domenica 1 aprile 2012

Et ventis adersis

L'ora è tarda ma la quasi-nullafacenza è foriera quasi di insonnia e di pensieri che si agitano troppo vicini alla superficie per consentire il sonno. E allora tanto vale scrivere, guardandosi per una volta indietro.
Marzo è finito, è all'evidenza di tutti. Marzo è finito, e grazie al cielo che è finito, perché è stato un mese che ha avuto del folle. A marzo mi sono iscritto (finalmente!) in magistrale, ho cominciato un eccitantissimo corso per il quale ho scritto dieci pagine sullo stesso quaderno del corso introduttivo dell'anno precedente, ho fatto questo e ho fatto quest'altro.
Insomma, marzo è finito e forse è il caso di tirare un paio di somme. Dove non so, in testa a qualcuno, penso. In effetti di questi tempi la vita intesa nel suo senso generale è coincisa sempre di più con la vita universitaria; non tanto per le lezioni, che durano solo fino a mercoledì e non sono mai pesanti, ma per le relazioni sociali - di tutti i tipi - che ultimamente sembra che sia capace di stringere e mantenere solo all'università, solo nell'atrio o nel giardinetto della facoltà.
E queste relazioni sociali causano tensioni, causano problemi, causano ansie, causano vuoti e groppi alla gola. A marzo - dieci giorni fa o poco più, il 20 - ci sono state le ultime sessioni di laurea. Si sono laureati in una buona truppa, del mio vecchio corso più che a febbraio, quando ci laureammo soltanto in tre. J., C., Giulia e Giovanni, mi sembra, più forse altri che magari non conosco bene quanto dovrei. In ogni caso il 20 marzo ho partecipato ai festeggiamenti di laurea di Giovanni e di Giulia. Giovanni si è laureato con una tesi su Putin e sul rapporto che intercorre tra capitale sociale e l'oggettiva forza politica dell'attuale Presidente-eletto della Russia. Tesi di pura scienza politica, il nostro professore, nonché relatore di G&G, è di confessione sartoriana ed è piuttosto praticante. La discussione è filata via bene come dovrebbe filare una discussione, fatta eccezione per un po' di imbarazzo iniziale. Dopo di che i festeggiamenti sono proseguiti come appropriato, in piazza tra il municipio e Giurisprudenza, con i papiri, i tunnell e tutte le cose che sono appropriate in questi momenti.
Il rinfresco è stato delizioso, ma uscendo, con la pancia piena e la testa leggera, mi è sovvenuto all'improvviso che più di molti altri Giovanni non lo vedrò: è partito già il 30 (ormai l'altro ieri) per San Pietroburgo, farà la magistrale tra Russia e Danimarca. E la cosa mi ha colpito il giusto.
Proseguendo nella strada ho raggiunto l'altro rinfresco, quello di Giulia (si sono laureati uno di seguito all'altra e quindi mi sono dovuto negare almeno per un po' ad entrambi). Anche qui, gli accenti e il vino scorrevano assieme e ho cenato in modo delizioso, anche per la piacevolezza della compagnia, formata da gente che in buona parte già conoscevo, e altra gente che però non ho tardato a conoscere. La picciola rivelazione che mi ha però colpito è avvenuto a cena finita, quando i bicchieri avevano da tempo cessato di tintinnare assieme e anche i più nottambuli avevano chetato le loro risa. Stavo accompagnando a casa una mia ex-compagna di corso che abita sulla strada, quando mi sono accorto che, malgrado la chiami "ex-compagna di corso" per identificarla ormai ha perso la dimensione accademica, per diventare semplicemente mia "amica". E lo stesso valeva tanto per Giulia, quanto per Giovanni, e molti altri. La prevalenza della persona sullo studente, anche se ci sono buoni rapporti e benessere comune, non è scontata, nemmeno in un contesto quale è quello universitario, dove l'individualismo è maggiormente esaltato rispetto alla qualità di vivere diciamo "comunitaria".
Non che la percezione dello "studente in corso con me" sia foriera necessariamente di un approccio inferiore rispetto a quella dell'"amico". Forse è però il sintomo del superamento dell'orizzonte legato alla laurea, all'accademia. Con ciò, la profondità del legame è ovviamente variabile.
Ma è comunque un passo importante, che per, di nuovo, la comodità di designazione può ingenerare confusione, i miei "attuali-compagni-di-corso" (in magistrale) sta avvenendo.
Tutto sommato questo stadio di transizione, iniziato a settembre dell'anno scorso con la conclusione degli esami e concluso simbolicamente con la tanto sospirata laurea (sono passate appena cinque settimane, roba da matti), si avvia ormai definitivamente alla conclusione, consacrta trionfalmente il 6 marzo, con l'iscrizione formale a SEU. E tanto basti.
Il mondo intanto continua a correre, e a girare, e sembra che si intraveda il primo arresto - chissà quanto temporaneo - alla grande controffensiva statunitense nel mediterraneo arabo all'anticipato declino a stelle e a strisce, con la sostanziale conferma dell'appoggio  non solo russo (hanno una base navale), ma anche cinese al regime del Ba'ath Siriano. La Russia, proprio al principio di questo mese, ha tenuto le sue elezioni presidenziali, le seste dalla modifica costituzionale del 1993, se non sbaglio. Siano andate come siano andate, al comando dell'orso russo è tornato Putin e sembra che sia abbastanza intenzionato a riguadagnare un certo margine di manovra. Basti guardare al crescente contrasto tra cosacchi (appoggiati da Mosca) e Tartari di Crimea, si dice appoggiati dagli USA. Che c'entra la Crimea? In Crimea c'è Sebastopoli. Che c'entra Sebastopoli? A Sebastopoli, oltre alla marina della nuovamente filorussa ucraina, c'è la Flotta del Mar Nero della marina russa. La geopolitica è servita.
Ma vabbè. Oltre a queste sclerate di tarda notte sull'amicizia e sul rinnovato contrasto USA-Federazione Russa (era molto più eufonico USA-URSS, gli studenti di storia delle relazioni internazionali ne converranno), che c'è da dire, se non che... che sarà una battuta trita e ritrita, ma non è una battuta: le donne le dovrebbero fare con il manuale, almeno alcune (le migliori).
Mah.

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