martedì 31 gennaio 2012

+1

A quanto pare... in  triennale si sono stufati di me. Passata informatica, domani (il 31, quindi oggi) registro;  oggi (il 30, quindi ieri) ho registrato il tirocinio formativo.
Ora, anzi non ora ma fra poche ore quando le righe riempite sul libretto arriveranno a quota 22, manca solo la discussione della tesi. Domani mattina devo mettermi a scrivere, in modo serio, costante y continuo. Debbo praticamente rifare l'introduzione, allargando le motivazioni e spiegando il piano dell'opera. Quindi si lavora, con l'obiettivo di finire di scrivere entro e non oltre il 2 febbraio. Il 2 stesso lo do in stampa, in modo tale da consegnarlo alla mia relatrice il 3 (se non addirittura il 2 stesso). Implementate le (sperabilmente poche) necessarie correzioni, lo darò in stampa definitiva, e finalmente consegnerò il tutto.
Insomma, saranno giorni di lavoro piuttosto intenso: ma che soddisfazione e che sollievo guardare alla laurea come cosa ormai definita e acquisita, sventura permettendo.

giovedì 26 gennaio 2012

-1

Domani c'è l'appello di abilità informatiche. Lo devo passare, altrimenti non mi laureo a febbraio e, quindi, perdo la possibilità di iscrivermi in corso d'anno. E dovrei aspettare ottobre, con tutte le conseguenze del caso. Come già scritto precedentemente, lo considererei una sconfitta a dir poco umiliante, oltre a perdere definitivamente di vista persone da cui non voglio allontanarmi "oltre misura".
Non so. Io mi sono esercitato, in modo spero completo. Tabelle e grafici li so produrre, ma a volte le consegne non sono tra le più chiare. Domani affronterò la prova in due moduli: alle 9 di mattina e a mezzogiorno. Mi sento abbastanza pronto, ma è difficile avere una consapevolezza razionale quando in due tranche da 45 minuti ci si gioca non dico la riuscita universitaria, ma sicuramente una bella fetta di senso di realizzazione. Vorrei davvero riuscire. Certo, potevo muovermi prima, ed è in effetti colpa mia se in questi tre anni non mi sono dato una mossa, ma c'erano continue sovrapposizioni con i corsi degli esami veri e propri, e in ogni caso ormai rileva poco. Quel che conta è riuscire, e basta.
Superato (speriamolo) questo scoglio, debbo registrare lo stage lunedì prossimo, allegando una relazione di non oltre tre pagine, e consegnare la stesura definitiva della tesi entro l'1 febbraio, anche se sarebbe bello riuscirci già il 31. Si tratta di sistemare un po' l'introduzione, e ho già la scaletta. Abilità informatiche, un'idoneità, sarà registrata il 31 o entro il 6 febbraio, in modo che si possa consegnare tutto entro il 7, termine ultimo per la consegna della tesi (una copia, fimata, in presidenza di facoltà, anche se le facoltà non ci sono più) e del libretto universitario (in segreteria studenti).
Consegnato tutto il consegnabile, sono libero come l'aria: 15 giorni durante i quali potrò ripassare la tesi e, perché no?, completare l'esame di EIE, alzando un dignitosissimo 28 a un 30. Devo studiare metà libro, poco più di 100 pagine, in una settimana. Sono argomenti che il professore ha spiegato in modo esaustivo a lezione, e che comunque mi piacciono molto, quindi non penso di avere eccessivi problemi.
Il 22 febbraio, comunque, ho la discussione della tesi. Con il punteggio degli esami entro con il 100 o con il 101 su 110 (100,74): a questo punteggio si aggiungono due punti velocità e da 0 a 5 punti per la tesi in sé. Ho quindi la ragionevole sicurezza di raggiungere un voto tra il 105 e il 107, e addirittura il 108, se vengo conteggiato come 101 di partenza.
Insomma, l'unica vera fonte di ansia è domani e ovviamente l'intervallo che separa l'esame dalla pubblicazione dei risultati. Poi finirò di preoccuparmi per la laurea (triennale) e potrò risolvere, uno ad uno, tutti gli altri problemi che pazientemente stanno in fila.
E devo dire che forse era anche ora.

venerdì 20 gennaio 2012

Est modus in rebus

Nelle cose c'è la misura (il modo) (da rispettare), era un detto degli antichi. Sesto giorno di affondamento della nave "Concordia" della compagnia di navigazione "Costa", minutamente raccontato dalla stampa - di ogni genere - e doviziosamente commentato dai 60.000.000 (circa) di Comandanti Superiori che nel tempo libero fanno i Commissari Tecnici della Nazionale.
Come in ogni tragedia del mondo moderno che si rispetti, abbiamo prima di tutto un Eroe, il Capitano di Fregata Gregorio De Falco, della Capitaneria di Porto di Livorno. Un duro, un vero uomo, asciutto, brizzolato. Che ha trovato la via dell'immortalità non "vivendo davvero" ma con un più prosaico «Vada a bordo, cazzo!», scattato in una situazione di tensione e crisi. Ordinando al Cattivo, di cui si parlerà, di risalire una biscaggina (= scala di corda) da cui stavano scendendo i passeggeri. Col buio. Ormai è diventato un'icona, sia del social network sia (purtroppo) dei perbenisti, dei quali penuria non c'è mai, che stanno provando a costruirci sopra un novello Cincinnato.
Come anche il Vice-Eroe, un animatore dei fanciulli altrimenti liberamente gironzolanti. Che ha riunito e condotto al soccorso, in mezzo a calamari giganti, Grandi Antichi e Dei Esterni, aiutato solo da demoni babilonesi e da incalliti bevitori di Peroni che ne ordinano cinque al colpo.
Ora, tanto De Falco quanto l'animatore, di cui ora non ricordo il nome, hanno dimostrato fermezza, coraggio, decisione, capacità "operativa". Hanno di sicuro brillato anche di fronte al Cattivo e alla sua congrega di cattivi accoliti. Ma, onestamente, chiamarli eroi sarebbe un poco esagerato. A differenza dei "veri" eroi, sia marinareschi (Fecia di Cossato? Toti? Calamai?) che non (come i soccorritori della Fire Brigade di New York City), non hanno deliberatamente scelto di "rischiare", di mettersi così tanto in gioco.
E poi, giustamente, c'è anche il Cattivo, un vero Cattivo financo nell'aspetto, il Comandante Francesco Schettino, che abbandona la nave, si fa prendere dal panico e va fuori di matto. Neanche un moscone o un pedalò comanderà, non c'è da aver tema, e sperabilmente nemmeno il resto degli Ufficiali di bordo. E, giustamente, per mano di quei perbenisti che prontamente elevano alla gloria dei laici altari il DeFalco, lo Schettino è elevato al paradigma (auto)assolvente dell'Italia "peggiore", buttando tutto in politica.
In questa tragedia (reale, un disastro così è difficile da immaginare) ad aver brillato è soprattutto la banalità ricca di aggettivi ipertrofici dei giornalai d'Italia.
Che sanno usare solo "tragedia", "eroe", "indegno", e pontificare (starnazzare) su argomenti di cui non solo non capiscono nulla, ma su cui non si informano a dovere. E tutti a dar loro seguito, su internet, e a rider loro dietro, parlando tra persone normali.

Mah.

mercoledì 11 gennaio 2012

Una buona e una cattiva (a metà)

Università.
Prima la cattiva: segato in Excel. Saltappello cancellato per i laureandi, ce la devo mettere tutta.
Poi la buona: 30 in Diritto Pubblico Comparato.
Sti cazzi, e per una volta non alla romana, mi si perdoni la scarsa modestia.
Ah, nota a margine: le ho parlato e non ho balbettato in preda all'ansia (!) Urrah per me. Sembro (più non sono ormai) un adolescente alla sua prima cotta.
Mioddio.

lunedì 9 gennaio 2012

Res ad Triarios rediit

Domani - tra poche ore - comincerò a conoscere il mio futuro accademico. Oh, buon Dio, ho quasi paura.

sabato 7 gennaio 2012

Università e altre storie

Questo nuovo anno si snoda, almeno in questo scorcio iniziale, un po' così. Così come? Così boh, sottotono, diciamo. Problemi al pc, di origine ignota, mi stanno facendo apprezzare l'arte dell'essere ospitato da postazioni "amiche". Un po' così va anche la mia voglia di studiare, con tutto che l'esame è mercoledì. In parte è per l'ansia per il voto di abilità informatiche, con cui mi gioco l'anno. Sinceramente mi deprimerebbe un sacco perdere l'anno per tre moduli del cavolo, non mi sembra molto giusto: ho fatto un anno veramente brillante, alzando pesantemente una media già non bassissima. Sbattere il muso contro una cosa di questo genere mi sembra una vera beffa. In parte è per pura e semplice noia, sono messo male pure con la tesi, non riesco mai a completarla (e con quest'ansia non ci riesco nemmeno), e sia l'una o sia l'altra cosa non riesco a concentrarmi come dovrei.
Poiché ho presentato un libro all'inizio di dicembre ho da preparare solo quattro capitoli su otto del manuale assegnato come libro di testo, e meno male, altrimenti sarei davvero nei guai, visto che finora sono a metà (anzi, due terzi) del terzo capitolo. Quindi domani dovrei mettermi d'impegno e finire il capitolo e un terzo che mi rimane, non è poi tanta roba, e cominciare il ripasso (che più che un ripasso e un ripetere le distinzioni e classificazioni che via via fa). Per fortuna è un esame orale, mi trovo meglio che con gli scritti.
E poi ad aspettare con ansia i risultati dei moduli, ogni mezzora controllerò, ma perché non mi promuovono e basta?
Che nervoso. E immagino che anche la mia relatrice stia aspettando almeno il secondo e il terzo capitolo della tesi, così per gradire, ma c'è così tanto da fare, così tanti impegni da onorare, così tante cose al cui passo rimanere. Debbo confessare che un po' sono sfiduciato per questo inizio d'anno, che sembra disattendere (in peius, chiaramente) anche le mie pessimistiche previsioni.
O forse sono io che, attanagliato dal consueto isolamento peri-epifanico non riesco a ragionare lucidamente come vorrei. Forse ho bisogno di una vacanza, e un'occasione si prospetterebbe per il 17, con la laurea di S. a Roma,  La Sapienza, in Lingue, magistrale. Ma nessuno della compagnia di Padova ci va, e giù sarei completamente perso, conoscendo solo G., che però a quanto ho capito a S. va un po' dietro, quindi una mia eventuale presenza (da ospite del S.'s sofa, clearly) sarebbe forse fonte d'imbarazzo, se non per G. almeno per me. In più a Roma non conoscono le tradizioni della bieca umiliazione che noi studenti dell'UniPd siamo usi infliggere ai fortunati neodottori, quindi più di un applauso e di una pacca sulla spalla non si farà, a meno di non voler rischiare l'ebrezza di una denuncia o di una segnalazione.
E allora meglio attendere l'ubriacatura molesta del sabato successivo, giorno in cui S. tornerà a Padova e radunerà la Padovabrigade.
Ma comunque mi manca l'allegra spensieratezza, occupata solo a rilassarsi, divertirsi e ammirare la città dei brevi ma piacevolissimi giorni trascorsi a Firenze.
Forse dovrei prendere e andare per i casi miei, un po' alla cieca, dove capita capita, qualche giorno in centro Italia. Treno fino a una località a caso (che ne so, 15 euro di interregionale), poi gironzolare per i dintorni o meno dintorni del tutto alla giornata, prendendo autobus e treni locali secondo l'estro del momento. Cercare un ostello e/o qualche altro posto letto a buon prezzo, mollare giù lo zaino (o anche no), entrare in bar o birrerie, provare ad immergermi nelle strade dei paesi di provincia, cercando una trattoria (o ci sono solo in Veneto?) o qualsiasi altro posto economico dove mangiare ed esplorare i dintorni. Chissà, prima o poi lo farò... magari quest'estate. Da soli, poi, dovrebbe essere ancora più affascinante che in compagnia, più o meno dolce. Chissà, il budget nei piani dovrebbe essere relativamente ridotto, dacché l'idea è girare il più possibile al risparmio.
Ma intanto, se le vacanze di puro spegnimento mentale sono ancora lontane, forse ricominciare con la routine universitaria, torcimenti stomacali a parte, non è poi una così brutta idea, almeno ho degli orari scanditi e degli atti, quasi rituali, che un po' di concentrazione me la fanno trovare.
¿Quién sabe?

venerdì 6 gennaio 2012

Tempo di bilanci


Anche quest'anno, in questo strano inverno che forse non sa ancora di essere iniziato, la grande sarabanda delle feste è finita. Oggi è venerdì, domani e dopodomani sono solo i riverberi festivi di qualcosa che già oggi sta svanendo, se mai è esistito sul serio. Anche queste, le ultime?, feste di Natale sono una faccenda già quasi da archiviare. Alcuni pacchetti di dolci occhieggiano qui e lì, per fortuna in casa non siamo una congrega di "calendaristi". Le vacanze sono finite formalmente, ma forse mi viene il dubbio che siano davvero iniziate.
Tradizionalmente le vacanze sono un periodo di cazzeggio colpevole, di pigrizia appena sfiorata dagli esami che si approssimano, sì, ma ancor son lontani, di tranquillità cercata e ostentata. Per molteplici motivi, cuori, accademie, amici e quant'altro queste vacanze sono state a dire poco atipiche e strane. Strane, non spiacevoli, ma anzi venate da momenti di serenità e soddisfazione, come a Capodanno, che ho passato a Firenze con buoni amici e nuove, folli conoscenze: ho rivisto (e la cosa fa sempre piacere) C., ho finalmente conosciuto G. dal vivo dopo gran parlare, ho conosciuto anche DBRS e soprattutto ho conosciuto I Due Fratellini, panineria sublime e aristocraticamente popolare. I momenti piacevoli ci sono stati, e non sono stati nemmeno pochi, e provo a conservarli, separandoli dai momenti forse più pesanti degli altri giorni, persi tra lo studio - l'esame di Diritto Pubblico Comparato è l'11 gennaio, ormai davvero vicino - e l'ansia del risultato dell'ultimo esame, dal quale dipende la mia carriera accademica.
Tempo di bilanci, come ho scritto nel titolo, ma forse di bilanci veri e propri non è consentito trarne, quando ancora in realtà l'anno è nel pieno della sua cavalcata, e poco importa se formalmente una cifra, in coda, è variata anche questa mezzanotte di Capodanno.
Oggi è venerdì, domani è sabato, e domani si sarà del tutto fuori dalle vacanze, e l'ultimo refolo vacanziero è volato via in queste ore. Già adesso, andando per i negozi, occhieggiano galani, chiacchiere e frittelle, come se si avvertisse in modo soffocante il tempo che corre e che mai si riesce a raggiungere. Il 2012 è arrivato, abbiamo completato di attraversare quest'anticamera che la retorica natalizia vorrebbe tanto grigia, fredda e nevosa fuori, quanto calda, luminosa e piacevole dentro. E comincia un nuovo mondo, sempre uguale a sé stesso e sempre diverso.
Buon 2012.