Forse è necessaria una premessa a questo post, forse definibile "politico". La mia formazione culturale si colloca a destra, neanche tanto moderata, neanche tanto basabanchi. Tale formazione culturale - e connessa militanza, ormai definibile come giovanile - mi ha trasmesso i soliti valori che si associano alla Destra: nazione, patria, Stato, identità, onore, visione spirituale della vita, libertà, e così via, senza che questo si rifletta oggi necessariamente in un sostegno elettoale o concretamente politico alla destra attuale. Non sono né mi ritengo un neofascista, non mi appassionano le glorie molto presunte dell'antifascismo.
Siccome questa Nazione ha goduto dal 1968 al 1983 di una fase di intensa violenza politica diffusa - oltre alle bombe e alle stragi, intendo - tanto i neofascisti quanto i comunisti hanno causato numerosi feriti, numerosi invalidi, numerosi morti. Morti che pesano, e che pesano soprattutto nella crescita dei "militOnti" odierni, siano essi di destra o di sinistra.
Uno di questi morti è Sergio Ramelli.
Sergio Ramelli era un militante del Fronte della Gioventù di Milano. Pacifico. All'epoca, uno dei pochi.
Sergio Ramelli il 13 marzo 1975 fu sprangato con le chiavi inglesi "Hazet 36" da militanti di Avanguardia Operaia. Aveva scritto un tema sulle Brigate Rosse, che avevano cominciato a uccidere nei mesi precedenti.
Sergio Ramelli il 29 aprile 1975, dopo quarantasette giorni di agonia, morì tra le braccia della madre.
Sergio Ramelli aveva 19 anni, non ancora compiuti.
È uno dei morti che, nella tradizione di destra, pesa di più e fa più male. Non fu il morto più giovane, ma fu il morto più assurdo. Mario "Cremino" Zicchieri fu ammazzato come un cane a sedici anni, ma era un militante tra i più aggressivi della sua sezione, quella del Prenestino a Roma. In una logica, comunque perversa, di scontro militare era una delle vittime forse più prevedibili, quando le armi giravano ancora solo fuori dai partiti in Parlamento. "Sergio", come confidenzialmente viene chiamato, no. Non c'era alcuna logica nella sua morte, se non il delirio di una polizia politica autonominatasi tale. Paradossalmente, fu colpito in testa, dirà uno degli assassini al processo, a causa di un residuo di umanità: se l'avessero colpito in viso lo avrebbero sfigurato.
Stamattina, mentre entravo in facoltà, ho visto una persona che strappava accuratamente il manifesto affisso in suo ricordo. Non sono riuscito a fermarlo, e mi chiedo che differenza ci sia tra costui e gli animali che cantavano "Ramelli con una riga rossa tra i capelli", di quaranta, trenta, venti, dieci anni fa.
Sergio Ramelli, forse, è morto un'altra volta.
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