domenica 1 dicembre 2013

Sono sempre felice, sai perché? Perché io non mi aspetto niente da nessuno, l'attesa fa sempre male. I problemi non sono eterni e hanno sempre una soluzione. L'unica cosa che non ha soluzione è la morte.

Non permettere a nessuno di offenderti, di umiliarti. Non devi assolutamente farti abbassare l'autostima. Le urla sono l'arma dei vigliacchi, di coloro che non hanno ragione. Troverai sempre persone che ti vogliono dare la colpa del loro fallimento ma ognuno avrà ciò che merita.

Goditi la vita perché è molto breve, amala pienamente e sii sempre felice e sorridente, vivi la tua vita intensamente.

E ricorda: prima di discutere, respira; prima di parlare, ascolta; prima di criticare, esaminati; prima di scrivere, pensa; prima di far male, senti; prima di arrenderti, prova; prima di morire, Vivi.
William Shakespeare

lunedì 2 settembre 2013

Wake me up when September ends

Ormai in questo blog ci entro una volta ogni morte di Papa (e adesso qualcuno a San Pietro starà facendo *sgrat sgrat*) ma non perché non abbia cose da dire, più o meno serie. Semplicemente sono troppo pigro. O forse è quello che, con un gioco di parole davvero poco felice, si potrebbe chiamare il "Bloggo dello scrittore".
Ad ogni modo.
È settembre. E tradizione vorrebbe, ormai dalla ehm, seconda seconda liceo, che scriva un post di riflessioni e di aspettative sull'anno, scolastico o accademico, che sta per cominciare.
Solo che... non comincerà nessun anno accademico.
Gli esami, li ho finiti, e anche con una media soddisfacente. Lezioni, quindi, non ne devo più frequentare. E questo è un cambiamento di rilevo, visto che è la prima volta da 19 anni che comincio un autunno senza avere la prospettiva di andare, sedere dietro un banco e ascoltare un insegnante - variamente appellato nel corso del tempo - dire le sue cose e poi prendere e andarsene via.
Diciannove anni: gli studenti che ora cominciano l'università sono nati quando io andavo in prima elementare.
Peggio, mi sono diplomato mentre i ragazzini che vanno in prima elementare adesso venivano al mondo.
Certamente ho ancora la tesi davanti a me - e anzi domani devo andare dal relatore - e ho intenzione di frequentare alcuni corsi aggiuntivi a Giurisprudenza, ma non è più un ambito strettamente accademico. Ancora devo vedere come affrontare questo cambiamento, se cambiamento effettivo ci sarà.
Certamente è presto perché me ne renda conto, e si vedrà solo quando gli "altri" cominceranno le lezioni e io me ne starò in biblioteca o in aula studio a studiare per la tesi.
Per ora potrebbe essere semplicemente che ho finito gli esami di quest'anno a luglio. Ma non è così e, per la prima volta dopo quella che a me pare un'eternità, (ri)comincerò a scandire il tempo in base a qualcosa di diverso rispetto al concetto di dover andare a lezione.
Certo, se mi guardo indietro non posso che rimanere stupito del percorso fino ad ora compiuto. Non necessariamente orgoglioso - sono tante le cose che cambierei con il cimiteriale senno del poi - ma un po' sbalordito. Non ho molte foto di me seienne, ma mi riesce ancora strano essere convinto che "quello" lì, l'aria un po' imbranata e spersa, sia riuscito ad andare avanti fino a diventare "questo" qui. Non so se sia stato un buon affare per il ragazzino magro e insicuro che a settembre del 1994 attraversava il portone della scuola elementare di un quartiere sconosciuto, ma so che l'affare, almeno per la prima parte, sta per concludersi del tutto. È una sensazione un po' strana, ma non sgradevole, anzi.


P.S. Per il titolo: l'ho deciso alla fine, e sì, dall'ormai lontano 2005 è stato impunemente abusato da orde di persone con una fantasia davvero in disarmo. Ma, ehi!, sono le due di notte.
E, a proposito degli autori dell'abusato titolo, i c.d. Democrats, o i c.d. Liberals o simili potrebbero anche andarsi a nascondere: tanto pronti a strillare quando un avversario di partito attaccava una nazione a orientamento laico, nazionale e sociale (l'Iraq Ba'thista) quanto lesti a stare zitto quando un loro presidente (e per di più mezzo africano, bonus super per tacitare le critiche) sta per fare la stessa cosa. Evidentemente hanno visto cosa ne è stato dell'Iraq e il risultato sta loro bene. Mi raccomando, andate avanti così.
De gustibus.

mercoledì 8 maggio 2013

Cum intelligam, miser sum.

«Ad Antoine era sempre sembrato di avere l'età dei cani. Quando aveva sette anni, si sentiva logorato come un uomo di quarantanove; a undici, aveva il disincanto di un vecchio di settantasette. Ora, a venticinque anni, sperando in una vita un po' più dolce, Antoine decise di coprire il proprio cervello con il sudario della stupidità. Troppo spesso aveva osservato che l'intelligenza è parola che designa sciocchezze ben costruite e graziosamente enunciate, ed è talmente traviata che sovente è più vantaggioso essere stupidi che intellettuali doc. L'intelligenza rende infelici, solitari, poveri, mentre mascherarla permette un'immortalità da rotocalco e l'ammirazione di quelli che credono in ciò che leggono.»

Martin Page

lunedì 29 aprile 2013

Uomini e no.

Forse è necessaria una premessa a questo post, forse definibile "politico". La mia formazione culturale si colloca a destra, neanche tanto moderata, neanche tanto basabanchi. Tale formazione culturale - e connessa militanza, ormai definibile come giovanile - mi ha trasmesso i soliti valori che si associano alla Destra: nazione, patria, Stato, identità, onore, visione spirituale della vita, libertà, e così via, senza che questo si rifletta oggi necessariamente in un sostegno elettoale o concretamente politico alla destra attuale. Non sono né mi ritengo un neofascista, non mi appassionano le glorie molto presunte dell'antifascismo.
Siccome questa Nazione ha goduto dal 1968 al 1983 di una fase di intensa violenza politica diffusa - oltre alle bombe e alle stragi, intendo - tanto i neofascisti quanto i comunisti hanno causato numerosi feriti, numerosi invalidi, numerosi morti. Morti che pesano, e che pesano soprattutto nella crescita dei "militOnti" odierni, siano essi di destra o di sinistra.
Uno di questi morti è Sergio Ramelli.
Sergio Ramelli era un militante del Fronte della Gioventù di Milano. Pacifico. All'epoca, uno dei pochi.
Sergio Ramelli il 13 marzo 1975 fu sprangato con le chiavi inglesi "Hazet 36" da militanti di Avanguardia Operaia. Aveva scritto un tema sulle Brigate Rosse, che avevano cominciato a uccidere nei mesi precedenti.
Sergio Ramelli il 29 aprile 1975, dopo quarantasette giorni di agonia, morì tra le braccia della madre.
Sergio Ramelli aveva 19 anni, non ancora compiuti.
È uno dei morti che, nella tradizione di destra, pesa di più e fa più male. Non fu il morto più giovane, ma fu il morto più assurdo. Mario "Cremino" Zicchieri fu ammazzato come un cane a sedici anni, ma era un militante tra i più aggressivi della sua sezione, quella del Prenestino a Roma. In una logica, comunque perversa, di scontro militare era una delle vittime forse più prevedibili, quando le armi giravano ancora solo fuori dai partiti in Parlamento. "Sergio", come confidenzialmente viene chiamato, no. Non c'era alcuna logica nella sua morte, se non il delirio di una polizia politica autonominatasi tale. Paradossalmente, fu colpito in testa, dirà uno degli assassini al processo, a causa di un residuo di umanità: se l'avessero colpito in viso lo avrebbero sfigurato.
Stamattina, mentre entravo in facoltà, ho visto una persona che strappava accuratamente il manifesto affisso in suo ricordo. Non sono riuscito a fermarlo, e mi chiedo che differenza ci sia tra costui e gli animali che cantavano "Ramelli con una riga rossa tra i capelli", di quaranta, trenta, venti, dieci anni fa.
Sergio Ramelli, forse, è morto un'altra volta.

sabato 23 marzo 2013

In memoriam.

Oggi sono stato a un funerale. È morto un fratello del compagno di mia zia. Non ho mai conosciuto il morto, sapevo solo che era malato da tempo. Tuttavia, la lettura del laico che è stata fatta mi ha fatto pensare a un amico, il cui anniversario della morte ricorreva l'altro ieri, che conoscevo e ammiravo meno di quanto meritasse lui e più di quanto meritassi io. Mi sembra una buona lettura da condividere, per la sua levità, che si accompagna alla sua profonda dolcezza. È una poesia di Sant'Agostino da Ippona.
La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
Sant'Agostino

martedì 19 marzo 2013

Tre anni in cinque

Le lauree triennali dei miei paricorso sono state fonte di allegria e contentezza - in alcuni casi di gioia e di piacere. Fino, poniamo, a novembre del 2012.
Oggi ho partecipato a due lauree di miei paricorso e ho provato imbarazzo e terribile anacronismo.
Imbarazzo per loro: sono usciti dalla triennale a marzo del quinto anno, mentre i "regulares" già intravedono la tesi della magistrale;
Terribile anacronismo per noi tutti, che cercavamo di fare rivivere lo zeitgeist (spirito dei tempi) d'allora, mentre nella compagnia sono rimasti in tre, ora, a non essersi ancora laureati. E questo è senz'altro il meno, essendosi sfaldato (quasi) ogni legame residuo.
Davvero, l'università sta volgendo al termine e si sente.

martedì 26 febbraio 2013

Bibliofilia


«Non prestare mai libri, perché nessuno li restituisce; i soli libri della mia biblioteca sono quelli che mi hanno prestato».
Anatole France

lunedì 25 febbraio 2013

Elezioni - 02

In parte c'è da smentirmi, l'affluenza è in drastico calo. Ma sono convinto tuttora che sarà un calo a macchia di leopardo. Vedremo fra ormai poche ore.

domenica 24 febbraio 2013

Elezioni - 01

Giusto un commento en passant, a Padova i comuni più schierati hanno un aumento dell'affluenza rispetto al 2008, anche sensibile. Cadoneghe e Campodarsego a sinistra, Abano, Albignasego e Noventa per il centrodestra, più altri. Anche l'affluenza è solo dello 0,04% in meno a livello provinciale, mentre nella città di Padova la flessione è leggermente maggiore, è calata al 21,78% dal 22,44%.
Non so come giudicarlo, però: se un risveglio della partecipazione politica non mediata o una vittoria degli apparati (i mediatori della partecipazione, absit iniuria verbis).
Mi sa che si dovrà aspettare martedì per deciderlo, penso che lo capiremo solo vedendo se il voto tradizionale viene confermato o se ci saranno mutamenti significativi, tipo un'esplosione di grillo, ma anche travasi di voti LONTANO dal centro, come per esempio SEL, Rivoluzione Civile o, a destra, Fratelli d'Italia (perché è percepito più di destra rispetto al PdL) o La Destra.
Onestamente credo più nella voglia di cambiare diffusa in tutto l'elettorato, piuttosto che nella persistente forza di mobilitazione dell'apparato. Tuttavia le sorprese sono sempre possibili.

sabato 23 febbraio 2013

Dell'ispirazione, soffio di Dio

«Mentre camminavamo lungo la baia del cemento abitato, ero calmo di fuori, ma dentro pensavo: allora adesso chi comanda è Georgie. Decide cosa si deve fare, cosa non fare, e Dim è il suo tonto digrignante bulldog. E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione, e a quello che il buon Bog manda loro. La musica mi venne in aiuto. C'era una finestra aperta con uno stereo, e seppi subito che cosa fare.»
Alexander DeLarge
Arancia Meccanica (1971)

martedì 19 febbraio 2013

Kultur und Zivilization


Sì, so che il titolo è una citazione spengleriana, ma è adatto eccome:
«Una Nazione decade quando il pensiero che la guida si allontana dal concetto fondamentale dell'essere per cadere sotto la preoccupazione dei suoi particolari

Martin Heidegger

lunedì 18 febbraio 2013

Della attvità politica

In questi giorni, quando manca così poco tempo al voto, si cerca di convincere la gente a votare il partito. Si spiega loro come mai il programma, che è già formato, si adatta alle loro esigenze. Si sottolineano le caratteristiche che più stanno a cuore ai cittadini, ma la partecipazione della cittadinanza attiva al programma è nulla. D'altronde ormai le bocce sono ferme.
La vera attività politica, il vero lavoro di radicamento, non viene a porsi in essere ora, quando l'imperativo è guadagnare il voto e null'altro, ma non può che cominciare il giorno dopo le elezioni. In questo momento post-elettorale si concretizza la vera e reale vita di un partito. Dove verranno tenuti, a seconda delle caratteristiche territoriali, una serie di incontri con i cittadini - di nuovo, quelli attivi - con lo scopo non solo di annunciare, motivare e giustificare le scelte del partito medesimo nei vari organi di governo, ma anche di conoscere da loro stessi le esigenze che hanno.
E poco importa, in fondo, che le esigenze si possano limitare al marciapiede dissestato o si spingano alla riforma della pubblica istruzione: l'essenziale è essere una cinghia di trasmissione tra cittadinanza e governo, nei limiti della possibilità e dell'ansa valoriale di riferimento.
È essenziale in effetti per un duplice ordine di ragioni, tanto "strategico" e di convenzienza, quanto "ontologico" e intimamente connesso alla ragione stessa per cui si fa politica.
È strategicamente importante, perché facendosi conoscere e operando in modo "disinteressato" la fiducia dei cittadini viene conquistata e canalizzata, con un sedimento che al momento del voto darà i suoi frutti.
È moralmente importante perché la politica, pur non essendo "soltanto" una missione di sindacalismo dei cittadini, non può non riconoscere la difesa del popolo come suo nucleo fondamentale.

lunedì 11 febbraio 2013

Haberimus (novum) Papam

Avremo un (nuovo) Papa.

Si dica ciò che si vuole su Papa Benedetto XVI, ma non avrei mai immaginato che avrei visto:
  1. Un'abdicazione pontificia (la settima, e l'ulitima liberamente espressa risale a Papa Celestino V, l'ultima in assoluto a Papa Gregorio XII);
  2. Un avvicendamento così repentino al Soglio;
  3. Una coincidentia temporum così clamorosa.
Se non altro i poliziotti romani vanno incontro a settimane (almeno un mese, tra elezioni, abdicazione vera e propria, interregno e conclave con conseguente elezione ed insediamento) di superlavoro e - diciamolo - di sostanziose idennità stipendiali.
Come la prendano gli altri romani, forse sarà materia d'osservazione. Certo è che il "Bonus-Commozione" derivante dalla morte dell'interessato oggi è mancato (ma forse fu in particolare Giovanni Paolo II?). Chissà come si rifletterà tutto ciò nelle "mundane politics".

venerdì 1 febbraio 2013

Standing still

Esami, sempre esami, di continuo esami. In realtà no, ne ho fatti appena due, il 30 gennaio "ultimo scorso".
Storia del pensiero politico contemporaneo, esame strano per un corso che si suppone specialistico e che si suppone dovrebbe parlare d'Europa, e Pianificazione territoriale, corso opzionale ma in realtà necessario. Sono andati abbastanza bene entrambi, non erano esami troppo difficili di per sé. Sono anche riuscito a rimanere per entrambi al di sopra della mia soglia di rifiuto, anche se solo di tre punti, ma non è il caso di fare troppo gli schizzinosi. In questa sessione ora rimangono solo Inglese (corso progredito) e Diritto privato dell'UE. Niente di che, almeno così sembra a prima vista, solo studio, studio e tanto altro studio. Almeno per "DPUE", che comunque è il 27 febbraio, quindi ho un po' di tempo per prepararmi. Inglese invece è tutta un'altra faccenda, visto che di base non c'è molto da studiare, se non i lavori che abbiamo composto durante il corso: è sostanzialmente, una chiaccherata in proposito e, fortunatamente, a un livello che riesco a padroneggiare abbastanza, a proposito di un argomento che conosco abbastanza bene.
Spero tanto di riuscire a prendere un voto buono (magari quanto in questi due primi esami, non sarebbe male) sia con Inglese (fattibile) che con Diritto privato (imperativo) in modo da poter chiudere in bellezza quella che auspico davvero che sia la penultima sessione di esami della mia vita alla Patavina Universitas.
Vabbè, questo febbraio si preannuncia come intimamente mescolato di politica e di studio, e di corrispondenti stress, noie e grane piacevolmente assortite.
Direi che in realtà lo studio può anche applicarsi alla situazione politica attuale con uno schieramento con il vento in poppa più per il demerito degli avversari, che per merito proprio, con uno schieramento che si sta dirigendo a tutta birra verso una meritatissima smusata elettorale-politica e soprattutto per la prima volta da, a mio parere, troppi anni, con delle forze realmente autosufficienti e autonome dai tradizionali due schieramenti.
Uno di questi, che in Italia è considerato di "centro liberale", rappresenta ciò che in Europa occidentale si intende per "destra" (UMP, Tories, CDU, Partido Popular, ecc.) per la prima volta può dirsi strutturalmente autonomo e capace di un'azione indipendente dal centrodestra italiano, che in realtà è di natura abbastanza atipica rispetto ai suoi omologhi c.d. "perbene" euro-occidentali, e che dispone di più di una somiglianza con altri schieramenti politici presenti in Europa centrale, senza scomodare partiti europei del tutto generis sui come Russia Unita.
Quello su cui si aggira questo strano "Monti Party" è, dopo le elezioni francesi e quelle greche, il terzo teatro elettorale in cui l'Unione Europea e soprattutto i partiti politici europei giocano un ruolo più che rilevante. E a me, Euro-bimbominchia, la cosa esalta parecchio, prima ancora di ricavare impressioni positive o negative.
L'altra forza che per ora pare autosufficiente e distinta da entrambi i poli è il Movimento 5 Stelle, del Grillo Beppe. Si è detto di tutto del M5S, dal tentativo di liquidarlo come "traditore" (in quanto movimento di "sinistra" che sottrae voti al centrosinistra e dunque favorendo oggettivamente l'avversario) alla terribile taccia di "connivenza con i neofascisti di CasaPound". Tutto ciò pare dettato dalla difficoltà ad ammettere che tale M5S - che pure non amo - non si fonda su una distinzione tra destra e sinistra che ormai è sempre più urlata e meno sostanziale, visto che entrambe le parti sono culminate in un governo di impronta liberal-mercatista, ma è costruito su un'opinione che varia per ciascun tema. Inoltre, e questo è il crimine primigenio dal punto di vista del centrosinistra, quanto meno una parte del M5S non ha il dogma dell'antifascismo. Anti- o Filo- che sia, il M5S sembra essere autosufficiente, e ad esprimere un desiderio non di antipolitica, ma di riscoperta primigenia della politica nella sua essenza, che è quella della partecipazione, che è la dimensione dell'agorà. Agorà che non per forza garantisce questa o quella inclinazione politica nel senso classico, ma che per il suo eventuale rinascere nell'era post-ideologica garantisce l'imprevedibilità e il discostarsi dai vecchi mantra precostituiti.
Da questo punto di vista la mentalità di coloro che si dicono di centrosinistra è infinitamente più dogmatica rispetto a chi si definisce (in Italia!) di centrodestra, fino al punto di fare assurgere l'essere "Anti" (anti-berlusconiano, anti-craxiano, anti-yankee, anti-fascista) a punto qualificante dell'intera identità politica. Cosicché si possono proporre nuove strade politiche, magari abissalmente lontane dalle strade precedenti, mantenendo però la medaglietta di "sinistra".
Misteri del mondo.
Debbo dire che più vado avanti nell'analisi delle dinamiche del mondo, analisi sicuramente incompleta ma comunque esistente, più mi ritrovo a non capire la convinzione con la quale molti si trovano a credere nelle riccette proposte... o quanto meno fingono di farlo. Certo, è meglio se evitano di chiederlo a me, visto che ultimamente il mio spiccato umanesimo proporrebbe quello di realizzare un regime nordcoreano su scala mondiale. Sì, compreso il 41,8% della popolazione sotto le armi. Se fossimo nel 2000 (ebbene no, su Wikipedia non c'è una stima precisa di quanti siamo oggi, comunque le cifre sono più o meno quelle) vorrebbe dire un esercito di circa 2.540.927.755 persone, ma calcolando i dati approssimativi del 2011 l'esercito sarebbe composto da 3.042.527.755 persone, credo abbastanza inutili, al netto di rivolte artatamente provocate per poterle soffocare, preferibilmente tra pianti e stridore di denti e, peggio che inutili, decisamente antiestetiche con quei berretti che sembrano un incrocio tra il Cappellaio Matto in versione da overdose e un bidet ricoperto di stoffa. Almeno il pianto funebre lo sanno fare bene.
Ma sto delirando, ed è tempo di togliere le tende.
Adieu, mon sieurs, adieu, ma dames.

venerdì 25 gennaio 2013

Inquadrare il Fuhrer e sopravvivere per raccontarlo

Giusto due osservazioni, ho appena finito di (ri)vedere "Operazione Valchiria", e malgrado quel film sia quasi perfetto in ogni sua parte non posso fare a meno di confrontare i due film più recenti (nonché gli unici di richiamo del pubblico, a quanto ne so) che presentano Adolf Hitler in modo diretto e non limitandosi a menzioni e richiami nei dialoghi dei personaggi. Sono due modi di rappresentarlo - parlo proprio di tecnica fotografica e in genere di rappresentazione simbolica - modi dicevo abissalmente diversi, anche perché abissalmente diversi sono gli intenti.
In "Operazione Valchiria" Hitler è, né più né meno, il MALE. Assoluto, quasi ancestrale. Nel film, è rarissimamente inquadrato di persona, e se è inquadrato di persona o è a campo totale o è sfocato. Non raramente, poi, è inquadrata la sua visuale, come se la telecamera fosse i suoi occhi. E nei rarissimi piani ravvicinati la sua espressione è sempre contratta, e spesso distorta in una smorfia adirata. D'altronde il film si basa sulla tragedia dei congiurati, che subiscono la vendetta del malvagio tiranno in risposta al loro eroico tentativo, quindi la rappresentazione è pienamente funzionale.
In ogni caso, malgrado il grande sfoggio di tecnologia messo in campo dalla Germania di quel tempo, è una fabula secondo me senza tempo: come molto del nazionalsocialismo, l'unica reale differenza con il medioevo è data dal fatto che si usano giacche e cravatte, e che ci si spara addosso. E quasi nulla più.
Discorso diverso, invece, per "La Caduta". Qui l'Hitler rappresentato, pur non essendo minime giustificato, è un essere umano. Malvagio, certo. Tirannico, certo. Ma comunque, in ogni modo, umano. Con paure umane, con scoppi d'ira umani, e non ancestralmente malvagi come in "Operazione Valchiria", e con modi di fare propri di un uomo che fatica a comprendere di essere in piena fase di caduta nell'abisso... ma che rimane cortese e gentile.
E la fotografia, e più in generale la rappresentazione, ne trae le dovute conseguenze: pur sempre contratto e allucinato, il volto di Hitler non è stravolto dalla malvagità che in alcuni casi in Valchiria sembra apparire fine a sé stessa. L'atmosfera in generale è più rilassata e, pur svolgendosi tra una Berlino sconvolta dal Götterdammerung e il Bunker della Cancelleria, molto più casalinga e soprattutto più moderna.
In realtà queste considerazioni, scritte appena dopo aver visto "Operazione Valchiria", lasciano il tempo che trovano e cioè poco.

lunedì 21 gennaio 2013

Ahahahah


«Leggendo i grandi autori di aforismi si ha l'impressione che si conoscano tutti bene tra loro

Elias Canetti (che non so chi sia ma che di sicuro era un genio)

sabato 19 gennaio 2013

Uomini d'oggi


Noi siamo uomini d’ oggi.
Noi siamo soli.
Non abbiamo più dei.
Non abbiamo più idee.
Non crediamo né a Gesù Cristo (io si aggiungo) né a Marx.
Bisogna che immediatamente,
subito,
in questo stesso attimo,
costruiamo la torre
della nostra disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue di tutte le classi
dobbiamo costruire una patria
come non si è mai vista;
compatta come un blocco d’ acciaio,
come una calamita.
Tutta la limatura d’ Europa
vi si aggregherà per amore o per forza.
E allora davanti al blocco della nostra Europa,
l’Asia, l’America e l’Africa
diventeranno polvere.
Pierre Drieu La Rochelle

venerdì 18 gennaio 2013

Sessione d'esami e altre storie

Ti incazzi come una iena perché una tua amica non ti rivolge la parola. Sgobbi come un asino a tirare fuori fonti e documenti per il paper di un esame con un professore rincoglionito che non ti interroga "perché lei sa già tutto" e finalmente riesci a spremere due siti e due documenti in croce.
Scopri che era lei che non si capacitava del motivo perché tu non le rivolgevi la parola. Ti accorgi che bastava molto meno sbattimento di quanto hai fatto e soprattutto riesci a realizzare che tutto ciò che hai trovato NON ti serve perché non è quello il tuo argomento.
L'università è anche questo.