Questa volta non è nulla di mio, ma è un intervento
in un forum che mi ha colpito a brutto grugno. Mi limito a consigliare
di leggere soprattutto il secondo paragrafo. Io… io non so cosa pensare
in realtà. Posso solo dire che è davvero commovente.
da un pò di tempo presto servizio alla Polfer.
Gli investimenti mortali purtroppo non sono una rarità soprattutto durante i periodi di festa (natale,pasqua ecc.) dove gli stati depressivi e la solitudine inducono le persone in tali condizioni a fare il gesto estremo.
la maggior parte delle volte capita che il corpo esploda letteralmente, infatti si fa fatica a rimettere assieme i pezzi (mi è capitato anche di rinvenire la testa a centinaia di metri dal luogo dell’impatto).
questa è solo una parte. perchè poi ci sono le overdose che in stazione (luogo purtroppo spesso frequentato da gente disperata che non stò certo qui a giudicare) sono una costante e spesso solo grazie alla tempestività dell’intervento nostro e soprattutto del personale del 118, non degenerano in episodi mortali.
chiamamolo cinismo, chiamamola difesa della propria mente che sviluppiamo a forza di confrontarci con tali eventi, ma almeno per me (dipenderà dal fatto che sono giovane) tutta la corazza che riesci a costruirti durante i rilievi, si disintegra del tutto quando arriva un parente della vittima sul posto o quando peggio ancora devi andare a casa a comunicarlo e magari la madre ti apre la porta con il sorriso chiedendoti:” mio figlio ha preso un’altra multa? ” e invece la notizia da comunicare è ben più grave.
l’operatore delle forze dell’ordine in tali casi è chiamato ad essere poliziotto,psicologo,soccorritore (perchè spesso il parente è colto da mancamenti o malori vari) e chi più ne ha, più ne metta.
termino il mio intervento con l’episodio che più mi ha segnato.
ero ai miei primi anni in polizia (ero ausiliario) e prestavo servizio in un commissariato di napoli. durante il servizio spesso si entrava in contatto con persone legate alla criminalità organizzata ed in particolare ricordo uno di questi. costui era il referente di un importante clan camorristico della zona e aveva un curriculum di tutto rispetto (associazione mafiosa,omicidio,estorsione ecc.) tra cui la sorveglianza speciale di p.s.
bene quando per un motivo o per l’altro incontravamo questa persona (si faceva vivo ogni volta che arrestavamo “uno dei suoi ragazzi”, oppure scatenava le ire della folla contro le forze dell’ordine che magari stavano solo sequestrando dei ciclomotori guidati senza casco o con la targa occultata ecc.), costui mi appariva come una persona senza anima, senza scrupoli e soprattutto senza paura.
bene una sera veniamo inviati per il solito intervento” volanti convergete in via x per una persona attinta da colpi d’arma da fuoco”.
giungemmo per primi sul posto insieme ad una pattuglia dei falchi e la scena che vidi mi ha segnato per tutta la vita. questo tizio (il camorrista sanguinario e potente di cui sopra) rantolava in un mare di sangue e boccheggiava proferendo sempre le stesse frasi:” aiutatemi appuntà! vi voglio bene! stò murenn! aiuto aiuto aiuto!” e mi tese la mano chiedendogli di tenergliela perchè non voleva morire da solo. ecco che la mano di quello che in quel momento era “solo un uomo “(perchè difronte alla morte siamo tutti uguali!) dopo pochi istanti cessò di stringere la mia e in quell’istante mi resi conto di aver fatto una cosa che mai avrei immaginato di fare in momenti simili. sapete quante volte fino al giorno prima gli avevo sperato che finisse ammazzato? e sapete quante volte mi ero detto:”un tipo del genere non merita di vivere”. e invece mi arresi alla natura, perchè difronte alla morte un camorrista e un poliziotto, pronti a combattersi giorno e notte, cessavano di essere tali ma diventavano solo “due uomini”.
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