venerdì 20 gennaio 2012

Est modus in rebus

Nelle cose c'è la misura (il modo) (da rispettare), era un detto degli antichi. Sesto giorno di affondamento della nave "Concordia" della compagnia di navigazione "Costa", minutamente raccontato dalla stampa - di ogni genere - e doviziosamente commentato dai 60.000.000 (circa) di Comandanti Superiori che nel tempo libero fanno i Commissari Tecnici della Nazionale.
Come in ogni tragedia del mondo moderno che si rispetti, abbiamo prima di tutto un Eroe, il Capitano di Fregata Gregorio De Falco, della Capitaneria di Porto di Livorno. Un duro, un vero uomo, asciutto, brizzolato. Che ha trovato la via dell'immortalità non "vivendo davvero" ma con un più prosaico «Vada a bordo, cazzo!», scattato in una situazione di tensione e crisi. Ordinando al Cattivo, di cui si parlerà, di risalire una biscaggina (= scala di corda) da cui stavano scendendo i passeggeri. Col buio. Ormai è diventato un'icona, sia del social network sia (purtroppo) dei perbenisti, dei quali penuria non c'è mai, che stanno provando a costruirci sopra un novello Cincinnato.
Come anche il Vice-Eroe, un animatore dei fanciulli altrimenti liberamente gironzolanti. Che ha riunito e condotto al soccorso, in mezzo a calamari giganti, Grandi Antichi e Dei Esterni, aiutato solo da demoni babilonesi e da incalliti bevitori di Peroni che ne ordinano cinque al colpo.
Ora, tanto De Falco quanto l'animatore, di cui ora non ricordo il nome, hanno dimostrato fermezza, coraggio, decisione, capacità "operativa". Hanno di sicuro brillato anche di fronte al Cattivo e alla sua congrega di cattivi accoliti. Ma, onestamente, chiamarli eroi sarebbe un poco esagerato. A differenza dei "veri" eroi, sia marinareschi (Fecia di Cossato? Toti? Calamai?) che non (come i soccorritori della Fire Brigade di New York City), non hanno deliberatamente scelto di "rischiare", di mettersi così tanto in gioco.
E poi, giustamente, c'è anche il Cattivo, un vero Cattivo financo nell'aspetto, il Comandante Francesco Schettino, che abbandona la nave, si fa prendere dal panico e va fuori di matto. Neanche un moscone o un pedalò comanderà, non c'è da aver tema, e sperabilmente nemmeno il resto degli Ufficiali di bordo. E, giustamente, per mano di quei perbenisti che prontamente elevano alla gloria dei laici altari il DeFalco, lo Schettino è elevato al paradigma (auto)assolvente dell'Italia "peggiore", buttando tutto in politica.
In questa tragedia (reale, un disastro così è difficile da immaginare) ad aver brillato è soprattutto la banalità ricca di aggettivi ipertrofici dei giornalai d'Italia.
Che sanno usare solo "tragedia", "eroe", "indegno", e pontificare (starnazzare) su argomenti di cui non solo non capiscono nulla, ma su cui non si informano a dovere. E tutti a dar loro seguito, su internet, e a rider loro dietro, parlando tra persone normali.

Mah.

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