giovedì 13 settembre 2012

«FOLGORE!»

Lettera pubblicata sul Corriere della Sera del 28 luglio 2012:

Caro Direttore,
le scrivo per raccontarle un episodio in cui alcuni soldati del 186˚Reggimento Paracadutisti di Siena, hanno svolto in maniera straordinaria, per professionalità, efficienza e anche umanità, un’azione di soccorso per me e mia figlia Costanza di due anni. Il 4 luglio scorso, mentre ero in vacanza in provincia di Siena, ho il sospetto che mia figlia avesse ingerito del veleno per topi e, senza conoscere le strade, mi precipito in macchina verso l’ospedale di Siena. Mentre guidavo in emergenza con le doppie frecce ho avuto la fortuna di incontrare una camionetta di paracadutisti che tornava da un addestramento. Allertati dalle doppie frecce e dalle mie segnalazioni hanno subito accostato e con grande agitazione ho comunicato loro la mia situazione di emergenza e la necessita di raggiungere al più presto l’ospedale. Non conoscevo la strada e la cosa mi angosciava, temevo di perdere tempo prezioso. I militari si sono offerti di farmi strada, e uno di loro è salito in macchina per vigilare su mia figlia mentre guidavo. Il militare è riuscito a tranquillizzare mia figlia che aveva dolori addominali. Mentre guidavo mi rassicurava dicendo che andava tutto bene. La camionetta nel frattempo mi aiutava a districarmi per strade sconosciute e mi faceva da apripista. Arrivati al pronto soccorso, mi sono ritrovata in un’organizzazione perfetta: un militare mi ha preso le chiavi dell’auto per parcheggiarla e permettermi di correre in urgenza. Mia figlia è stata presa in braccio dal militare che era in auto con me e che è corso all’accettazione. Gli hanno aperto la porta subito e lui, che nel frattempo in auto si era appuntato tutte le informazioni da dare ai medici, ha iniziato a esporre in maniera rapida e dettagliata il caso di mia figlia: età, tempistica dei fatti, allergie, medicine… Tutto. Praticamente aveva preso in mano la situazione e, avendo capito il mio stato di stanchezza ed emozione, si è interfacciato al mio posto con l’ospedale, sollevandomi da questo pensiero. Mentre la persona alla reception svolgeva con me le pratiche burocratiche, il paracadutista, sempre con mia figlia in braccio è riuscito a trovare un medico. A tempo di record mia figlia è stata portata in una stanza per iniziare la profilassi. Il militare, rimasto al lato del letto, una volta assicuratosi che tutto si fosse ben avviato ci ha salutati ed è andato via. Nel frattempo un suo commilitone mi aveva riportato le chiavi dell’auto. E io non so i loro nomi, nell’agitazione del momento non li ho chiesti, so solo che, come ha detto il soldato che ha pure risposto al mio cellulare per rassicurare mia sorella che chiamava mentre guidavo, «sono un militare dell’esercito». Sono stata fiera di essere italiana. Vorrei poter esprimere a quei soldati la mia gratitudine per quello che hanno fatto e per l’orgoglio che ho provato.
Distinti saluti, Lisa Esclapon

P.S. Mia figlia Costanza, di 2 anni, sta bene.

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