domenica 11 marzo 2012

11 marzo 2011 - 11 marzo 2012

È passato già un anno dal terremoto del Tōhoku (che i giapponesi, allergici alla sintesi, preferiscono chiamare "Terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell'Oceano Pacifico"). Non credo che il Giappone, così idolatrato da buona parte dell'immaginario collettivo italiano, che credo vi veda una sorta di alter ego e di simbolo del possibile, possa facilmente dimenticare un disastro consimile. Il Giappone ne recherà le ferite per anni a venire, e tutto ciò che il Giappone era è, di fatto, irrimediabilmente segnato.
Non è certo mancata (anche da loro, pur così avezzi ai terremoti e così pieni di centrali nucleari) l'impreparazione, ma fu una catastrofe quasi impossibile da prevedere.
Mi sembra che se davvero si può ricavare una lezione, essa sia soprattutto per l'occidente, così sicuro di sé, così mollemente adagiato sui cuscini delle proprie convinzioni da dimenticare che si è uomini, e solo uomini, e nulla si può davvero contro la Natura - decisa o meno da Dio, è relativamente poco rilevante. E allora pensare che sono passati già dodici mesi dal "東北地方太平洋沖地震" forse può servire a ricordarci che se ci ergiamo a déi e a inflessibili giudicatori di tutto e di tutti, lo facciamo abusivamente e a nostro rischio e pericolo.
Perché siamo stati, siamo e sempre saremo uomini.
A riguardo del Giappone si potrebbero dire molte cose. Si potrebbe dire dell'economia, che ha ripreso a crescere. Si potrebbe dire della politica, che ha continuato la sua instabilità. Si potrebbe dire di tutto.
Ma forse non è nemmeno il momento adatto di dire nulla, se non un augurio di lunga vita:


万歳

萬歳

2 commenti:

Lady8Dark ha detto...

Il Giappone è un paese totalmente differente dal nostro.
Bel post.

L8D

Mach ha detto...

È un mondo intero diverso dal nostro. Dove sfrecciano treni a 300 km/h e si pregano miriadi di divinità.
Se fosse appena simile a "noi" ci farebbe paura.