In questi giorni un po' abbacchiati ho dedicato parte del mio tempo libero alla lettura; di questi tempi mi affascina molto il tema delle origini ancestrali della cultura occidentale, e soprattutto dei ceppi linguistici: in questo campo domina l'elemento, a dir la verità fascinoso, del comune retaggio indo-europeo, retaggio che un po' intimorisce, se si pensa che ha dato vita a lingue molto differenti tra di loro e su un'estensione geografica di dimensioni ultra-continentali: dall'Islanda all'India nordorientale, senza contare tutti i territori di "colonizzazione" linguistica di idiomi derivati dalle lingue indoeuropee: basti pensare alle Americhe, dove si parla inglese, spagnolo, portoghese, italiano, francese, persino un po' di tedesco. Essendo uno "studio" collegato principalmente alla lingua, ho mosso i miei primissimi passi nella linguistica, e contemporaneamente nella dimensione archeologica di essa. Ancora con risultati piuttosto scarsi, come del resto è normale, ma ho scoperto un universo a dir poco affascinante.
Ovviamente, tra le altre discipline che concorrono a illustrare la storia arcaica d'Europa, c'è la genetica, o meglio la genetica storica, che mostra con un ragionevole grado di precisione i movimenti dei "pacchetti genetici", e quindi delle popolazioni. La cosa bella è che uno studio non dico serio, ma almeno che vada oltre l'indice dei manuali di base, smonta credo il 90% dell'armamentario ideologico-retorico tanto dei razzisti quanto degli antirazzisti. Ah, la semplificazione e la grossolanità, come sono belle.
Ma ciò che mi sta a cuore non è nel fatto che parlare di "Uait Paua" o di "Siamo tutti uguali dal punto di vista fisico e fisiologico" è una sciocchezza.
Tra le moltre nozioni che ho appreso quanto a questi dotti temi e non solo sui libri, ho imparato una cosuccia nuova davvero curiosa. E cioè che il DNA dei popoli della Sardegna arcaica - precedente alle grandi migrazioni indoeuropee che sconvolsero l'Europa da tutti i punti di vista - il DNA, dicevo, di questi popoli, che alcuni identificano con gli Shardana, è molto distinto e differente da quello dei bellicosi seminomadi che nel V millennio a.C. sterminarono la civiltà della Valle del Danubio.
Questo è anche normale, facendo parte di due ceppi etnico-linguistici completamente differente. Quello che è meno normale, o forse semplicemente meno prevedibile, è che questo DNA era strettamente collegato alle genti uralo-altaiche che dalla Corea migrarono in Giappone, nel Paleolitico inferiore (credo).
Ora, in sette millenni di grandissima dominanza dei numeri delle stirpi indoeuropee, il DNA è andato mescolandosi considerevolmente, e parlare di "pura razza pre-indoeuropea" è discretamente fuori luogo.
Ciò nonostante, in effetti, è vero che alcuni sardi hanno gli occhi vagamente a mandorla, il naso delicato e dolce, i lineamenti armoniosi simili a quelli che si possono trovare nel Sol Levante.
Che in qualche parte dell'identità ancestrale sarda scintilli ancora al sole l'antenato comune di una katana e di una Labrys?
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