È passato già un anno dal terremoto del Tōhoku (che i giapponesi,
allergici alla sintesi, preferiscono chiamare "Terremoto in alto mare
della regione di Tōhoku e dell'Oceano Pacifico"). Non credo che il
Giappone, così idolatrato da buona parte dell'immaginario collettivo
italiano, che credo vi veda una sorta di alter ego e di simbolo del
possibile, possa facilmente dimenticare un disastro consimile. Il
Giappone ne recherà le ferite per anni a venire, e tutto ciò che il
Giappone era è, di fatto, irrimediabilmente segnato.
Non è certo mancata (anche da loro, pur così avezzi ai terremoti e così
pieni di centrali nucleari) l'impreparazione, ma fu una catastrofe quasi
impossibile da prevedere.
Mi sembra che se davvero si può ricavare una lezione, essa sia soprattutto per
l'occidente, così sicuro di sé, così mollemente adagiato sui cuscini
delle proprie convinzioni da dimenticare che si è uomini, e solo uomini,
e nulla si può davvero contro la Natura - decisa o meno da Dio, è
relativamente poco rilevante. E allora pensare che sono passati già
dodici mesi dal "東北地方太平洋沖地震" forse può servire a ricordarci che se ci
ergiamo a déi e a inflessibili giudicatori di tutto e di tutti, lo
facciamo abusivamente e a nostro rischio e pericolo.
Perché siamo stati, siamo e sempre saremo uomini.
A riguardo del Giappone si potrebbero dire molte cose.
Si potrebbe dire dell'economia, che ha ripreso a crescere. Si potrebbe
dire della politica, che ha continuato la sua instabilità. Si potrebbe
dire di tutto.
Ma forse non è nemmeno il momento adatto di dire nulla, se non un augurio di lunga vita:
万歳
萬歳
萬歳
2 commenti:
Il Giappone è un paese totalmente differente dal nostro.
Bel post.
L8D
È un mondo intero diverso dal nostro. Dove sfrecciano treni a 300 km/h e si pregano miriadi di divinità.
Se fosse appena simile a "noi" ci farebbe paura.
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