Il secondo semestre ormai ha concluso la sua strana, seconda settimana e ormai è letgittimo chiedersi se questi sei giorni di lezione sono un anticipo di ciò che verrà, se queste due settimane sono un esempio efficace del fiume che, raggiunta la piana, procede pigro e lento. Sinceramente spero di no.
A costo di ripetermi, è strano dedicare allo studio solo tre mattine, dopo una routine che vedeva cinque mattine di tesi e cinque pomeriggi di lezione. Attualmente segu[iam]o solo due lezioni, essendo i corsi a scelta di questo semestre tutti nel secondo periodo. Per ora seguo "Policy Making dell'UE" (6 CFU), da integrarsi a partire da aprile con "Le politiche dell'UE", pure isso da sei CFU, e "Diritti fondamentali e cittadinanza europea", ebbene anche questo da sei CFU ma spalmato su due lezioni alla settimana per l'intero semestre.
A costo di ripetermi, è strano dedicare allo studio solo tre mattine, dopo una routine che vedeva cinque mattine di tesi e cinque pomeriggi di lezione. Attualmente segu[iam]o solo due lezioni, essendo i corsi a scelta di questo semestre tutti nel secondo periodo. Per ora seguo "Policy Making dell'UE" (6 CFU), da integrarsi a partire da aprile con "Le politiche dell'UE", pure isso da sei CFU, e "Diritti fondamentali e cittadinanza europea", ebbene anche questo da sei CFU ma spalmato su due lezioni alla settimana per l'intero semestre.
I corsi sono abbastanza semplici, e anzi PMUE è almeno per ora la ripetizione di "analisi delle politiche pubbliche", fatto al terzo anno (sembra un secolo fa, caspita, e invece è solo un anno esatto), è la stessa docente di allora a far lezione, anche se provenienti dal suo corso siamo solo in tre, io, A. e I., mentre gli altri provengono o da altre triennali o proprio da altre università. Non è un corso difficile, e quindi proprio per questo è obbligatorio prendere un voto alto, almeno uguale al 29 che presi l'anno scorso, ma certamente non rifiuterò un 30. Peccato che non abbiamo uno straccio di libro di testo, e quindi più
che studiare si tratterà di stare bene attenti a lezione, se e quando
questa si discosterà dagli appunti di un anno fa. XD
Invece il corso che si dovrebbe abbreviare in "DFCE" ma siccome è impossibile da pronunciare diventa "Diritti" e basta è un corso strano, che fa apprezzare in pieno il (relativo) salto di qualità che c'è o ci dovrebbe essere tra un corso di laurea triennale e uno magistrale, visto che "allora" (mamma mia quanto mi sembra di vantarmi ahahah) abbiamo fatto tre corsi di filosofia politica (e mi mangio le mani per non avere fatto il quarto), ma avevano un carattere non tanto di base quanto generalista: ora, le nozioni più o meno assorbite vengono date per scontate per analizzare processi in corso. Per citare la prof di politiche pubbliche, si sta passando dall'acquisizione della cassetta degli attrezzi all'utilizzazione della medesima, ovviamente per quanto possibile in un corso universitario. Questo cambiamento, a dire il vero, si era già avvertito durante il corso di EIE, ma in maniera relativamente più blanda, visto che avevamo utilizzato le nozioni provenienti da una pluralità di corsi, invece che da pochi ben definiti insegnamenti.
Tant'è, questi sono i gravosissimi impegni di studio che sopporto, ben 10 ore di lezione alla settimana, 2+4+4.
Per ora non c'è molto da fare, anche perché se a PMUE siamo in parecchi, due indirizzi su tre, e i 25 posti dell'aula vengono riempiti in batter d'occhio, a Diritti siamo in... quattro, cinque il martedì, e allora la lezione diventa più che altro una chiaccherata, o meglio lo diventerebbe se la prof, dal "leggeeeeeeeeero" accento romano, non rischiasse ogni due minuti di morire di asfissia, da quanto veloce e forte parla. Ciò non toglie che faccia sorridere sentire in bocca a una professoressa i più comuni stereotipi del romanesco parlato, come il "Stare a + infinito", o l'elisione dello stesso infinito, la cadenza quasi inalterata dopo credo una ventina d'anni di docenza a Padova.
Per ora non c'è molto da fare, anche perché se a PMUE siamo in parecchi, due indirizzi su tre, e i 25 posti dell'aula vengono riempiti in batter d'occhio, a Diritti siamo in... quattro, cinque il martedì, e allora la lezione diventa più che altro una chiaccherata, o meglio lo diventerebbe se la prof, dal "leggeeeeeeeeero" accento romano, non rischiasse ogni due minuti di morire di asfissia, da quanto veloce e forte parla. Ciò non toglie che faccia sorridere sentire in bocca a una professoressa i più comuni stereotipi del romanesco parlato, come il "Stare a + infinito", o l'elisione dello stesso infinito, la cadenza quasi inalterata dopo credo una ventina d'anni di docenza a Padova.
All'inizio ho scritto che spero che non sia un assaggio di ciò che verrà, ma non è riferito, evidentemente, ai corsi, né, men che meno, ai compagni di corso, molto simpatici e amichevoli (quasi più dei matti della triennale, a dire la vera verità). Forse, e se "forse" è "certo", è dovuto al fatto che vivo in una tensione allucinante, susctata dalla profonda nostalgia che mi assale appena penso a lei, mi giro e vedo che non c'è. E allora che debbo fare? Ci sono tre opzioni, e tutte sono potenzialmente disastrose: provarci-dichiararmi-stringere in modo non equivocabile, col rischio che si debbano poi affrontare tot mesi di gelo reciproco, fino alla fine dell'università, avvicinarsi gradualmente, col rischio che non colga e che si rimanga inchiodati nella condizione (odiosa) di amico e nulla più; o cercare di non pensarci più, cosa abbastanza difficile, visto quant'è bella, dolce, e tutto il solito florilegio che gli innamorati dedicano alla de cuius, solo che stavolta sono meritati in pieno.
E non so cosa fare.
Per dirla in modo educato... fuck.
E non so cosa fare.
Per dirla in modo educato... fuck.
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