«La questione fondamentale sollevata dalle biotecnologie è questa: cosa ne sarà dei diritti politici il giorno in cui, di fatto, saremo in grado di far nascere alcune persone con la sella sulla schiena e altre con stivali e speroni?»
Francis Fukuyama
«L'Uomo oltre l'Uomo»/«Our posthuman future»
«L'Uomo oltre l'Uomo»/«Our posthuman future»
Aggiungo un paio di righe di scoordinate riflessioni: Fukuyama in questa frase (ma in genere in tutto il libro, che purtroppo non ho avuto occasione di leggere in modo completo) riconosce che tutta la società "moderna" e anzi oserei dire post-medievale, da Hume in poi, è costituita dall'assunto che ogni uomo sia interscambiabile con ogni altro. Da questa indifferenza di valore si originano i varii diritti politici, sociali, anche ambientali.
Al di là della grottesca metafora della sella e degli speroni, quella che Fukuyama prefigura è null'altro che la realizzazione materiale, genetica dell'umana gerarchia spirituale che la weltanschaung moderna ha spazzato via con sdegno, e spesso oltre che con sdegno anche con i cannoni. Che cosa succederà a questo assunto dell'uguaglianza di base degli uomini se (quando) la tecnica, in questo caso genetica, arriverà al punto da creare esseri umani (?) per "natura" più forti, più veloci, più intelligenti e più scaltri di altri, magari capaci di sopportare carichi più pesanti ma meno capaci di mente? Che cosa succederà se (quando) l'Herrenvolk abbandonerà le teorie per scorrere nel sangue?
Come è palese, la frase e il libro di Fukuyama sono un monito contro l'avanzamento dell'eugenetica, soprattutto in campo umano. Ma, com'è altrettanto palese, forse non in questo secolo ma sicuramente nei prossimi tale monito rimarrà completamente inascoltato e disatteso. E allora cosa succederà alla visione del mondo che fondamentalmente esiste da cinquecento e più anni? Anticamente (in realtà a tutt'oggi, in numerose parti del mondo) le dottrine delle caste, siano esse tre, quattro o cinque, hanno il loro fianco debole nel fatto che, spogliati e lavati, un brahmana e un dalit sono relativamente indistinguibili all'occhio umano. Ma cosa succederà se l'asserita differenza interiore verrà a manifestarsi, tramite l'apporto iniziale di pochi genetisti, anche sul piano fisico?
Se (quando) emergeranno queste differenze, allora anche oggettivamente e "laicamente" misurabili, le reazioni saranno due: da un lato quella che tenderà a sanzionare questa gerarchia allora più che mai di sangue, riconoscendo la primazia, forse anche esagerata, a questo futuro Herrenvolk, che a seconda delle varie mitologie a disposizione si chiamerà nei modi più varii. Dall'altro lato, invece, ci sarà una tendenza egualitaria, tesa a negare queste differenze. E in effetti questa fase, se davvero esisteranno tali e tante differenze da costituire un Herrenvolk da abbattere, sarà solo transitoria e destinata a degenerare in una gerarchia forse nascosta ma molto più netta di qualsiasi oppressione possa esistere oggi.
Insomma, una volta sanzionata l'uguaglianza universale, questa nostra visione del mondo al suo inerno ha generato e genera oggi più che mai nella sua storia le potenzialità perché essa non solo sia abbattuta, ma sia abbattuta utilizzando i suoi stessi canoni.
Come è palese, la frase e il libro di Fukuyama sono un monito contro l'avanzamento dell'eugenetica, soprattutto in campo umano. Ma, com'è altrettanto palese, forse non in questo secolo ma sicuramente nei prossimi tale monito rimarrà completamente inascoltato e disatteso. E allora cosa succederà alla visione del mondo che fondamentalmente esiste da cinquecento e più anni? Anticamente (in realtà a tutt'oggi, in numerose parti del mondo) le dottrine delle caste, siano esse tre, quattro o cinque, hanno il loro fianco debole nel fatto che, spogliati e lavati, un brahmana e un dalit sono relativamente indistinguibili all'occhio umano. Ma cosa succederà se l'asserita differenza interiore verrà a manifestarsi, tramite l'apporto iniziale di pochi genetisti, anche sul piano fisico?
Se (quando) emergeranno queste differenze, allora anche oggettivamente e "laicamente" misurabili, le reazioni saranno due: da un lato quella che tenderà a sanzionare questa gerarchia allora più che mai di sangue, riconoscendo la primazia, forse anche esagerata, a questo futuro Herrenvolk, che a seconda delle varie mitologie a disposizione si chiamerà nei modi più varii. Dall'altro lato, invece, ci sarà una tendenza egualitaria, tesa a negare queste differenze. E in effetti questa fase, se davvero esisteranno tali e tante differenze da costituire un Herrenvolk da abbattere, sarà solo transitoria e destinata a degenerare in una gerarchia forse nascosta ma molto più netta di qualsiasi oppressione possa esistere oggi.
Insomma, una volta sanzionata l'uguaglianza universale, questa nostra visione del mondo al suo inerno ha generato e genera oggi più che mai nella sua storia le potenzialità perché essa non solo sia abbattuta, ma sia abbattuta utilizzando i suoi stessi canoni.
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