giovedì 8 dicembre 2011

Il più grande spettacolo dopo il Götterdämmerung

Il titolo, lo confesso, è un disastroso plagio, doppio addirittura. Il primo, palese e noto a tutti, è il plagio di Jovanotti, in arte Lorenzo Cherubini. Il secondo, più raffinato, è un plagio del plagio, ovvero del titolo di un blog che recita «Il più grande spettacolo dopo Phom Penh», con evidente riferimento alla "Kampuchea Democratica". Ma vabbè. È che un titolo dev'esserci, ovviamente, e un poco a corto di idee lo ero.
Si riprendono le buone, vecchie abitudini, e tiro l'una e passa di notte per scrivere questo post. La colonna sonora la fornisce, come tradizione comanda, A sort of homecoming. Messa in loop ha un suono tutto sommato uniforme per tutta la durata, e incoraggia a scrivere. Bono, all'epoca, era nel pieno della voce, più ancora di Achtung Baby, e di sicuro più dei "Rotten Ninties", e del recupero dei Duemila. C'è poco da fare, The Unforgettable Fire è un album a dire poco visionario, una delle pietre miliari (o migliori, o migliari) del decennio, non solo, come è ovvio, degli U2, ma anche del panorama musicale coevo, e A sort of homecoming è la degna testa di serie.
Per quanto sia bella, ed è bellla, non riesco però ad apprezzare la relativa fortuna nella quale mi trovo, ma anzi tendo a considerare le ultime due settimane come un paio di settimane sostanzialmente da prendere, appallottolare e lestamente cestinare senza troppo indugio. Non ho particolari problemi materiali, fatto salvo il desiderio di un paio di occhiali da sole, desiderio del tutto svincolato dalla reale necessità (ne ho un altro paio della medesima marca, con lenti perfette) e dettato solo dalla fascinazione che esercita su di me quella particolare estetica delle lenti scure a goccia, incorniciata dalla montatura metallica; non ho particolari problemi fisici, sono in forma, sciolto nei movimenti e più che in grado di sopportare quasi qualunque sforzo fisico o allenamento, e l'unico cruccio che in questo campo ho è la caduta dei capelli in condizioni di stress... sarà per questo che ultimamente sembro un gatto, da quanti capelli mi lascio dietro. Di problemi "sociali" non ne ho, ho anzi buoni e fidati amici; fuori dall'ambiente universitario (C., R., M., E. solo per citare i più stretti) e non solo: i miei (quasi-)ex-compagni di corso, Massi, Otta, Gigi, Vale, i Giuni, perfino ViVi, anche se ormai è lontana, e i miei (quasi-)attuali compagni di corso: F., M., F., G., A., i Trentini (J. e M.) e altri, che non cito perché se li cito con tutte queste iniziali va a finire che mi confondo, e parlo di A. mentre vorrei parlare di A., con F. che ci parla, mentre invece A, non A, ma A., non ha molto legato con F. e con A. e così via, in un girone sempre più grottesco e di nulla comprensione.
Vabbè, nel nuovo corso si stanno formando le amicizie, ormai dopo tre mesi ci si conosce un poco meglio, e si consolidano le ciacole banali e sciocche, le uscite serali per chi può, gli spritz all'Alexander dopo gli esami. Si sta bene, sto bene, e anzi mi sembra che non ci siano le sotterranee sorgenti di idiozia che invece veleggia(va)no in Triennale. In ogni caso non posso davvero dire che mi stiano antipatici, e anzi in particolare quattro-cinque tra di loro li trovo a me affini e disposti a chiaccherare in modo tranquillo e reciprocamente (almeno, spero) gradito.
Il problema, in verità, non è nemmeno nelle sale delle accademie d'arti, di lettere e di alta speculazione d'ordine morale, visto che sperabilmente non dovrebbero esserci eccessivi intoppi alla successiva danza di passi formali che verranno fatti per arrivare, sperabilmente integri, alla laurea: la tesi ha superato il suo punto di svolta, e ora è il momento di scrivere come mai prima d'ora, con la ragionevole certezza che questo anno si trasformi, accademicamente, in una furiosa serie di risultati positivi e di traguardi, importanti forse solo per me ma per me importanti: e i professori si confermano per non essere la canaglieria che potrebbero.
E allora a che pro escludere ogni cosa dal novero dei problemi? Dal "Problemaquenta", per citare Tolkien.
Il mio problema fondamentale si trova, su per giù, dalle parti del torace sinistro, o vi si troverebbe se avesse ragione Aristotele e con lui la maggioranza del pensiero antico e medioevale. Io sinceramente non so bene come descrivere la situazione senza ledere in modo così palese e marchiano la riservatezza della stimabilissima persona coinvolta rendendone agevole l'identificazione. Debbo solo dire che... che è così bella, ed è difficile non pensare continuamente e disastrosamente a lei. Dovrei invece prescinderne, e continuare «in spite of her». Mah. Per ora sembra più facile a dirsi che a farsi, date le circostanze, ma non dispero. Prima o poi dovrò pur uscirne, no? È che me lo ripeto da anni e anni, e da anni e anni la risposta è dolce, è soave, ed è un NO.
E io non so cosa fare.

3 commenti:

Yuki ha detto...

Se non puoi proprio impedirti di vederla, sii distaccato, sii distante, non farti coinvolgere troppo da lei. E' dura, ma se è davvero così "impossibile", se ti tieni a distanza soffrirai di meno. Restale amico se riesci, sennò se ti fa troppo male pensa a te stesso per primo e non a lei.
E guardati intorno, allarga le tue conoscenze, non limitarti a stare con lei e gli altri e basta.
Non saprei cos'altro consigliarti, non è una bella situazione.

Mach ha detto...

Eh... che ti posso dire... hai proprio ragione. Anche se nei prossimi giorni, "fortunatamente", non saremo particolarmente l'un sotto gli occhi dell'altra, e viceversa...
Grazie della solidarietà e dei consigli, comunque ^^'

Yuki ha detto...

E di che, è purtroppo tutto ciò che posso fare per aiutarti ^^'''