In questi giorni, quando manca così poco tempo al voto, si cerca di convincere la gente a votare il partito. Si spiega loro come mai il programma, che è già formato, si adatta alle loro esigenze. Si sottolineano le caratteristiche che più stanno a cuore ai cittadini, ma la partecipazione della cittadinanza attiva al programma è nulla. D'altronde ormai le bocce sono ferme.
La vera attività politica, il vero lavoro di radicamento, non viene a porsi in essere ora, quando l'imperativo è guadagnare il voto e null'altro, ma non può che cominciare il giorno dopo le elezioni. In questo momento post-elettorale si concretizza la vera e reale vita di un partito. Dove verranno tenuti, a seconda delle caratteristiche territoriali, una serie di incontri con i cittadini - di nuovo, quelli attivi - con lo scopo non solo di annunciare, motivare e giustificare le scelte del partito medesimo nei vari organi di governo, ma anche di conoscere da loro stessi le esigenze che hanno.
E poco importa, in fondo, che le esigenze si possano limitare al marciapiede dissestato o si spingano alla riforma della pubblica istruzione: l'essenziale è essere una cinghia di trasmissione tra cittadinanza e governo, nei limiti della possibilità e dell'ansa valoriale di riferimento.
È essenziale in effetti per un duplice ordine di ragioni, tanto "strategico" e di convenzienza, quanto "ontologico" e intimamente connesso alla ragione stessa per cui si fa politica.
È strategicamente importante, perché facendosi conoscere e operando in modo "disinteressato" la fiducia dei cittadini viene conquistata e canalizzata, con un sedimento che al momento del voto darà i suoi frutti.
È moralmente importante perché la politica, pur non essendo "soltanto" una missione di sindacalismo dei cittadini, non può non riconoscere la difesa del popolo come suo nucleo fondamentale.
La vera attività politica, il vero lavoro di radicamento, non viene a porsi in essere ora, quando l'imperativo è guadagnare il voto e null'altro, ma non può che cominciare il giorno dopo le elezioni. In questo momento post-elettorale si concretizza la vera e reale vita di un partito. Dove verranno tenuti, a seconda delle caratteristiche territoriali, una serie di incontri con i cittadini - di nuovo, quelli attivi - con lo scopo non solo di annunciare, motivare e giustificare le scelte del partito medesimo nei vari organi di governo, ma anche di conoscere da loro stessi le esigenze che hanno.
E poco importa, in fondo, che le esigenze si possano limitare al marciapiede dissestato o si spingano alla riforma della pubblica istruzione: l'essenziale è essere una cinghia di trasmissione tra cittadinanza e governo, nei limiti della possibilità e dell'ansa valoriale di riferimento.
È essenziale in effetti per un duplice ordine di ragioni, tanto "strategico" e di convenzienza, quanto "ontologico" e intimamente connesso alla ragione stessa per cui si fa politica.
È strategicamente importante, perché facendosi conoscere e operando in modo "disinteressato" la fiducia dei cittadini viene conquistata e canalizzata, con un sedimento che al momento del voto darà i suoi frutti.
È moralmente importante perché la politica, pur non essendo "soltanto" una missione di sindacalismo dei cittadini, non può non riconoscere la difesa del popolo come suo nucleo fondamentale.
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