domenica 23 settembre 2012

Arremba sempre

Ancora quindici ore e comincio il quinto anno di università. Quindici, perché gli orari assegnano la lezione di inglese a mezzogiorno e trenta. E per il primo periodo del semestre, sarà l'unica lezione di lunedì e martedì, fatti salvi eventuali corsi a scelta.
Che dire... inizio il mio nono semestre all'università, il penultimo dei corsi di laurea e probabilmente della mia vita. In quest'anno che incomincia dovrò sostenere un esame a scelta, fare uno stage e redigere e discutere una tesi per laurearmi. In più dovrò sostenere i miei esami che rimangono. Insomma, tutte cose normali, e normalmente sostenibili.
Solo che... solo che sono stanco morto dell'università. Per motivi interpersonali, come i miei di gran lunga meno di 25 lettori ben sanno; e per motivi del tutto estranei a tali carabattole, perché 5 anni di impegno universitario di fatto costante stancano tutti quanti. Una volta i corsi di laurea duravano quattro anni, e in effetti alla fine del quarto anno, quando metti in saccoccia la tua dodicesima sessione di esami, sei stanco. Sei stanco perché ti sei laureato, e il passaggio si sente. Sei stanco perché ormai sei alla fine. Sei stanco perché sai che hai un anno di semicazzeggio davanti a te e poi inizierà la jungla infinita del lavoro.
Vabbè, in realtà non ho molto altro da dire, né di utile né di disutile.

giovedì 20 settembre 2012

Anno finito

Esami di settembre, finiti, primo anno di magistrale, finito. Sette esami. O quasi. Ieri ho sostenuto l'esame di Diritto dell'Unione Europea. Ed è andato (quasi) bene:
Prof.: Complimenti, 30.
Io: Niente lode?
Prof.: No, è stato
un po' esitante su due domande. Ma se vuole, le tengo buono il 30 e ci vediamo a febbraio
Io: Va bene, allora arrivederci.
Colpa,  siamo onesti, sia mia (la direttiva Bolkenstein e la Golden Share non le ho sapute come avrei dovuto), sia del mio compagno di sventura (sì, interroga in coppia) che, non sapendo molto, ha fatto sì che dovessi rispondere io a molte delle sue domande. Vabbè, amen.
L'importante è aver finito. E se proprio a febbraio non ne ho voglia... il 30 è ancora valido.
Adesso, per questi giorni che mancano (comincio il 24 prossimo venturo), il cazzeggio assoluto è un dovere morale.

venerdì 14 settembre 2012

14 settembre 1982 - 14 settembre 2012

«We are the Saints of this East and its Demons»
Bachir Gemayel

Allego un componimento in proposito


CROCE DI VTTORIA


Cammini di sera per la tua città
Ti accorgi allora di essere solo
di fronte a un muro fatto di odio.
Avanzi insicuro nel buio della notte,
Sai che con te non viene la speranza di vivere da uomo
E non da bandito,
Perché tu sai di essere stato tradito.
Tradito da quel mondo fatto di servi
Tradito da quel mondo fatto di vili,
Tradito da chi parla di libertà,
Tradito da chi vende la tranquillità.
È triste il pianto dei boschi e dei monti, accompagnato dall'acre odore delle bombe,
Piangi Libano lontano e distrutto, piangi i tuoi figli e la tua terra: Bachir è morto.
Ma l'odore l'odore della guerra è vinto dal profumo del cedro 
Risorgi, Libano glorioso, dopo aver assaggiato il duro legno della Croce
Risorgi, Anima cristiana, Bachir ancora combatte per la terra dei suoi cedri.
Crolla la tua casa nel Libano lontano
Perché è una grande colpa essere cristiano
Ammazza i tuoi figli la canaglia vile,
Ma tu non cederai, impugna il tuo fucile!
Prega la Madonna, entra in una chiesa
Chiedi che non venga il giorno della resa
Ora non sei solo, lotta con coraggio
Insieme a te c'è il fuoco che brucerà il col suo raggio
Poniti sul petto la Croce di vittoria
Marcia col fucile sulla strada della gloria!
Uccidere, ti han detto, è un orrido peccato
Ma uccidi per salvare il nome di Chi ti ha creato
E mentre l'occidente immobile rimane,
Il maronita muore solo come un cane.
Non chiede alcun aiuto a chi non glielo dà,
Ma lotta con il Signore, e la sua dignità

(Settimo Sigillo)

giovedì 13 settembre 2012

«FOLGORE!»

Lettera pubblicata sul Corriere della Sera del 28 luglio 2012:

Caro Direttore,
le scrivo per raccontarle un episodio in cui alcuni soldati del 186˚Reggimento Paracadutisti di Siena, hanno svolto in maniera straordinaria, per professionalità, efficienza e anche umanità, un’azione di soccorso per me e mia figlia Costanza di due anni. Il 4 luglio scorso, mentre ero in vacanza in provincia di Siena, ho il sospetto che mia figlia avesse ingerito del veleno per topi e, senza conoscere le strade, mi precipito in macchina verso l’ospedale di Siena. Mentre guidavo in emergenza con le doppie frecce ho avuto la fortuna di incontrare una camionetta di paracadutisti che tornava da un addestramento. Allertati dalle doppie frecce e dalle mie segnalazioni hanno subito accostato e con grande agitazione ho comunicato loro la mia situazione di emergenza e la necessita di raggiungere al più presto l’ospedale. Non conoscevo la strada e la cosa mi angosciava, temevo di perdere tempo prezioso. I militari si sono offerti di farmi strada, e uno di loro è salito in macchina per vigilare su mia figlia mentre guidavo. Il militare è riuscito a tranquillizzare mia figlia che aveva dolori addominali. Mentre guidavo mi rassicurava dicendo che andava tutto bene. La camionetta nel frattempo mi aiutava a districarmi per strade sconosciute e mi faceva da apripista. Arrivati al pronto soccorso, mi sono ritrovata in un’organizzazione perfetta: un militare mi ha preso le chiavi dell’auto per parcheggiarla e permettermi di correre in urgenza. Mia figlia è stata presa in braccio dal militare che era in auto con me e che è corso all’accettazione. Gli hanno aperto la porta subito e lui, che nel frattempo in auto si era appuntato tutte le informazioni da dare ai medici, ha iniziato a esporre in maniera rapida e dettagliata il caso di mia figlia: età, tempistica dei fatti, allergie, medicine… Tutto. Praticamente aveva preso in mano la situazione e, avendo capito il mio stato di stanchezza ed emozione, si è interfacciato al mio posto con l’ospedale, sollevandomi da questo pensiero. Mentre la persona alla reception svolgeva con me le pratiche burocratiche, il paracadutista, sempre con mia figlia in braccio è riuscito a trovare un medico. A tempo di record mia figlia è stata portata in una stanza per iniziare la profilassi. Il militare, rimasto al lato del letto, una volta assicuratosi che tutto si fosse ben avviato ci ha salutati ed è andato via. Nel frattempo un suo commilitone mi aveva riportato le chiavi dell’auto. E io non so i loro nomi, nell’agitazione del momento non li ho chiesti, so solo che, come ha detto il soldato che ha pure risposto al mio cellulare per rassicurare mia sorella che chiamava mentre guidavo, «sono un militare dell’esercito». Sono stata fiera di essere italiana. Vorrei poter esprimere a quei soldati la mia gratitudine per quello che hanno fatto e per l’orgoglio che ho provato.
Distinti saluti, Lisa Esclapon

P.S. Mia figlia Costanza, di 2 anni, sta bene.