mercoledì 12 dicembre 2012

D'accademia e di altre storie

In "House of Cards" dei Radiohead c'è un qualcosa di intimamente serale, di quel serale che significa silenzio, più o meno sereno, umidità, più o meno penetrante e solitudine, più o meno gradita. Autunnale, perché la sensazione che mi infonde è quella di una sera freddina e dalla pioggia interminabile, di quelle che cominci ascoltando le gocce battere sulla finestra, vai a letto e aspetti di addormentarti ascoltando le gocce battere sulla finestra, e ti risvegli con le gocce che battono sulla finestra.
E invece in questo taglio d'Italia dove scrivo è già caduta la prima neve, ed è riluttante ad andarsene via del tutto. Non dalle strade, che sono sgombre. Ma a volte, alzando distrattamente lo sguardo ai tetti, li vedi bianchi, delicatamente ancora innevati. Siamo in inverno, almeno climatico, mancano sempre meno giorni a Natale, i corsi stanno cominciando a terminare, gli esami si avvicinano.
Ma è autunno, o almeno lo è mentre i toni dolenti di Thom Yorke risuonano nelle mie orecchie, e in fondo non mi costa nulla fingere che sia così. È autunno e provo un po' a fare il punto, e un po' a fare ammenda per l'inattività del blog, cosa che sicuramente ha causato innumerevoli crisi morali, scompensi, pianti. Altro che "Maracanaço".
Ormai il nono semestre d'accademia è finito o quasi, solo alcuni corsi continueranno fino a gennaio. Seguo cinque corsi, Inglese (progredito?), Lettorato di inglese (progredito?), Storia del pensiero politico contemporaneo, Diritto Privato dell'Unione Europea, e mi sembra basta. Non sono corsi abissalmente difficili, anzi, e uno in particolare mi piace in modo particolare; mentre un altro è uno degli esami che prenderò in considerazione per la tesi di laurea magistrale. Confermando l'attitudine dell'Accademia, in magistrale una buona metà dell'esame è sempre e comunque costituito da elaborati preparati e presentati dai poveri studentelli, sia a lezione che all'esame stesso. Per sostenere l'esame del corso di Inglese, in particolare, è necessario preparare un numero di post nei blog che abbiamo approntato allo scopo, e a turno li si esponeva in aula, davanti alle espressioni tra l'attonito e il completamente annoiato dei compagni di... data la consistenza numerica mi verrebbe da chiamarli compagni di classe. Insomma, finora tra ottobre e dicembre mi sono "divertito" a scrivere sei-sette post settimanali, e sinceramente ne ho fin sopra i capelli.
Ma non ne ho fin sopra i capelli di inglese, per quanto trovi assurdo che a) all'università b) a scienze politiche c) in una magistrale d) che si occupa di studi europei o internazionali ancora sia necessario non un corso IN lingua obbligatorio, ma il corso DI lingua, con esiti spesso esilaranti. Dicevo, non ne ho fin sopra i capelli di inglese. o almeno non ne ho fin sopra i capelli solo di inglese, ma in genere di starmene, alla tenera età di anni XXIV, ancora dietro un banco. Non perché non siano corsi interessanti, anzi, ma perché ogni cosa ha il suo limite. E ce l'ha anche l'università, e il limite dell'università è di quattro anni - ne sapevano gli antichi - e quel limite l'ho raggiunto e superato a maggio 2012. Ma qui si aprirebbe un'altra digressione sull'intelligenza di sprecare complessivamente un anno di triennale con corsi variamente introduttivi e variamente inutili, tipo storia contemporanea fatta senza monografie e con il medesimo libro di testo delle superiori, e fare un esame da mezzo semestre di storia dell'Italia contemporanea, con lo stesso docente tra l'altro per un totale di 9+6 CFU, quando invece si poteva benissimo fare un corso di storia contemporanea con manuale (da studiarsi per conto proprio come una volta) e monografia, che il professore illustra a lezione, per un totale di, mettiamo, sempre 9 CFU o volendo essere generosi di ben 10 CFU, permettendo quindi di risparmiare crediti per corsi più specifici e caratterizzanti. Intelligenza che palesemente non c'è, e questo è solo il più stupido degli esempi.
E quindi l'università si è allungata, insegnando more or less le stesse cose di sempre, o forse ancora di meno.
E quindi al quinto anno uno è a) stufo marcio b) desideroso di cambiamenti c) ansioso per la terra di Mordor, dove l'ombra cupa scend, ehm no, era un'altra storia, dicevo, ansioso per il dopolaurea.
Mah.
Ero partito con l'idea di lamentarmi un po' del destino pravo e malvagio, ma in realtà non c'è nulla di cui io mi possa lamentare, oggettivamente e nemmeno soggettivamente. O forse sì, chi lo sa, ma ora non ho voglia di lamentarmi, e anche "House of Cards" non è una brutta canzone, e se non la si ascolta non è nemmeno triste. E quindi sono "costretto" a dar libera voce a pensieri sparsi sull'università, e ad assaporare di nuovo il piacere di scrivere a ruota completamente libera, e finalmente non più gravata dal dovere d'accademia.

Bonne nuit, Monsieurs et Madames.

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