Ok, il titolo è abbastanza scontato, ma... ora i ribelli siriani (Esercito Siriano Libero, Free Syrian Army) stanno dando l'assalto a Damasco, verosimilmente appoggiati dalle forze speciali di grandi potenze occidentali (soprattutto USA e Francia). E il Regno Unito.
Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione-ciliegina sulla torta (la Russia perché ha una base navale in loco, mi pare ad Aleppo, mentre la Cina... per ragioni sue).
Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione-ciliegina sulla torta (la Russia perché ha una base navale in loco, mi pare ad Aleppo, mentre la Cina... per ragioni sue).
Posso dirlo?
A me Bashār Ḥāfiẓ al-Asad non è mai stato troppo simpatico. Più che regime sociale e nazionale è stato un regime personale, soprattutto dopo il 1991. Ma sociale lo era sul serio, e soprattutto era un regime che imponeva a muso duro la laicità (alla vicino-orientale) e garantiva una convivenza pacifica tra musulmani, cristiani e altro e tra gli appartenenti alle varie confessioni all'interno delle grandi fedi.
E onestamente mi è piaciuta la sua presa di posizione riguardo all'indipendenza nazionale e la sua disponibilità (per ora solo a parole, per forza di cose) a farsi da parte.
E, a pelle, mi stanno sull'anima i ribelli, che i media del cosiddetto occidente assurgono a unica fonte del bene tra Aleppo e Damasco, al punto da far dire a questi "giornali" che la MINORANZA sunnita è minacciata e perseguitata dalle cattive milizie sciite, in una nazione dove gli unici sciiti sono sulla costa, tra Libano e Siria. Li giudico come un'utile quinta colonna delle potenze c.d. occidentali, che hanno bisogno di uno Stato amico che riesca a influire sulla situazione irachena e che possa costituire una ulteriore base d'appoggio nella cinturazione dell'Iran.
E, a pelle, mi stanno sull'anima i ribelli, che i media del cosiddetto occidente assurgono a unica fonte del bene tra Aleppo e Damasco, al punto da far dire a questi "giornali" che la MINORANZA sunnita è minacciata e perseguitata dalle cattive milizie sciite, in una nazione dove gli unici sciiti sono sulla costa, tra Libano e Siria. Li giudico come un'utile quinta colonna delle potenze c.d. occidentali, che hanno bisogno di uno Stato amico che riesca a influire sulla situazione irachena e che possa costituire una ulteriore base d'appoggio nella cinturazione dell'Iran.
Ora, onestamente, per quanto io stia complessivamente bene in questo regime politico di tipo liberaldemocratico, non faccio della democrazia (e del capitalismo che la accompagna e la presuppone) una religione. Per me sono altre le cose da imporre, e cioè una certa tolleranza, una certa bontà di fondo. Cose difficili da trovare in guerra, ovviamente, ma niente affatto impossibili da trovare anche in un regime autoritario.
Inoltre trovo errato elevare la stessa liberaldemocrazia a categoria universale e acriticamente valida per ogni popolo in ogni circostanza. Essa è un prodotto della civiltà euro-occidentale per come essa si è costituita a partire dal XVII secolo in poi: più che praticamente impossibile, imporla (rectius, esportarla) ad altri popoli è ingiusto e sintomo di un malcelato razzismo culturale. E inutile, come si è visto dalla degenerazione giapponese o dalle farse coreane meridionali.
Ammesso e non concesso che la democrazia sia adatta a tutti i popoli e a tutte le civiltà, ogni regime impiantato e non conseguito in modo autonomo è destinato a franare sotto i colpi della stessa evoluzione della società.
Non scommetto nemmeno un soldo bucato sulla tenuta della Siria dopo l'ormai probabile caduta di Bashār Ḥāfiẓ al-Asad e della sua dittatura del Ba'th. Sarà una coalizione tra forze che si odiano (liberal e integralisti) e che non hanno uno stracio di legittimità popolare. Legittimità popolare di cui, come dimostrano le manifestazioni che neanche i giornali più schierati per l'intervento giudicano artefatte, invece il regime autoritario socialnazionale gode ancora.
Ore 12:16
Corriere.it
Ore 12:16
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