sabato 23 marzo 2013

In memoriam.

Oggi sono stato a un funerale. È morto un fratello del compagno di mia zia. Non ho mai conosciuto il morto, sapevo solo che era malato da tempo. Tuttavia, la lettura del laico che è stata fatta mi ha fatto pensare a un amico, il cui anniversario della morte ricorreva l'altro ieri, che conoscevo e ammiravo meno di quanto meritasse lui e più di quanto meritassi io. Mi sembra una buona lettura da condividere, per la sua levità, che si accompagna alla sua profonda dolcezza. È una poesia di Sant'Agostino da Ippona.
La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
Sant'Agostino

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