Esami, sempre esami, di continuo esami. In realtà no, ne ho fatti appena due, il 30 gennaio "ultimo scorso".
Storia del pensiero politico contemporaneo, esame strano per un corso che si suppone specialistico e che si suppone dovrebbe parlare d'Europa, e Pianificazione territoriale, corso opzionale ma in realtà necessario. Sono andati abbastanza bene entrambi, non erano esami troppo difficili di per sé. Sono anche riuscito a rimanere per entrambi al di sopra della mia soglia di rifiuto, anche se solo di tre punti, ma non è il caso di fare troppo gli schizzinosi. In questa sessione ora rimangono solo Inglese (corso progredito) e Diritto privato dell'UE. Niente di che, almeno così sembra a prima vista, solo studio, studio e tanto altro studio. Almeno per "DPUE", che comunque è il 27 febbraio, quindi ho un po' di tempo per prepararmi. Inglese invece è tutta un'altra faccenda, visto che di base non c'è molto da studiare, se non i lavori che abbiamo composto durante il corso: è sostanzialmente, una chiaccherata in proposito e, fortunatamente, a un livello che riesco a padroneggiare abbastanza, a proposito di un argomento che conosco abbastanza bene.
Spero tanto di riuscire a prendere un voto buono (magari quanto in questi due primi esami, non sarebbe male) sia con Inglese (fattibile) che con Diritto privato (imperativo) in modo da poter chiudere in bellezza quella che auspico davvero che sia la penultima sessione di esami della mia vita alla Patavina Universitas.
Vabbè, questo febbraio si preannuncia come intimamente mescolato di politica e di studio, e di corrispondenti stress, noie e grane piacevolmente assortite.
Vabbè, questo febbraio si preannuncia come intimamente mescolato di politica e di studio, e di corrispondenti stress, noie e grane piacevolmente assortite.
Direi che in realtà lo studio può anche applicarsi alla situazione politica attuale con uno schieramento con il vento in poppa più per il demerito degli avversari, che per merito proprio, con uno schieramento che si sta dirigendo a tutta birra verso una meritatissima smusata elettorale-politica e soprattutto per la prima volta da, a mio parere, troppi anni, con delle forze realmente autosufficienti e autonome dai tradizionali due schieramenti.
Uno di questi, che in Italia è considerato di "centro liberale", rappresenta ciò che in Europa occidentale si intende per "destra" (UMP, Tories, CDU, Partido Popular, ecc.) per la prima volta può dirsi strutturalmente autonomo e capace di un'azione indipendente dal centrodestra italiano, che in realtà è di natura abbastanza atipica rispetto ai suoi omologhi c.d. "perbene" euro-occidentali, e che dispone di più di una somiglianza con altri schieramenti politici presenti in Europa centrale, senza scomodare partiti europei del tutto generis sui come Russia Unita.
Quello su cui si aggira questo strano "Monti Party" è, dopo le elezioni francesi e quelle greche, il terzo teatro elettorale in cui l'Unione Europea e soprattutto i partiti politici europei giocano un ruolo più che rilevante. E a me, Euro-bimbominchia, la cosa esalta parecchio, prima ancora di ricavare impressioni positive o negative.
L'altra forza che per ora pare autosufficiente e distinta da entrambi i poli è il Movimento 5 Stelle, del Grillo Beppe. Si è detto di tutto del M5S, dal tentativo di liquidarlo come "traditore" (in quanto movimento di "sinistra" che sottrae voti al centrosinistra e dunque favorendo oggettivamente l'avversario) alla terribile taccia di "connivenza con i neofascisti di CasaPound". Tutto ciò pare dettato dalla difficoltà ad ammettere che tale M5S - che pure non amo - non si fonda su una distinzione tra destra e sinistra che ormai è sempre più urlata e meno sostanziale, visto che entrambe le parti sono culminate in un governo di impronta liberal-mercatista, ma è costruito su un'opinione che varia per ciascun tema. Inoltre, e questo è il crimine primigenio dal punto di vista del centrosinistra, quanto meno una parte del M5S non ha il dogma dell'antifascismo. Anti- o Filo- che sia, il M5S sembra essere autosufficiente, e ad esprimere un desiderio non di antipolitica, ma di riscoperta primigenia della politica nella sua essenza, che è quella della partecipazione, che è la dimensione dell'agorà. Agorà che non per forza garantisce questa o quella inclinazione politica nel senso classico, ma che per il suo eventuale rinascere nell'era post-ideologica garantisce l'imprevedibilità e il discostarsi dai vecchi mantra precostituiti.
Da questo punto di vista la mentalità di coloro che si dicono di centrosinistra è infinitamente più dogmatica rispetto a chi si definisce (in Italia!) di centrodestra, fino al punto di fare assurgere l'essere "Anti" (anti-berlusconiano, anti-craxiano, anti-yankee, anti-fascista) a punto qualificante dell'intera identità politica. Cosicché si possono proporre nuove strade politiche, magari abissalmente lontane dalle strade precedenti, mantenendo però la medaglietta di "sinistra".
Misteri del mondo.
Debbo dire che più vado avanti nell'analisi delle dinamiche del mondo, analisi sicuramente incompleta ma comunque esistente, più mi ritrovo a non capire la convinzione con la quale molti si trovano a credere nelle riccette proposte... o quanto meno fingono di farlo. Certo, è meglio se evitano di chiederlo a me, visto che ultimamente il mio spiccato umanesimo proporrebbe quello di realizzare un regime nordcoreano su scala mondiale. Sì, compreso il 41,8% della popolazione sotto le armi. Se fossimo nel 2000 (ebbene no, su Wikipedia non c'è una stima precisa di quanti siamo oggi, comunque le cifre sono più o meno quelle) vorrebbe dire un esercito di circa 2.540.927.755 persone, ma calcolando i dati approssimativi del 2011 l'esercito sarebbe composto da 3.042.527.755 persone, credo abbastanza inutili, al netto di rivolte artatamente provocate per poterle soffocare, preferibilmente tra pianti e stridore di denti e, peggio che inutili, decisamente antiestetiche con quei berretti che sembrano un incrocio tra il Cappellaio Matto in versione da overdose e un bidet ricoperto di stoffa. Almeno il pianto funebre lo sanno fare bene.
Ma sto delirando, ed è tempo di togliere le tende.
Adieu, mon sieurs, adieu, ma dames.
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