block the street. As they prepare for the battle they know is coming, the rebel fighters train and they chant slogans to give themselves courage.

mercoledì 25 luglio 2012

La morte di Odino

Alla corte del Re Olaf Tryggvason - che si era appena convertito al cristianesimo - giunse una notte un vecchio, avvolto in un nero mantello, col viso coperto da un cappello.Disse che sapeva suonare l'arpa e narrare storie. Suonò sull'arpa antiche arie, parlò di Gudrun e Gunnar, e infine raccontò la nascita di Odino.Disse che vennero le tre Parche, che due di esse gli promisero grandi felicità e che la terza disse, collerica: "il bambino non vivrà più della candela che gli arde accanto".
Allora i genitori spensero la candela perché Odino non morisse.
Il Re Olaf Tryggvason non credette alla storia; il forestiero allora tirò fuori dalla nera veste una vecchia candela spenta e l'accese.
Mentre la guardavano bruciare, l'uomo disse che era tardi e doveva andarsene.
Quando la candela si fu consumata, lo cercarono.
A pochi passi dalla casa del Re, Odino era morto.

lunedì 23 luglio 2012

Panta rhei os potamòs

Da quanto tempo non toccavo il settore delle preimmatricolazioni? Da quattro anni quasi esatti, uno se contiamo la mia preimmatricolazione alla laurea magistrale. Che però è diversa, è un prosieguo del viaggio a velocità folle, non un nuovo inizio. Ci si sente vecchi in queste pratiche... ieri ho aiutato mio fratello nella preimmatricolazione online e mi è venuto quasi un magone a pensare che ormai è quasi giunto il momento di passare il testimone.
E quattro anni sono passati d'un colpo e mi sembra quasi sbagliato che siano passati sul serio. Ora mi rimane un solo anno e poi avrò definitivamente concluso la mia avventura tra i banchi di scuola. E pensare a quante aspettative avevo, e a come si siano quasi tutte realizzate... fa venire le vertigini. Non che rimpianga di essere stato felice, eh. Solo che accentua la sensazione di furibondo caracollare del tempo. È una ben strana sensazione.
Sì, sono proprio vecchio.

venerdì 20 luglio 2012

Folgorati sulla via di Damasco

Ok, il titolo è abbastanza scontato, ma... ora i ribelli siriani (Esercito Siriano Libero, Free Syrian Army) stanno dando l'assalto a Damasco, verosimilmente appoggiati dalle forze speciali di grandi potenze occidentali (soprattutto USA e Francia). E il Regno Unito.
Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione-ciliegina sulla torta (la Russia perché ha una base navale in loco, mi pare ad Aleppo, mentre la Cina... per ragioni sue).
Posso dirlo?
A me Bashār Ḥāfiẓ al-Asad non è mai stato troppo simpatico. Più che regime sociale e nazionale è stato un regime personale, soprattutto dopo il 1991. Ma sociale lo era sul serio, e soprattutto era un regime che imponeva a muso duro la laicità (alla vicino-orientale) e garantiva una convivenza pacifica tra musulmani, cristiani e altro e tra gli appartenenti alle varie confessioni all'interno delle grandi fedi.
E onestamente mi è piaciuta la sua presa di posizione riguardo all'indipendenza nazionale e la sua disponibilità (per ora solo a parole, per forza di cose) a farsi da parte.
E, a pelle, mi stanno sull'anima i ribelli, che i media del cosiddetto occidente assurgono a unica fonte del bene tra Aleppo e Damasco, al punto da far dire a questi "giornali" che la MINORANZA sunnita è minacciata e perseguitata dalle cattive milizie sciite, in una nazione dove gli unici sciiti sono sulla costa, tra Libano e Siria. Li giudico come un'utile quinta colonna delle potenze c.d. occidentali, che hanno bisogno di uno Stato amico che riesca a influire sulla situazione irachena e che possa costituire una ulteriore base d'appoggio nella cinturazione dell'Iran.
Ora, onestamente, per quanto io stia complessivamente bene in questo regime politico di tipo liberaldemocratico, non faccio della democrazia (e del capitalismo che la accompagna e la presuppone) una religione. Per me sono altre le cose da imporre, e cioè una certa tolleranza, una certa bontà di fondo. Cose difficili da trovare in guerra, ovviamente, ma niente affatto impossibili da trovare anche in un regime autoritario.
Inoltre trovo errato elevare la stessa liberaldemocrazia a categoria universale e acriticamente valida per ogni popolo in ogni circostanza. Essa è un prodotto della civiltà euro-occidentale per come essa si è costituita a partire dal XVII secolo in poi: più che praticamente impossibile, imporla (rectius, esportarla) ad altri popoli è ingiusto e sintomo di un malcelato razzismo culturale. E inutile, come si è visto dalla degenerazione giapponese o dalle farse coreane meridionali.
Ammesso e non concesso che la democrazia sia adatta a tutti i popoli e a tutte le civiltà, ogni regime impiantato e non conseguito in modo autonomo è destinato a franare sotto i colpi della stessa evoluzione della società.
Non scommetto nemmeno un soldo bucato sulla  tenuta della Siria dopo l'ormai probabile caduta di Bashār Ḥāfiẓ al-Asad e della sua dittatura del Ba'th. Sarà una coalizione tra forze che si odiano (liberal e integralisti) e che non hanno uno stracio di legittimità popolare. Legittimità popolare di cui, come dimostrano le manifestazioni che neanche i giornali più schierati per l'intervento giudicano artefatte, invece il regime autoritario socialnazionale gode ancora.

Ore 12:16
Corriere.it

mercoledì 18 luglio 2012

Occasioni

Che nervi.
Potevo essere a Firenze con gli amici (Luca, Leo, Beppe, Chiara) a fare l'idiota e invece sono qui a cincischiare e non fare nulla di concreto. E a deprimermi.
Che scatole.

martedì 17 luglio 2012

Uomini e no

Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
e mettendo in conto anche il loro dubitare;
se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa,
se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio,
senza apparir però troppo buono o troppo saggio;

se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso
trattando quei due impostori allo stesso modo
se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa
distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;

se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
a perdere e a ricominciar tutto daccapo,
senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
e a tener duro quando niente più resta in te
tranne la volontà che ingiunge: "tieni duro! ";

se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario;
se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti,
se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile
e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
e - quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!

Joseph Rudyard Kipling

giovedì 12 luglio 2012

Nyár

«Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno.
L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla
».
Ennio Flaiano

mercoledì 11 luglio 2012

La sentinella

Il testo, credo, non ha bisogno di presentazioni.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...

Fredrick Brown

martedì 10 luglio 2012

11 luglio 2008 - 10 luglio 2012

Sono fratello di un Perito Commerciale - Ragioniere. No, in realtà questa è la vecchia definizione, quando era sufficiente l'apposita scuola media superiore. Vabbè. Mio fratello, che come me ha amato la scuola superiore tanto da farsi un anno in più, ha preso visione stamattina dei quadri dei risultati dell'esame della Maturità di Stato ed è venuto fuori che erano talmente stanchi di lui da dargli quel benedetto diploma.
E così in famiglia siamo tutti diplomati. Date le nostre attitudini alla sQuola non era affatto scontato, anzi.
La prima data si riferisce alla data del mio conseguimento del diploma (di im-maturità scientifica), come si poteva agevolmente intuire: mi è sembrato d'uopo fare un parallelo tra le due situazioni perché abbiamo avuto scorni e difficoltà piuttosto simili, coronati però da un voto finale altrettanto simile e tutto sommato soddisfacente. Speriamo che, e purtroppo in questa speranza la sincerità si sposa con la vanteria, abbia voglia di fare bene più o meno come me.
Sono piuttosto soddisfatto per mio fratello, che aveva vissuto in modo abbastanza ansioso quest'ultimo colpo di reni.
E ora? E ora, a parte le meritate e ovvie vacanze, non so bene che cosa farà, anche perché tutto sommato non sono affari miei: penso però che sia orientato a fare Giurisprudenza, ma chissà mai cosa succede nel giro di tre mesi. Potrebbe decidere di diventare addirittura Dottore Commercialista. Che culo. Io stesso ero sicuro che avrei passato i prossimi cinque anni al Bo' (sede della facoltà di Giurisprudenza a Padova), mentre in realtà sono finito un centinaio di metri più a sudovest, a Ca' Dottori (sede di Scienze Politiche).
Così, mi sembra che un attimo di "compiacimento vicario" sia legittimo, soprattutto al termine di un ciclo che, siccome siamo una famiglia per fortuna abbastanza compatta, ha interessato e tenuto sulle spine tutta House Mach.
Eeeeggioia!

sabato 7 luglio 2012

Echi dal passato

«Ora più nessuno sale in alto con gli sci e quasi tutti si rompono le gambe ma forse in fondo è più facile rompersi le gambe che rompersi il cuore anche se dicono che oggi tutto si rompe e che a volte, dopo, molti sono più forti proprio nei punti dove si sono rotti. Adesso di questo non so più niente ma è così che era a Parigi nei primi anni quando eravamo molto poveri e molto felici».
Ernest Hemingway

mercoledì 4 luglio 2012

L'essenziale e gli strati di carta

«Lunghi periodi di pace favoriscono la convinzione che l'inviolabilità del domicilio si fondi sulla Costituzione, che di essa si farebbe garante. In realtà l'inviolabilità del domicilio si fonda sul capofamiglia che, attorniato dai suoi figli, si presenta sulla porta di casa brandendo la scure».
Ernst Jünger

venerdì 29 giugno 2012

Qualche buona notizia qui e lì

Vi presento un articolo comparso quest'oggi sul Corriere della Sera.
Sarà melenso, sarà stupido, ma... ma se fa notizia è perché la carità (che brutta parola) l'aiuto autonomo e non dipendente dallo Stato ormai è più rara di un usuraio onesto.
A voi.

L’ANGELO INVISIBILE DI MILANO CHE AIUTA CHI È RIMASTO INDIETRO
Salda i debiti e paga gli affitti. «Il mio nome? Non conta»

di Giangiacomo Schiavi
L’uomo che fa vivere la speranza ha appena trovato casa a un disoccupato domiciliato da due anni in una vecchia auto. Si è presentato nel quartiere Stadera e ha bussato a una portiera chiusa. Gaspare Tumminello dormiva lì, con la barba sfatta, i denti persi e una storia da disperato involontario: fino a 46 anni gestiva un bar, faceva su e su, insomma se la cavava. Poi i debiti, i prestiti, la malattia. Ha perso tutto. A 54 anni senza sussidio e con un tumore si fatica a mangiare e non si riesce a pagare l’affitto: si sprofonda sempre di più. «Milano è dura e spietata, ma non si può vivere così», ha esordito l’uomo arrivato con l’intenzione di dargli una mano. In una settimana la vecchia auto è finita in un box; Tumminello oggi dorme in un letto: affitto pagato, spese comprese. Il mestiere dei poveri è quello di doversi arrangiare, ma se qualcuno li aiuta il futuro fa meno paura: si può ritrovare una strada e la dignità. Tumminello quasi incredulo ha ringraziato; l’uomo gli ha messo in tasca un assegno: «Se deve mangiare qui c’è il necessario. Faccia le sue cure e speriamo bene. Una raccomandazione: non si arrenda». Come hanno fatto gli altri milanesi in difficoltà sovvenzionati, aiutati, indirizzati dall’invisibile signore che si materializza all’improvviso e poi sparisce come Nembo Kid.
È stato così per Noemi, una pensionata finita nel girone dei poveri, indebitata con la banca per tenere nel decoro uno scalcinato alloggio popolare in viale Molise. Voleva un frigorifero, ma non era in grado di pagarlo: così ha raccontato al Corriere il suo problema, la vergogna di chi deve lottare ogni giorno per non finire nel tunnel del degrado: «Sono a un passo dal chiedere l’elemosina». L’uomo della provvidenza si è presentato a casa sua: «Andiamo in banca a mettere in salvo il conto», le ha detto. Ecco il frigorifero. E gli occhiali nuovi, se servono. Tenga un po’ di contanti per le spese dei prossimi mesi. Mi faccia sapere come va...
C’è una carità spontanea, quotidiana, che attraversa Milano. Non cerca pubblicità e non vuole il suo nome sui giornali. È la carità che non conosce altra regola se non quella di regalare un frammento di umanità e di speranza a chi si è messo (o è stato messo) ai margini della società. Bisogna far sapere che esiste. Ci dice che non tutto è peggio, che non ci sono solo cattive notizie, pugni in faccia per i cittadini. Salvatore Jacono l’ha sperimentato coi suoi figli. Si lamentava di essersi indebitato per farli studiare. E di essere costretto a lavorare di giorno e di notte per evitare l’incubo degli usurai.
Niente cinema, niente pizzeria, niente vacanze per qualche anno. Non è bastato. Prosciugato lo stipendio da ferroviere e quello di portiere d’albergo ha dovuto stendere la mano e chiedere l’elemosina. Il suo angelo, lo stesso di Gaspare, lo stesso di Noemi, è arrivato quando non se l’aspettava più. «Ci penso io a far studiare i figli», gli ha detto. «Adagio adagio chiuderemo anche i debiti. Mi tenga informato, con le pagelle del ragazzo e il libretto dell’università...».
Se la vita significa cercare momenti felici è bello sapere che c’è qualcuno che ci aiuta a trovarli. L’uomo della solidarietà che appare e scompare dice che viviamo chiusi in troppi egoismi. «Ho lavorato nel mondo delle grandi banche e posso garantire che ci sono centinaia di manager con entrate milionarie che potrebbero fare quel che ho fatto io: ma forse voltano la pagina di cronaca, preferiscono quella degli spettacoli...».
Anche il piccolo Mohamed fra qualche anno ringrazierà questo anonimo signore. Per sopravvivere a una rara malattia genetica che aveva distrutto le sue difese immunitarie i suoi genitori hanno lasciato la Tunisia. I medici del Policlinico di Pavia erano pronti al trapianto: gli unici in Europa.
Ma serviva un donatore di midollo osseo compatibile. Per tre anni sono stati lanciati appelli alle tv italiane e arabe. Niente. Il padre di Mohamed, docente universitario in Tunisia, per pagarsi le spese si è adattato a fare la raccolta differenziata in ospedale. La nascita di un fratellino ha permesso il trapianto. Ora il bambino è fuori pericolo, ma la famiglia è al collasso: serve aiuto. Tradotto: solidarietà economica. Ed è arrivato lui. Ha trovato una casa decorosa, ha dato un aiuto al padre, ha pagato una vacanza a Mohamed: la prima della sua vita. Pagherà anche il viaggio di rientro della famiglia in Tunisia, alle fine dei controlli medici.
C’è nel Paese una solidarietà che a volte non appare. La povertà soffre in silenzio: chissà quanti altri casi sono stati risolti così.
Con la generosità discreta di un anonimo cittadino. Messe in fila le storie positive di Milano però sono tante. Diventano notizie. Good news. Anna e Virginia, per esempio. Madre e figlia impoverite dalle malattie e dall’impossibilità di mantenere un posto di lavoro per potersi curare. Si è presentato lui, stupito: come mai nessuno si è offerto di aiutare due donne senza stipendio e senza pensione? Così ha staccato un assegno, per superare l’emergenza e affrontare la vita con un sorriso. «L’anomalia non sono io», ha detto. «È chi volta le spalle a chi è stato sconfitto dalla vita».
Così ha dato una mano anche ad Aldo, pensionato che accudisce i bambini di una coppia senza casa. Abita al quartiere Calvairate e corre tutto il giorno in auto per portare i bimbi a scuola nel centro di Milano. I genitori rientrano la sera, poi vanno a dormire separati in attesa di un alloggio popolare che da dieci anni non arriva mai: i richiedenti a Milano sono 22 mila. Per Aldo il problema era l’Ecopass: la sua vecchia auto doveva pagare il pedaggio. Troppo per chi con 450 euro al mese vive accontentandosi di poco. L’uomo della speranza gli ha regalato un’auto, bollo e assicurazione pagati.
Perché tutto questo? «L’ho spiegato ai miei figli. Chi ha deve aiutare chi non ha. Il valore dei nostri gesti è direttamente proporzionale a quello di cui ci priviamo per aiutare gli altri. Credo abbia più peso il gesto di un pensionato che rinuncia a venti euro che non quelli come me, che non devono rinunciare a nulla. Nemmeno al superfluo».
C’è un’umanità di cui dobbiamo sentirci responsabili, dice il cardinal Martini.
Può essere utile parlare della solidarietà che risolve certi casi disperati accontentandosi della gratitudine, quella che Emily Dickinson chiamava «la timida ricchezza di coloro che non posseggono nulla».
gschiavi@rcs.it

sabato 9 giugno 2012

8 maggio 2012 - 8 giugno 2012

Che bel mese di merda che mi sono costruito, ma quanti insulti che mi sono meritato. Eccomi seduto con le mani nei capelli, che mi chiedo "Come mai? Come mai?" Anche quello che sembrava andare tanto bene è andato a ramengo. Non è questa la vita che mi ero immaginato.
A metà tra la citazione (SFS - "Come mai") e il flusso di coscienza, forse è il caso di fare uno stop e provare a guardarsi indietro.
Sostanzialmente, è stato un mese pesantissimo, e pesantissimo non per l'università (anzi), non per gli amici (anzi), non per tutto il "resto" (anzi), ma per le evoluzioni sentimentali.
Riassumendo brevemente, da qualche mese mi piace un sacco una mia compagna di corso, che conosco fin dalla laurea triennale. Anzi, è stata la prima persona che ho conosciuto all'università, presentatami da un mio amico (ed ex-compagno di corso) che conoscevo già da prima. Fin da subito mi è riuscita simpatica, e comunque è molto, molto bella. Capelli scuri, lunghi, lisci, pelle chiara e morbida, viso assolutamente perfetto, labbra armoniose, occhi scuri, figura snella, aggraziata e proporzionata, voce calda e dolce, e soprattutto è simpaticissima, dolce, gentile, di un'acutezza mentale straordinaria, che non fa pesare in alcun modo.
Appena la vedo muoio dentro, ma vabbè. "Carry on".
Comunque, sta di fatto che con questa ragazza, pur essendo in corso con me e pur parlandoci occasionalmente, ho stretto i rapporti solo nel terzo anno del corso triennale, e anzi solo nel secondo semestre del terzo anno: ci mancavano gli stessi esami, o quasi, e le lezioni da frequentare erano le medesime, oltre a quelle degli esami rimanenti. Fatto sta che ci siamo "conosciuti" meglio, anche se all'epoca, per quanto mi piacesse e mi stesse simpatica, la consideravo tutt'al più un'amica, simpatica, ma "off limits", sia perché era fidanzata, sia perché nemmeno io ero single, e comunque non ci pensavo per mille altri motivi e mi limitavo a godermi la sua compagnia.
E in più parlava di andare a Gorizia per la laurea magistrale, quindi non mi ero nemmeno posto nell'ordine delle idee dei miei soliti e dannosi viaggi mentali.
Comunque, cosa fu, cosa non fu, venne il tempo delle mele. No, scusate, questa è un'altra storia. Dicevamo, finì il secondo semestre e cominciarono le sessioni estive di esami e di lauree. Confesso che fu un po' difficile disabituarsi alla sua presenza, e che a volte mi capitava di sembrare di scorgerla al posto di un'altra mia compagna di corso, che a differenza sua stava nel mio stesso "giro", e che le somiglia di sfuggita.
Tant'è, le prime lauree a luglio arrivarono e passarono, e segnarono un'impercettibile cesura, che pian piano si sarebbe allargata e approfondita. Ma del passaggio triennale/magistrale ho parlato fino alla nausea sul mio vecchio blog di Splinder, e comunque è roba passata. Fatto sta che dopo luglio si arrivò a settembre, e con settembre arrivarono gli ultimi due esami del corso triennale.
L'ultimo esame, in particolare, lo studiammo "assieme", tramite sms, confrontandoci su cos'era meglio studiare, del libro di testo, corposo, in verità. Poi, una notte di settembre mi svegliai, il Tesauro sulla pelle, sul mio corpo il chiarore della... della lampada dello studio sulla pelle, niente Vagabondi ma solo Esaminandi.
Il 22 settembre ci toccò l'esame, e fummo interrogati assieme. Tanta roba, andati piuttosto bene entrambi, prendiamo e salutiamo. Riaccompagnandola in stazione, anzi, no, all'ufficio ESU, mi dice che in realtà rimane a Padova, non va più né a Gorizia né a Bologna. Accidenti, stretta allo stomaco totale, e "eggioia" da parte mia, sebbene ancora non avessi realizzato la stupidità di ciò che stavo facendo. E, doppia sorpresa, del corso di laurea scelto (il medesimo mio, ma questo me l'aspettavo), aveva scelto pure il mio stesso curriculum.
Tanto è, tanto non è, quattro giorni dopo, il 26 settembre, cominciarono le lezioni della laurea magistrale. Per uno scherzo della sorte cominciammo con il corso progredito dell'esame che avevamo sostenuto appena prima, ma questo è relativo.
Durante il primo semestre legammo un po' di più, anche perché nel curriculum eravamo sostanzialmente "isolati", nel senso che nessuno dei due si era laureato (ci siamo laureati entrambi a febbraio) e comunque eravamo gli unici provenienti dal nostro anno di corso. Comunque, amicizia relativamente rinsaldata, e relativamente approfondita durante i corsi del primo semestre.
Poi, la Nakba.
A metà autunno, mi sembra a novembre, ma i ricordi confesso che su questo particolare sono terribilmente confusi, lei fu mollata dal suo moroso, cosa che la ridusse in uno stato deplorevole, tanto che mi si stringeva il cuore a guardarla. Era così "malmessa"... Anche perché, come venni a sapere poi, l'aveva piantata in malo modo (ammesso che ci sia un "bel" modo per lasciare qualcuno) e con motivazioni che avevano del delirante. E lì mi accorsi che forse era qualcosa di più di "semplice" amicizia quel che provavo per lei. Per citarla...
E così dicembre passò, e venne gennaio. Gennaio vide mie novità personali né punto né poco piacevoli, e vide il terminare del periodo intermedio, con l'approssimarsi a grandi passi della laurea. Gennaio passò in un battibaleno, e febbraio ci vide sostenere gli esami alla carbonara, come già ho scritto su questo blog all'epoca. La cosa che mi piacque di più fu quando lei sostenne l'esame di Diritto Pubblico Comparato, la sera del 14; io assistevo (io l'ho fatto un mese prima) per un altro nostro compagno di corso, ma quando lei finì mi fece cenno di uscire, come se fosse scontato che ero lì per lei. Cosa in realtà almeno in parte vera, visto che ci eravamo beccati in facoltà già la mattina, lei per ripassare nell'imminenza dell'esame, io per cominciare a studiare per l'esame del 17 (economia). Dopo un the con altre due compagne di corso, ci incamminammo noi due per la stazione ferroviaria, e lì fu la prima volta che osai sperare di piacerle, che osai sperare di non esserle solo indifferente.
Tant'è, l'altro esame lo sostenemmo il 17, e poi il 22 ci laureammo entrambi, entrambi alla medesima ora. Ci trovammo poco prima per farci gli auguri, e mai come allora ebbi la tentazione di prenderla in braccio e darle un bacio. Invece, a causa della tensione del momento e soprattutto a causa di questa lancinante insicurezza, mi limitai a stringerle la mano e darle un bacio sulla guancia. Finì 108 a 107 per lei, un'ora e mezza dopo.
Devo dire di essere stato contento di non aver potuto assistere alla sua festa di laurea, e che lei non abbia potuto assistere alla mia.
Non ci sentimmo più per quella decina di giorni, fino all'inizio del secondo semestre, finalmente entrambi laureati e regolarmente iscritti. E quando ci rivedemmo sembrò (o era solo una mia illusione?) che fossimo un po' più vicini, che ci piacessimo reciprocamente. Liquidare così due mesi vissuti al meglio è deprimente, ma da questo punto di vista furono splendidi ia marzo che aprile. Lei la percepivo sempre più vicina, e cercavo anche io di farmi più vicino, sempre tormentato però da quell'incertezza che afferra la gola e fa passare le notti in bianco.
In più, vabbè, lei aveva (e temo abbia tutt'ora) problemi di salute in famiglia, e spesso ne ha anche lei, tra febbriciattole e malesseri vari.
Il mese di aprile passò alla grande, e venne maggio. Il 3 maggio avevamo una conferenza con un professore di diritto, spagnuolo. Ci trovammo una mezzoretta prima della lezione-conferenza, e lei era a dir poco splendida. Jeans aderenti che mettevano in risalto le sue gambe, camicetta leggera, mocassini aperti che enfatizzavano i suoi bei piedi e le sue caviglie sottili e un raro (su di lei) velo di trucco che aumentava la bellezza del viso. Anche i capelli quel giorno erano più brillanti del solito. Insomma, quando vuole mettersi in lustro è ben capace di farlo, e con risultati eccezionali. Leggemmo brevemente insieme un libro (di ASOIAF) e accostando la testa alla sua rimasi letteralmente inebriato dal suo profumo, e dal profumo dei suoi capelli. Fu difficile, sì, e fu ancora più difficile quando, durante la lezione-conferenza di rara inutilità, lei si avvicinava a me, e lasciava che mi accostassi a lei. Fu "provvidenziale" la borsa a tracolla, ma sinceramente ancora oggi bestemmio il nome di chi di certo senza invito ci accompagnò in stazione. O forse lo debbo ringraziare, perché probabilmente le sarei saltato addosso e basta. Chissà.
L'indomani, il 4 maggio, lei aveva un esame che io avevo sostenuto la settimana prima, e mi incontrai per discutere con i diGErenti del partito da cui ero stato espulso.
E qui forse è necessaria una lieve spiegazione: dal 2008 fino ad aprile di quest'anno, militavo nell'organizzazione giovanile di un partito (una mentina succhiata a chi l'indovina) da cui mi stavo allontanando a grandi passi per la condizione disastrosa non tanto del giovanile quanto del partito. Ebbene, alla fine del mese, nell'approssimarsi delle elezioni universitarie, mi sfuggì detto in presenza dell'aristocrazia regionale, che mi piaceva, e molto, una ragazza del partito tradizionalmente contrapposto al "mio", più altre cose che assai poco piacquero. Fui espulso, dovendo peraltro ringraziarli di aver provveduto al poso mio.
Bene, ritornando al 4 maggio, l'appuntamento con gli "ex-miei" era per le 10:30 di mattina; subito dopo aver chiarito le ultime cose mi sarei fiondato a farle compagnia, non fosse altro per starle accanto. Bene, a mezzogiorno ci incontrammo, e appena finito di parlare lei passò davanti, e ci salutammo.
Tant'è, venne l'8 maggio, primo round delle universitarie, dalle quali io mi ero tenuto fuori. Finisce la lezione, la accompagno, assieme ad un attempato compagno di corso che prende la corriera, in stazione ferroviaria. Il discorso va per il suo conto e ci si sofferma sulle ragazze scandinave. Io affermo chiaro e tondo che non corrispondono al mio modello fisico, e lei ride e ribadisce che il mio modello fisico è la ragazza alta, bionda, occhi azzurri e molto formosa. In una parola, l'esatto contrario suo.
Io rimango stordito per tutto il giorno, e da allora non riesco più a raccapezzarmi. Cerco di avvicinarmi "di nuovo", ma sembra tirarsi indietro.
Questo mese di maggio quindi è stato particolarmente deprimente, particolarmente faticoso. In più, a fine mese, ci sono state le ben note scosse di terremoto. Ora, lei vive più a sud di me, abbastanza più vicino alla zona sismica. Il 20 maggio io non mi accorsi assolutamente di nulla, ma quando lo seppi fui tentato di telefonarle per sincerarmi che stesse bene. Ma è cosa da farsi? Ma è cosa da farsi nei confronti di una persona che fa di tutto per confermarti nell'incertezza? Mi avrebbe poi risposto? Mi tormentai nella sensazione di inutilità, e venni confermato quando nei due giorni successivi di lezione praticamente non mi rivolse la parola. La settimana seguente di lunedì mattina ci vedemmo fuori dalla lezione per un lavoro di gruppo che dovevamo presentare quello stesso pomeriggio. Lei era fantastica come sempre, e particolarmente bella quel giorno. Non le rivolsi quasi la parola, e le risposi a monosillabi, e mi sentii morire quando di sfuggita la vidi asciugarsi gli occhi. Tutt'ora spero che fosse un gesto di stanchezza, anche perché è facile e deleterio illudersi. Il martedì seguente fu ancora peggio, visto che ci parlavamo per interposta persona, mentre mercoledì ricominciammo a parlarci.
E quindi? Le piaccio? Le piacevo ma si è pentita? Mi sono illuso io? Mi ha preso in giro fino ad ora?

venerdì 8 giugno 2012

Our identity is our strength

Una citazione familiare a tutti (o quasi) i lettori di fantasy. Unico dubbio: attribuirla all'autore o al personaggio?
Attribuendola all'autore salvaguarderei dalla rivelazione chi stesse leggendo la serie fantasy di cui si tratta, ma l'autore se è per questo ha scritto pure vere e proprie infamie. Attribuendola al personaggio la renderei più puntuale, ma potrei fare brutali spoiler, e sono già stato minacciato di morte (D:) in questo senso. In ogni caso si tratta di una gran bella frase.
«Mai, mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un'armatura, e non potrà mai essere usata contro di te.»

giovedì 7 giugno 2012

In hora mortis nostræ

Questa volta non è nulla di mio, ma è un intervento in un forum che mi ha colpito a brutto grugno. Mi limito a consigliare di leggere soprattutto il secondo paragrafo. Io… io non so cosa pensare in realtà. Posso solo dire che è davvero commovente.
da un pò di tempo presto servizio alla Polfer.
Gli investimenti mortali purtroppo non sono una rarità soprattutto durante i periodi di festa (natale,pasqua ecc.) dove gli stati depressivi e la solitudine inducono le persone in tali condizioni a fare il gesto estremo.
la maggior parte delle volte capita che il corpo esploda letteralmente, infatti si fa fatica a rimettere assieme i pezzi (mi è capitato anche di rinvenire la testa a centinaia di metri dal luogo dell’impatto).
questa è solo una parte. perchè poi ci sono le overdose che in stazione (luogo purtroppo spesso frequentato da gente disperata che non stò certo qui a giudicare) sono una costante e spesso solo grazie alla tempestività dell’intervento nostro e soprattutto del personale del 118, non degenerano in episodi mortali.
chiamamolo cinismo, chiamamola difesa della propria mente che sviluppiamo a forza di confrontarci con tali eventi, ma almeno per me (dipenderà dal fatto che sono giovane) tutta la corazza che riesci a costruirti durante i rilievi, si disintegra del tutto quando arriva un parente della vittima sul posto o quando peggio ancora devi andare a casa a comunicarlo e magari la madre ti apre la porta con il sorriso chiedendoti:” mio figlio ha preso un’altra multa? ” e invece la notizia da comunicare è ben più grave.
l’operatore delle forze dell’ordine in tali casi è chiamato ad essere poliziotto,psicologo,soccorritore (perchè spesso il parente è colto da mancamenti o malori vari) e chi più ne ha, più ne metta.

termino il mio intervento con l’episodio che più mi ha segnato.
ero ai miei primi anni in polizia (ero ausiliario) e prestavo servizio in un commissariato di napoli. durante il servizio spesso si entrava in contatto con persone legate alla criminalità organizzata ed in particolare ricordo uno di questi. costui era il referente di un importante clan camorristico della zona e aveva un curriculum di tutto rispetto (associazione mafiosa,omicidio,estorsione ecc.) tra cui la sorveglianza speciale di p.s.
bene quando per un motivo o per l’altro incontravamo questa persona (si faceva vivo ogni volta che arrestavamo “uno dei suoi ragazzi”, oppure scatenava le ire della folla contro le forze dell’ordine che magari stavano solo sequestrando dei ciclomotori guidati senza casco o con la targa occultata ecc.), costui mi appariva come una persona senza anima, senza scrupoli e soprattutto senza paura.
bene una sera veniamo inviati per il solito intervento” volanti convergete in via x per una persona attinta da colpi d’arma da fuoco”.
giungemmo per primi sul posto insieme ad una pattuglia dei falchi e la scena che vidi mi ha segnato per tutta la vita. questo tizio (il camorrista sanguinario e potente di cui sopra) rantolava in un mare di sangue e boccheggiava proferendo sempre le stesse frasi:” aiutatemi appuntà! vi voglio bene! stò murenn! aiuto aiuto aiuto!” e mi tese la mano chiedendogli di tenergliela perchè non voleva morire da solo. ecco che la mano di quello che in quel momento era “solo un uomo “(perchè difronte alla morte siamo tutti uguali!) dopo pochi istanti cessò di stringere la mia e in quell’istante mi resi conto di aver fatto una cosa che mai avrei immaginato di fare in momenti simili. sapete quante volte fino al giorno prima gli avevo sperato che finisse ammazzato? e sapete quante volte mi ero detto:”un tipo del genere non merita di vivere”. e invece mi arresi alla natura, perchè difronte alla morte un camorrista e un poliziotto, pronti a combattersi giorno e notte, cessavano di essere tali ma diventavano solo “due uomini”.

mercoledì 6 giugno 2012

Amicitia

Di una cosa devo essere fiero e al tempo stesso stupito. Di avere amici che ancora mi sopportano e mi tollerano!

lunedì 28 maggio 2012

Eccessivi timori

Se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevedere tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero.
Josè Saramago

venerdì 25 maggio 2012

Può darsi che un giorno saremo contenti di essere solo lontani parenti

In questi giorni un po' abbacchiati ho dedicato parte del mio tempo libero alla lettura; di questi tempi mi affascina molto il tema delle origini ancestrali della cultura occidentale, e soprattutto dei ceppi linguistici: in questo campo domina l'elemento, a dir la verità fascinoso, del comune retaggio indo-europeo, retaggio che un po' intimorisce, se si pensa che ha dato vita a lingue molto differenti tra di loro e su un'estensione geografica di dimensioni ultra-continentali: dall'Islanda all'India nordorientale, senza contare tutti i territori di "colonizzazione" linguistica di idiomi derivati dalle lingue indoeuropee: basti pensare alle Americhe, dove si parla inglese, spagnolo, portoghese, italiano, francese, persino un po' di tedesco. Essendo uno "studio" collegato principalmente alla lingua, ho mosso i miei primissimi passi nella linguistica, e contemporaneamente nella dimensione archeologica di essa. Ancora con risultati piuttosto scarsi, come del resto è normale, ma ho scoperto un universo a dir poco affascinante.
Ovviamente, tra le altre discipline che concorrono a illustrare la storia arcaica d'Europa, c'è la genetica, o meglio la genetica storica, che mostra con un ragionevole grado di precisione i movimenti dei "pacchetti genetici", e quindi delle popolazioni. La cosa bella è che uno studio non dico serio, ma almeno che vada oltre l'indice dei manuali di base, smonta credo il 90% dell'armamentario ideologico-retorico tanto dei razzisti quanto degli antirazzisti. Ah, la semplificazione e la grossolanità, come sono belle.
Ma ciò che mi sta a cuore non è nel fatto che parlare di "Uait Paua" o di "Siamo tutti uguali dal punto di vista fisico e fisiologico" è una sciocchezza.
Tra le moltre nozioni che ho appreso quanto a questi dotti temi e non solo sui libri, ho imparato una cosuccia nuova davvero curiosa. E cioè che il DNA dei popoli della Sardegna arcaica - precedente alle grandi migrazioni indoeuropee che sconvolsero l'Europa da tutti i punti di vista - il DNA, dicevo, di questi popoli, che alcuni identificano con gli Shardana, è molto distinto e differente da quello dei bellicosi seminomadi che nel V millennio a.C. sterminarono la civiltà della Valle del Danubio.
Questo è anche normale, facendo parte di due ceppi etnico-linguistici completamente differente. Quello che è meno normale, o forse semplicemente meno prevedibile, è che questo DNA era strettamente collegato alle genti uralo-altaiche che dalla Corea migrarono in Giappone, nel Paleolitico inferiore (credo).
Ora, in sette millenni di grandissima dominanza dei numeri delle stirpi indoeuropee, il DNA è andato mescolandosi considerevolmente, e parlare di "pura razza pre-indoeuropea" è discretamente fuori luogo.
Ciò nonostante, in effetti, è vero che alcuni sardi hanno gli occhi vagamente a mandorla, il naso delicato e dolce, i lineamenti armoniosi simili a quelli che si possono trovare nel Sol Levante.
Che in qualche parte dell'identità ancestrale sarda scintilli ancora al sole l'antenato comune di una katana e di una Labrys?

lunedì 21 maggio 2012

Banale considerazione

A volte essere scemo è considerato peggio che essere senza cuore.
Però io preferisco essere scemo che senza cuore.

domenica 20 maggio 2012

Mach e i misteri del badge universitario

Il titolo in effetti non voleva che essere una riproposizione del salgariano "I misteri della jungla nera", con il bengalese Tremal Naik e il maratto Kammamuri che fanno il culo a quel grandissimo figlio di sacerdotessa di casta brahmana e di pariah quale effettivammente Suyodhana è.
Sia come sia, il titolo in realtà è diventato altro: anche perché "i misteri del badge nero" non ha molto senso, quando in effetti il badge universitario è rosso-grigio-bianco, e in più la notizia poteva essere scambiata per una inopinata  affermazione di vedute politiche: vedute politiche che, tra le altre cose, hanno ricevuto considerazione a causa delle elezioni universitarie. Ma questa è un'altra storia, forse, o forse no.
Preso atto che a) è del badge universitario che si sta parlando, b) questo badge è rosso-grigio-bianco e che c) ho letto il ciclo indo-malese di Salgari, veniamo un attimo alla questione: il mio badge universitario NON funziona.
O meglio, nei lettori della biblioteca, attraverso cui bisogna strisciarlo per accedere agli scaffali librari, funziona alla grande (eccezioni a parte, per esempio quando all'improvviso il sistema di controllo degli accessi, installato da pochi mesi, si guasta e ti chiude DENTRO l'unica sala con UNA sola uscita, naturalmente con un portone blindato anti-incendio, anti-esplosione, anti-inondazione, anti-tutto ma ovviamente non anti-idioti), dicevo per prendere in prestito libri che possono essere presi in prestito anche con il libretto il badge funziona alla grande.
Per essere riconosciuti come aventi diritto allo sconto in mensa (i.e. per non essere schiaffati in fascia alta) bisogna presentare l'ISEE e la domanda apposita all'inizio dell'anno e naturalmente occorre esibire il badge che, dotato di apposita banda magnetica, magicamente farà apparire sul computer del tizio in cassa la scritta così gradevole da vedere. Bene, in nessuno dei lettori delle mense universitarie o convenzionate il mio badge viene riconosciuto. Splendido. E così sono schiaffato d'autorità in fascia alta (se ho il libretto) o addirittura in fascia-ospiti (se non ce l'ho). Per carità, molto giusto, molto appropriato, solo che, mannaggia la miseria, mi sono iscritto al corso magistrale il 6 marzo e ho ricevuto il 6 marzo il badge.
E il 6 maggio, dopo una volta che l'ho usato, era già inservibile, un rettangolino di plastica inerte, con conseguente aggravio dei costi.
Ora, non vorrei dire, però mi dà fastidio, e non poco, che si spendano centinaia di migliaia di euro per cambiare tutti i settantamila e oltre badge degli studenti universitari e che dopo due mesi questi siano già smagnetizzati e/o altrimenti inservibili. Quando magari questi stessi soldi - frutto per il 14% delle nostre tasse universitarie, visto che adesso è di moda fare gli antipolitici-del-portafoglio, in vero spirito da mercanti - potevano essere impiegati in modo più efficiente, come magari, che ne so, tenere aperte due mense su quattro la sera, o chissà che altro.
Vabbè, la logica, si sa, finisce dove comincia la burocrazia.
Ma che senso ha?

giovedì 17 maggio 2012

Actual badass

‎«I am considering two promises. One is the promise of Allah, the other of Bush. The promise of Allah is that my land is vast...the promise of Bush is that there is no place on Earth where I can hide that he won't find me. We shall see which promise is fulfilled.»
Mullah Omar, 2001

domenica 13 maggio 2012

Love rant

Io non dò eccessiva importanza all'amor proprio, ci sono cose più importanti. Più importante dell'amor proprio c'è l'amore, c'è la dignità, c'è l'onestà e la consapevolezza di non strisciare per un vantaggio materiale.
Insomma, ci sono un sacco di cose, sebbene l'amor proprio stesso sia importante.
Peccato che ora sembra che l'abbia dimenticato - rectius, che abbia gettato alle ortiche tutte queste pare mentali.
Altrimenti non starei piangendo come un cane da una settimana perché - diciamolo brutalmente - la ragazza di cui sono innamorato semplicemente non mi bada, dopo avermi, gradevolmente, non posso certo negarlo, preso per il culo per mesi di avvicinamenti e ritirate, di aperture e di muri. O forse sono io che mi sono illuso, preso com'ero nel tentativo di discernere un minimo segnale positivo da parte sua.
Alla faccia della maturità, in queste cose dopo i 15-16 anni non ci si evolve più, e l'investimento emotivo rimane sempre enorme, con i ben noti, devastanti risultati finali.
Purtroppo dai 15-16 anni di cui sopra sono passati 7-8 anni (anzi, ormai quasi 8-9), e di "storie" (che brutta parola) ne ho avute, magari non troppe, ma ne ho avute, e sono finite lasciandomi l'amaro in bocca, triste, depresso quel che è giusto, eccetera. Ma non ho mai pianto, almeno quest'umiliazione mi è stata risparmiata.
Questa volta sembro aver fatto tesoro dell'esperienza pregressa, visto che è da una settimana che perfino a lezione non riesco a trattenere le lacrime, e pure prima che fosse nato qualcosa.
Grandi prospettive, senza dubbio.

sabato 21 aprile 2012

Ostinate ricerche

«Niente affatto. Non conosco altra persona, oltre a me, che insegua con tanta disperata ostinazione quell'utopia probabilmente infantile e impudente che si chiama amore (queste parole, signori miei, bastano a smascherarsi, non e' così?), e che affronti angosciosamente sempre le stesse dolci amare esperienze. Ma l'esperienza non serve mai. E noi continueremo entrambi a comportarci come abbiamo sempre fatto.»
Rainer Werner Fassbinder

martedì 17 aprile 2012

Three people were at work on a construction site. All were doing the same job, but when each was asked what the job was, the answers varied. Breaking rocks, the first replied. Earning my living, the second said. Helping to build a cathedral, said the third.

Peter Schultz

domenica 15 aprile 2012

Fortezza Bastiani

Non molto da aggiungere, tra la prima settimana di aprile che è volata e questa che pur veloce sta andando avanti a fatica, se non che Pasqua è passata, e che ormai si è sull'altro versante della cuna che digrada verso la fine dell'anno accademico. E poi? E poi chissà cosa verrà, tra esami, vacanze e nodi che verranno al pettine.
Che dire ancora? Nulla, se non che sembrerebbe, forse, che possa esserci una speranza. Una speranza e nulla più. Logicamente si dovrebbe essere realisti, e cauti. Ma ci sono situazioni in cui la logica va a farsi benedire, anche perché la posta in gioco è degna di considerazione.
Tant'è. Gettiamo quindi il cuore oltre l'ostacolo, e vediamo cosa ci prospetta il destino.

domenica 1 aprile 2012

Et ventis adersis

L'ora è tarda ma la quasi-nullafacenza è foriera quasi di insonnia e di pensieri che si agitano troppo vicini alla superficie per consentire il sonno. E allora tanto vale scrivere, guardandosi per una volta indietro.
Marzo è finito, è all'evidenza di tutti. Marzo è finito, e grazie al cielo che è finito, perché è stato un mese che ha avuto del folle. A marzo mi sono iscritto (finalmente!) in magistrale, ho cominciato un eccitantissimo corso per il quale ho scritto dieci pagine sullo stesso quaderno del corso introduttivo dell'anno precedente, ho fatto questo e ho fatto quest'altro.
Insomma, marzo è finito e forse è il caso di tirare un paio di somme. Dove non so, in testa a qualcuno, penso. In effetti di questi tempi la vita intesa nel suo senso generale è coincisa sempre di più con la vita universitaria; non tanto per le lezioni, che durano solo fino a mercoledì e non sono mai pesanti, ma per le relazioni sociali - di tutti i tipi - che ultimamente sembra che sia capace di stringere e mantenere solo all'università, solo nell'atrio o nel giardinetto della facoltà.
E queste relazioni sociali causano tensioni, causano problemi, causano ansie, causano vuoti e groppi alla gola. A marzo - dieci giorni fa o poco più, il 20 - ci sono state le ultime sessioni di laurea. Si sono laureati in una buona truppa, del mio vecchio corso più che a febbraio, quando ci laureammo soltanto in tre. J., C., Giulia e Giovanni, mi sembra, più forse altri che magari non conosco bene quanto dovrei. In ogni caso il 20 marzo ho partecipato ai festeggiamenti di laurea di Giovanni e di Giulia. Giovanni si è laureato con una tesi su Putin e sul rapporto che intercorre tra capitale sociale e l'oggettiva forza politica dell'attuale Presidente-eletto della Russia. Tesi di pura scienza politica, il nostro professore, nonché relatore di G&G, è di confessione sartoriana ed è piuttosto praticante. La discussione è filata via bene come dovrebbe filare una discussione, fatta eccezione per un po' di imbarazzo iniziale. Dopo di che i festeggiamenti sono proseguiti come appropriato, in piazza tra il municipio e Giurisprudenza, con i papiri, i tunnell e tutte le cose che sono appropriate in questi momenti.
Il rinfresco è stato delizioso, ma uscendo, con la pancia piena e la testa leggera, mi è sovvenuto all'improvviso che più di molti altri Giovanni non lo vedrò: è partito già il 30 (ormai l'altro ieri) per San Pietroburgo, farà la magistrale tra Russia e Danimarca. E la cosa mi ha colpito il giusto.
Proseguendo nella strada ho raggiunto l'altro rinfresco, quello di Giulia (si sono laureati uno di seguito all'altra e quindi mi sono dovuto negare almeno per un po' ad entrambi). Anche qui, gli accenti e il vino scorrevano assieme e ho cenato in modo delizioso, anche per la piacevolezza della compagnia, formata da gente che in buona parte già conoscevo, e altra gente che però non ho tardato a conoscere. La picciola rivelazione che mi ha però colpito è avvenuto a cena finita, quando i bicchieri avevano da tempo cessato di tintinnare assieme e anche i più nottambuli avevano chetato le loro risa. Stavo accompagnando a casa una mia ex-compagna di corso che abita sulla strada, quando mi sono accorto che, malgrado la chiami "ex-compagna di corso" per identificarla ormai ha perso la dimensione accademica, per diventare semplicemente mia "amica". E lo stesso valeva tanto per Giulia, quanto per Giovanni, e molti altri. La prevalenza della persona sullo studente, anche se ci sono buoni rapporti e benessere comune, non è scontata, nemmeno in un contesto quale è quello universitario, dove l'individualismo è maggiormente esaltato rispetto alla qualità di vivere diciamo "comunitaria".
Non che la percezione dello "studente in corso con me" sia foriera necessariamente di un approccio inferiore rispetto a quella dell'"amico". Forse è però il sintomo del superamento dell'orizzonte legato alla laurea, all'accademia. Con ciò, la profondità del legame è ovviamente variabile.
Ma è comunque un passo importante, che per, di nuovo, la comodità di designazione può ingenerare confusione, i miei "attuali-compagni-di-corso" (in magistrale) sta avvenendo.
Tutto sommato questo stadio di transizione, iniziato a settembre dell'anno scorso con la conclusione degli esami e concluso simbolicamente con la tanto sospirata laurea (sono passate appena cinque settimane, roba da matti), si avvia ormai definitivamente alla conclusione, consacrta trionfalmente il 6 marzo, con l'iscrizione formale a SEU. E tanto basti.
Il mondo intanto continua a correre, e a girare, e sembra che si intraveda il primo arresto - chissà quanto temporaneo - alla grande controffensiva statunitense nel mediterraneo arabo all'anticipato declino a stelle e a strisce, con la sostanziale conferma dell'appoggio  non solo russo (hanno una base navale), ma anche cinese al regime del Ba'ath Siriano. La Russia, proprio al principio di questo mese, ha tenuto le sue elezioni presidenziali, le seste dalla modifica costituzionale del 1993, se non sbaglio. Siano andate come siano andate, al comando dell'orso russo è tornato Putin e sembra che sia abbastanza intenzionato a riguadagnare un certo margine di manovra. Basti guardare al crescente contrasto tra cosacchi (appoggiati da Mosca) e Tartari di Crimea, si dice appoggiati dagli USA. Che c'entra la Crimea? In Crimea c'è Sebastopoli. Che c'entra Sebastopoli? A Sebastopoli, oltre alla marina della nuovamente filorussa ucraina, c'è la Flotta del Mar Nero della marina russa. La geopolitica è servita.
Ma vabbè. Oltre a queste sclerate di tarda notte sull'amicizia e sul rinnovato contrasto USA-Federazione Russa (era molto più eufonico USA-URSS, gli studenti di storia delle relazioni internazionali ne converranno), che c'è da dire, se non che... che sarà una battuta trita e ritrita, ma non è una battuta: le donne le dovrebbero fare con il manuale, almeno alcune (le migliori).
Mah.

giovedì 22 marzo 2012

Major reform

È quella a cui è andato incontro codesto blog. Abbandonata la tinta unita, mi sa che la visibilità non ci ha guadagnato. O forse sì, chissà. Comunque l'impatto non mi trova troppo deluso, anzi, e mi sembra passabile. Sicuramente la perfezione è lungi dall'essere raggiunta, ma magari questo modello di blogspot mi sconfinfera maggiormente, ed è più velocemente personalizzabile, questo è certo.
Le prossime modifiche riguarderanno principalmente la dimensione del corpo del testo, e magari cosucce come l'header, che nel pannello html NON trovo, mannaggia.
E vabbè.

lunedì 19 marzo 2012

Intimisto

Artista: C.S.I.
Album: Ko De Mondo
Titolo: Intimisto




Mi rubi il tempo
Mi rubi l'energia
Non ascolti il lamento
Non ascolti il richiamo

Incrini il mio coraggio
Vanifichi l'attesa
Le sere che ti aspetto, i pomeriggi che aspettano la sera

Mi rubi la mattina
che mi sveglio da solo e non sta bene

Distruggi le mie felicità perchè sono da poco agli occhi tuoi
Qualcuna la riempi la gonfi a dismisura
e io devo lasciarla che stava bene silenziosa e sola

E gli occhi tuoi mi rubano la luce perchè tu possa splendere nei miei
Allora non rimane niente e te ne vai
Allora non rimane niente e te ne vai

Consuma spento e lento il mio dolore
Consuma me