Madre di Dio
E dei Suoi figliMadre dei padri e delle madri
Madre... oh madre, oh madre mia
L'anima mia si volge a te.
È il testo di «Madre», una canzone del gruppo musicale "CCCP - Fedeli alla linea", presente nell'album "Canzoni, Preghiere, Danze del II Millennio - Sezione Europa", pubblicato ormai 22 anni fa. Adesso, sinceramente, ho voglia di scrivere di questa canzone, vecchia quasi quanto me, o forse di me utilizzando come scusa e come paravento la canzone. Canzone, oddio, canzone. Sono cinque strofe, più simili a una preghiera che a una canzone, cinque strofe che in una chiesa, a dispetto del nome vetero-sovietico dei loro compositori, stonerebbero forse meno delle schitarrate (scordate) e ai costumi imbarazzanti che si vedono certe volte a Messa.
In fondo, la voce di Giovanni Lindo Ferretti, asperrima se confrontata alle voci bianche impiegate forse per rassicurare quello che sempre più sembra un pubblico, non stonerebbe se elevata su per le alte pareti di marmo e granito decorate da angeli, organi e santi. Non che i CCCP cantassero a cappella, anzi, ma gli strumenti, ancorché sovversivi di una tradizione sempre più negletta, servirebbero a rendere giustizia di quel poco di misticismo che ancora dovrebbe alignare nella Chiesa Cattolica.
Ma forse divago, e mi concentro troppo sull'esecuzione, e troppo poco sul testo, che, da preghiera, lavora come una preghiera. Non si rivolge a Dio direttamente, ma anza esalta il ruolo di pietosa madre della Madonna: l'uomo, ricondotto giustamente alla sua piccolezza, non può che chiedere l'intercessione di chi divino non è, ma santissimo, come appunto è la Beata Vergine Maria. E la identifica nel suo attributo più umano: più comprensibile, e quindi più vicino alla realtà dell'uomo, l'essere madre. Non l'Immacolata Concezione, non la "Virgo Fidelis", ma la madre che accoglie i suoi figli, li rassicura e li protegge. Un concetto antico quanto la natura.
La Madonna è Madre di Dio, e per estensione dei figli di Dio: per enfatizzarne il ruolo è madre dei genitori degli uomini, e tra questi è soprattutto una madre delle madri, una sorta di archetipo di tutte le madri, portatrice, mi piace pensare, di una tenerezza e di una dolcezza materne ed infinite. L'invocazione, nella quarta strofa, si confonde, e non è più certo se sia alla Madre di Dio, o alla madre che rivolge la sua anima. Ma quale anima? Una "canzone-preghiera" come questa non suggerisce certo un animo sicuro di sé stesso, né suggerisce qualcosa di più di un immenso sconforto, o di un'immensa stanchezza.
Sconforto e stanchezza che non danno origine a disperazione, perché in tali frangenti, lo dice la canzone, l'anima si rivolge alla Madre.
E in questa sublimazione della Madre, non totale a causa della vicinanza degli attributi più divini, forse si può scorgere il grande tema, che forse è mutuato da «Narciso e Boccadoro» di Hermann Hesse. Forse si può scorgere il bisogno lanciniante dell'uomo di avere la consapevolezza di non essere solo in questo mondo; a una solitudine a cui nemmeno un amore può ovviare, è destino, forse, che ci si rivolga a quel posto dimenticato da dove vengono i nostri passi, così incerti ed esitanti.
In fondo, la voce di Giovanni Lindo Ferretti, asperrima se confrontata alle voci bianche impiegate forse per rassicurare quello che sempre più sembra un pubblico, non stonerebbe se elevata su per le alte pareti di marmo e granito decorate da angeli, organi e santi. Non che i CCCP cantassero a cappella, anzi, ma gli strumenti, ancorché sovversivi di una tradizione sempre più negletta, servirebbero a rendere giustizia di quel poco di misticismo che ancora dovrebbe alignare nella Chiesa Cattolica.
Ma forse divago, e mi concentro troppo sull'esecuzione, e troppo poco sul testo, che, da preghiera, lavora come una preghiera. Non si rivolge a Dio direttamente, ma anza esalta il ruolo di pietosa madre della Madonna: l'uomo, ricondotto giustamente alla sua piccolezza, non può che chiedere l'intercessione di chi divino non è, ma santissimo, come appunto è la Beata Vergine Maria. E la identifica nel suo attributo più umano: più comprensibile, e quindi più vicino alla realtà dell'uomo, l'essere madre. Non l'Immacolata Concezione, non la "Virgo Fidelis", ma la madre che accoglie i suoi figli, li rassicura e li protegge. Un concetto antico quanto la natura.
La Madonna è Madre di Dio, e per estensione dei figli di Dio: per enfatizzarne il ruolo è madre dei genitori degli uomini, e tra questi è soprattutto una madre delle madri, una sorta di archetipo di tutte le madri, portatrice, mi piace pensare, di una tenerezza e di una dolcezza materne ed infinite. L'invocazione, nella quarta strofa, si confonde, e non è più certo se sia alla Madre di Dio, o alla madre che rivolge la sua anima. Ma quale anima? Una "canzone-preghiera" come questa non suggerisce certo un animo sicuro di sé stesso, né suggerisce qualcosa di più di un immenso sconforto, o di un'immensa stanchezza.
Sconforto e stanchezza che non danno origine a disperazione, perché in tali frangenti, lo dice la canzone, l'anima si rivolge alla Madre.
E in questa sublimazione della Madre, non totale a causa della vicinanza degli attributi più divini, forse si può scorgere il grande tema, che forse è mutuato da «Narciso e Boccadoro» di Hermann Hesse. Forse si può scorgere il bisogno lanciniante dell'uomo di avere la consapevolezza di non essere solo in questo mondo; a una solitudine a cui nemmeno un amore può ovviare, è destino, forse, che ci si rivolga a quel posto dimenticato da dove vengono i nostri passi, così incerti ed esitanti.