venerdì 23 dicembre 2011

Limbo

In questi giorni mi sembra di essere sospeso in un limbo, una stasi interiore che forse non ha riscontro in ciò che faccio o che traspare esternamente. Apatico, è forse il termine migliore con il quale definirmi. O forse apatico solo la sera, quando ho un po' di tempo per me e scopro i miei pensieri a girare oziosi verso nessun dove.
Eppure in questi giorni ho girato come una trottola. Venerdì scorso ho cenato con quelli che ormai sono amici e non solo compagni di corso, ci siamo divertiti come matti a "difendere" una nostra compagna dalle attenzioni di un incicciottito cinquantenne, siamo andati a ballare, e il tutto immersi in un'atmosfera di amicizia e rilassata convivialità. Gli amici dell'organizzatore si sono superati anche questa volta nell'accoglierci con cordialità e simpatia. Martedì ho rivisto con grandissimo piacere amici che mi sono particolarmente cari e simpatici, E., V. e F., e ho conosciuto F-2, altrettanto simpatico. Sinceramente non vedo l'ora che sia Natale, così scoprirò cosa mi hanno regalato (e in cosa consiste il souvenir da Berlin di E.). Ieri sera ci siamo trovati a Padova, noi matti, e abbiamo brindato, riso, scherzato a suon della carne del Fante (anzi, di Paron Fante!) e del vino di C. e ho tentato il Capitano Paf, fallendo miseramente e tornando a casa su strane strade, tutte quante storte e tremolanti. Ho comprato e impacchettato tutti i regali, e spero in bene di non avere fatto sciocchezze bestiali. Quindi mi sono divertito un bel po'. E poi la vita scorre come suo solito, con me testardo che continuo a combattere contro invincibili mulini a vento... insomma, oltre ai momenti con i miei amici è la solita danza, nemmeno sgradevole.
Eppure... eppure non lo so. Né come precisamente mi sento apatico, né per quale ragione di fondo. Mah.
Certo, sono un po' ansioso per abilità informatiche, ma è proprio il moto e il desiderio di fare, la curiosità e un po' anche lo spriito natalizio che mancano quasi del tutto. E di voglia di fare ne dovrei avere, visto che sono sì vicino alla conclusione della tesi, ma questa non va mica avanti da sola, e già A. ha chiuso prima di me, non voglio certo dargliela vinta anche in questo.
Chissà.

2 commenti:

Yuki ha detto...

E' così anche per me...nei momenti in cui non ci si diverte, si è in un limbo, non è chiaro il tenore dei sentimenti cupi di cui si è preda. Forse è semplicemente che se non ci divertiamo sempre, 24 ore su 24, non sappiamo cosa altro provare...la società odierna sembra spingere affinchè tutti siano immersi sempre in un costante divertimento, spasso, gioia euforica, casino e via discorrendo. I momenti di quiete, di silenzio in cui l'interiorità ,che nel caos delle luci strobo e delle risa sguaiate non riesce a farsi udire, finalmente può emergere sembrano quasi vietati, quasi assurdi. Dovremo forse imparare a goderceli di nuovo, ad ascoltare di più noi stessi, a ritrovarci. Magari scopriamo che non è un limbo infernale, ma un luogo liminale in cui poter far emergere ciò che altrimenti non emergerebbe mai.

Mach ha detto...

Hai ragione, senza dubbio. Questa paura del vuoto interiore, del momento in cui ci si confronta con sé stessi, è talmente radicata da farci retrocedere forse un po' impauriti rispetto a uno stato d'animo che forse dovrebbe essere naturale.
E abbiamo paura di voltarci e guardare in faccia ciò che scorgiamo con la coda dell'occhio...