sabato 9 giugno 2012

8 maggio 2012 - 8 giugno 2012

Che bel mese di merda che mi sono costruito, ma quanti insulti che mi sono meritato. Eccomi seduto con le mani nei capelli, che mi chiedo "Come mai? Come mai?" Anche quello che sembrava andare tanto bene è andato a ramengo. Non è questa la vita che mi ero immaginato.
A metà tra la citazione (SFS - "Come mai") e il flusso di coscienza, forse è il caso di fare uno stop e provare a guardarsi indietro.
Sostanzialmente, è stato un mese pesantissimo, e pesantissimo non per l'università (anzi), non per gli amici (anzi), non per tutto il "resto" (anzi), ma per le evoluzioni sentimentali.
Riassumendo brevemente, da qualche mese mi piace un sacco una mia compagna di corso, che conosco fin dalla laurea triennale. Anzi, è stata la prima persona che ho conosciuto all'università, presentatami da un mio amico (ed ex-compagno di corso) che conoscevo già da prima. Fin da subito mi è riuscita simpatica, e comunque è molto, molto bella. Capelli scuri, lunghi, lisci, pelle chiara e morbida, viso assolutamente perfetto, labbra armoniose, occhi scuri, figura snella, aggraziata e proporzionata, voce calda e dolce, e soprattutto è simpaticissima, dolce, gentile, di un'acutezza mentale straordinaria, che non fa pesare in alcun modo.
Appena la vedo muoio dentro, ma vabbè. "Carry on".
Comunque, sta di fatto che con questa ragazza, pur essendo in corso con me e pur parlandoci occasionalmente, ho stretto i rapporti solo nel terzo anno del corso triennale, e anzi solo nel secondo semestre del terzo anno: ci mancavano gli stessi esami, o quasi, e le lezioni da frequentare erano le medesime, oltre a quelle degli esami rimanenti. Fatto sta che ci siamo "conosciuti" meglio, anche se all'epoca, per quanto mi piacesse e mi stesse simpatica, la consideravo tutt'al più un'amica, simpatica, ma "off limits", sia perché era fidanzata, sia perché nemmeno io ero single, e comunque non ci pensavo per mille altri motivi e mi limitavo a godermi la sua compagnia.
E in più parlava di andare a Gorizia per la laurea magistrale, quindi non mi ero nemmeno posto nell'ordine delle idee dei miei soliti e dannosi viaggi mentali.
Comunque, cosa fu, cosa non fu, venne il tempo delle mele. No, scusate, questa è un'altra storia. Dicevamo, finì il secondo semestre e cominciarono le sessioni estive di esami e di lauree. Confesso che fu un po' difficile disabituarsi alla sua presenza, e che a volte mi capitava di sembrare di scorgerla al posto di un'altra mia compagna di corso, che a differenza sua stava nel mio stesso "giro", e che le somiglia di sfuggita.
Tant'è, le prime lauree a luglio arrivarono e passarono, e segnarono un'impercettibile cesura, che pian piano si sarebbe allargata e approfondita. Ma del passaggio triennale/magistrale ho parlato fino alla nausea sul mio vecchio blog di Splinder, e comunque è roba passata. Fatto sta che dopo luglio si arrivò a settembre, e con settembre arrivarono gli ultimi due esami del corso triennale.
L'ultimo esame, in particolare, lo studiammo "assieme", tramite sms, confrontandoci su cos'era meglio studiare, del libro di testo, corposo, in verità. Poi, una notte di settembre mi svegliai, il Tesauro sulla pelle, sul mio corpo il chiarore della... della lampada dello studio sulla pelle, niente Vagabondi ma solo Esaminandi.
Il 22 settembre ci toccò l'esame, e fummo interrogati assieme. Tanta roba, andati piuttosto bene entrambi, prendiamo e salutiamo. Riaccompagnandola in stazione, anzi, no, all'ufficio ESU, mi dice che in realtà rimane a Padova, non va più né a Gorizia né a Bologna. Accidenti, stretta allo stomaco totale, e "eggioia" da parte mia, sebbene ancora non avessi realizzato la stupidità di ciò che stavo facendo. E, doppia sorpresa, del corso di laurea scelto (il medesimo mio, ma questo me l'aspettavo), aveva scelto pure il mio stesso curriculum.
Tanto è, tanto non è, quattro giorni dopo, il 26 settembre, cominciarono le lezioni della laurea magistrale. Per uno scherzo della sorte cominciammo con il corso progredito dell'esame che avevamo sostenuto appena prima, ma questo è relativo.
Durante il primo semestre legammo un po' di più, anche perché nel curriculum eravamo sostanzialmente "isolati", nel senso che nessuno dei due si era laureato (ci siamo laureati entrambi a febbraio) e comunque eravamo gli unici provenienti dal nostro anno di corso. Comunque, amicizia relativamente rinsaldata, e relativamente approfondita durante i corsi del primo semestre.
Poi, la Nakba.
A metà autunno, mi sembra a novembre, ma i ricordi confesso che su questo particolare sono terribilmente confusi, lei fu mollata dal suo moroso, cosa che la ridusse in uno stato deplorevole, tanto che mi si stringeva il cuore a guardarla. Era così "malmessa"... Anche perché, come venni a sapere poi, l'aveva piantata in malo modo (ammesso che ci sia un "bel" modo per lasciare qualcuno) e con motivazioni che avevano del delirante. E lì mi accorsi che forse era qualcosa di più di "semplice" amicizia quel che provavo per lei. Per citarla...
E così dicembre passò, e venne gennaio. Gennaio vide mie novità personali né punto né poco piacevoli, e vide il terminare del periodo intermedio, con l'approssimarsi a grandi passi della laurea. Gennaio passò in un battibaleno, e febbraio ci vide sostenere gli esami alla carbonara, come già ho scritto su questo blog all'epoca. La cosa che mi piacque di più fu quando lei sostenne l'esame di Diritto Pubblico Comparato, la sera del 14; io assistevo (io l'ho fatto un mese prima) per un altro nostro compagno di corso, ma quando lei finì mi fece cenno di uscire, come se fosse scontato che ero lì per lei. Cosa in realtà almeno in parte vera, visto che ci eravamo beccati in facoltà già la mattina, lei per ripassare nell'imminenza dell'esame, io per cominciare a studiare per l'esame del 17 (economia). Dopo un the con altre due compagne di corso, ci incamminammo noi due per la stazione ferroviaria, e lì fu la prima volta che osai sperare di piacerle, che osai sperare di non esserle solo indifferente.
Tant'è, l'altro esame lo sostenemmo il 17, e poi il 22 ci laureammo entrambi, entrambi alla medesima ora. Ci trovammo poco prima per farci gli auguri, e mai come allora ebbi la tentazione di prenderla in braccio e darle un bacio. Invece, a causa della tensione del momento e soprattutto a causa di questa lancinante insicurezza, mi limitai a stringerle la mano e darle un bacio sulla guancia. Finì 108 a 107 per lei, un'ora e mezza dopo.
Devo dire di essere stato contento di non aver potuto assistere alla sua festa di laurea, e che lei non abbia potuto assistere alla mia.
Non ci sentimmo più per quella decina di giorni, fino all'inizio del secondo semestre, finalmente entrambi laureati e regolarmente iscritti. E quando ci rivedemmo sembrò (o era solo una mia illusione?) che fossimo un po' più vicini, che ci piacessimo reciprocamente. Liquidare così due mesi vissuti al meglio è deprimente, ma da questo punto di vista furono splendidi ia marzo che aprile. Lei la percepivo sempre più vicina, e cercavo anche io di farmi più vicino, sempre tormentato però da quell'incertezza che afferra la gola e fa passare le notti in bianco.
In più, vabbè, lei aveva (e temo abbia tutt'ora) problemi di salute in famiglia, e spesso ne ha anche lei, tra febbriciattole e malesseri vari.
Il mese di aprile passò alla grande, e venne maggio. Il 3 maggio avevamo una conferenza con un professore di diritto, spagnuolo. Ci trovammo una mezzoretta prima della lezione-conferenza, e lei era a dir poco splendida. Jeans aderenti che mettevano in risalto le sue gambe, camicetta leggera, mocassini aperti che enfatizzavano i suoi bei piedi e le sue caviglie sottili e un raro (su di lei) velo di trucco che aumentava la bellezza del viso. Anche i capelli quel giorno erano più brillanti del solito. Insomma, quando vuole mettersi in lustro è ben capace di farlo, e con risultati eccezionali. Leggemmo brevemente insieme un libro (di ASOIAF) e accostando la testa alla sua rimasi letteralmente inebriato dal suo profumo, e dal profumo dei suoi capelli. Fu difficile, sì, e fu ancora più difficile quando, durante la lezione-conferenza di rara inutilità, lei si avvicinava a me, e lasciava che mi accostassi a lei. Fu "provvidenziale" la borsa a tracolla, ma sinceramente ancora oggi bestemmio il nome di chi di certo senza invito ci accompagnò in stazione. O forse lo debbo ringraziare, perché probabilmente le sarei saltato addosso e basta. Chissà.
L'indomani, il 4 maggio, lei aveva un esame che io avevo sostenuto la settimana prima, e mi incontrai per discutere con i diGErenti del partito da cui ero stato espulso.
E qui forse è necessaria una lieve spiegazione: dal 2008 fino ad aprile di quest'anno, militavo nell'organizzazione giovanile di un partito (una mentina succhiata a chi l'indovina) da cui mi stavo allontanando a grandi passi per la condizione disastrosa non tanto del giovanile quanto del partito. Ebbene, alla fine del mese, nell'approssimarsi delle elezioni universitarie, mi sfuggì detto in presenza dell'aristocrazia regionale, che mi piaceva, e molto, una ragazza del partito tradizionalmente contrapposto al "mio", più altre cose che assai poco piacquero. Fui espulso, dovendo peraltro ringraziarli di aver provveduto al poso mio.
Bene, ritornando al 4 maggio, l'appuntamento con gli "ex-miei" era per le 10:30 di mattina; subito dopo aver chiarito le ultime cose mi sarei fiondato a farle compagnia, non fosse altro per starle accanto. Bene, a mezzogiorno ci incontrammo, e appena finito di parlare lei passò davanti, e ci salutammo.
Tant'è, venne l'8 maggio, primo round delle universitarie, dalle quali io mi ero tenuto fuori. Finisce la lezione, la accompagno, assieme ad un attempato compagno di corso che prende la corriera, in stazione ferroviaria. Il discorso va per il suo conto e ci si sofferma sulle ragazze scandinave. Io affermo chiaro e tondo che non corrispondono al mio modello fisico, e lei ride e ribadisce che il mio modello fisico è la ragazza alta, bionda, occhi azzurri e molto formosa. In una parola, l'esatto contrario suo.
Io rimango stordito per tutto il giorno, e da allora non riesco più a raccapezzarmi. Cerco di avvicinarmi "di nuovo", ma sembra tirarsi indietro.
Questo mese di maggio quindi è stato particolarmente deprimente, particolarmente faticoso. In più, a fine mese, ci sono state le ben note scosse di terremoto. Ora, lei vive più a sud di me, abbastanza più vicino alla zona sismica. Il 20 maggio io non mi accorsi assolutamente di nulla, ma quando lo seppi fui tentato di telefonarle per sincerarmi che stesse bene. Ma è cosa da farsi? Ma è cosa da farsi nei confronti di una persona che fa di tutto per confermarti nell'incertezza? Mi avrebbe poi risposto? Mi tormentai nella sensazione di inutilità, e venni confermato quando nei due giorni successivi di lezione praticamente non mi rivolse la parola. La settimana seguente di lunedì mattina ci vedemmo fuori dalla lezione per un lavoro di gruppo che dovevamo presentare quello stesso pomeriggio. Lei era fantastica come sempre, e particolarmente bella quel giorno. Non le rivolsi quasi la parola, e le risposi a monosillabi, e mi sentii morire quando di sfuggita la vidi asciugarsi gli occhi. Tutt'ora spero che fosse un gesto di stanchezza, anche perché è facile e deleterio illudersi. Il martedì seguente fu ancora peggio, visto che ci parlavamo per interposta persona, mentre mercoledì ricominciammo a parlarci.
E quindi? Le piaccio? Le piacevo ma si è pentita? Mi sono illuso io? Mi ha preso in giro fino ad ora?

4 commenti:

Yuki ha detto...

La risposta alle tue ultime domande, la possiede solo lei.

Mach ha detto...

Eh già. Ah, la saggezza e l'onniscienza, che chimere... ^^

Lady8Dark ha detto...

Farti paranoie su un blog, che è giustissimo per carità come sfogo personale, non ti farà arrivare alla soluzione delle domande. La risposta, citando il commento sopra di me, ce l'ha solo lei.
Non è un buon modo invitarla a prendere qualcosa e parlarne? Diglielo che ti piaceva, meglio prendersi un si o un no piuttosto che vivere di illusioni, incertezze e rimpianti.

L8D

Mach ha detto...

Sono d'accordo :D Però a volte serve un po' un momento di "sfogo" protetto in fin dei conti dall'anonimato derivante dall'internet :-)