venerdì 25 maggio 2012

Può darsi che un giorno saremo contenti di essere solo lontani parenti

In questi giorni un po' abbacchiati ho dedicato parte del mio tempo libero alla lettura; di questi tempi mi affascina molto il tema delle origini ancestrali della cultura occidentale, e soprattutto dei ceppi linguistici: in questo campo domina l'elemento, a dir la verità fascinoso, del comune retaggio indo-europeo, retaggio che un po' intimorisce, se si pensa che ha dato vita a lingue molto differenti tra di loro e su un'estensione geografica di dimensioni ultra-continentali: dall'Islanda all'India nordorientale, senza contare tutti i territori di "colonizzazione" linguistica di idiomi derivati dalle lingue indoeuropee: basti pensare alle Americhe, dove si parla inglese, spagnolo, portoghese, italiano, francese, persino un po' di tedesco. Essendo uno "studio" collegato principalmente alla lingua, ho mosso i miei primissimi passi nella linguistica, e contemporaneamente nella dimensione archeologica di essa. Ancora con risultati piuttosto scarsi, come del resto è normale, ma ho scoperto un universo a dir poco affascinante.
Ovviamente, tra le altre discipline che concorrono a illustrare la storia arcaica d'Europa, c'è la genetica, o meglio la genetica storica, che mostra con un ragionevole grado di precisione i movimenti dei "pacchetti genetici", e quindi delle popolazioni. La cosa bella è che uno studio non dico serio, ma almeno che vada oltre l'indice dei manuali di base, smonta credo il 90% dell'armamentario ideologico-retorico tanto dei razzisti quanto degli antirazzisti. Ah, la semplificazione e la grossolanità, come sono belle.
Ma ciò che mi sta a cuore non è nel fatto che parlare di "Uait Paua" o di "Siamo tutti uguali dal punto di vista fisico e fisiologico" è una sciocchezza.
Tra le moltre nozioni che ho appreso quanto a questi dotti temi e non solo sui libri, ho imparato una cosuccia nuova davvero curiosa. E cioè che il DNA dei popoli della Sardegna arcaica - precedente alle grandi migrazioni indoeuropee che sconvolsero l'Europa da tutti i punti di vista - il DNA, dicevo, di questi popoli, che alcuni identificano con gli Shardana, è molto distinto e differente da quello dei bellicosi seminomadi che nel V millennio a.C. sterminarono la civiltà della Valle del Danubio.
Questo è anche normale, facendo parte di due ceppi etnico-linguistici completamente differente. Quello che è meno normale, o forse semplicemente meno prevedibile, è che questo DNA era strettamente collegato alle genti uralo-altaiche che dalla Corea migrarono in Giappone, nel Paleolitico inferiore (credo).
Ora, in sette millenni di grandissima dominanza dei numeri delle stirpi indoeuropee, il DNA è andato mescolandosi considerevolmente, e parlare di "pura razza pre-indoeuropea" è discretamente fuori luogo.
Ciò nonostante, in effetti, è vero che alcuni sardi hanno gli occhi vagamente a mandorla, il naso delicato e dolce, i lineamenti armoniosi simili a quelli che si possono trovare nel Sol Levante.
Che in qualche parte dell'identità ancestrale sarda scintilli ancora al sole l'antenato comune di una katana e di una Labrys?

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