lunedì 28 maggio 2012

Eccessivi timori

Se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevedere tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero.
Josè Saramago

venerdì 25 maggio 2012

Può darsi che un giorno saremo contenti di essere solo lontani parenti

In questi giorni un po' abbacchiati ho dedicato parte del mio tempo libero alla lettura; di questi tempi mi affascina molto il tema delle origini ancestrali della cultura occidentale, e soprattutto dei ceppi linguistici: in questo campo domina l'elemento, a dir la verità fascinoso, del comune retaggio indo-europeo, retaggio che un po' intimorisce, se si pensa che ha dato vita a lingue molto differenti tra di loro e su un'estensione geografica di dimensioni ultra-continentali: dall'Islanda all'India nordorientale, senza contare tutti i territori di "colonizzazione" linguistica di idiomi derivati dalle lingue indoeuropee: basti pensare alle Americhe, dove si parla inglese, spagnolo, portoghese, italiano, francese, persino un po' di tedesco. Essendo uno "studio" collegato principalmente alla lingua, ho mosso i miei primissimi passi nella linguistica, e contemporaneamente nella dimensione archeologica di essa. Ancora con risultati piuttosto scarsi, come del resto è normale, ma ho scoperto un universo a dir poco affascinante.
Ovviamente, tra le altre discipline che concorrono a illustrare la storia arcaica d'Europa, c'è la genetica, o meglio la genetica storica, che mostra con un ragionevole grado di precisione i movimenti dei "pacchetti genetici", e quindi delle popolazioni. La cosa bella è che uno studio non dico serio, ma almeno che vada oltre l'indice dei manuali di base, smonta credo il 90% dell'armamentario ideologico-retorico tanto dei razzisti quanto degli antirazzisti. Ah, la semplificazione e la grossolanità, come sono belle.
Ma ciò che mi sta a cuore non è nel fatto che parlare di "Uait Paua" o di "Siamo tutti uguali dal punto di vista fisico e fisiologico" è una sciocchezza.
Tra le moltre nozioni che ho appreso quanto a questi dotti temi e non solo sui libri, ho imparato una cosuccia nuova davvero curiosa. E cioè che il DNA dei popoli della Sardegna arcaica - precedente alle grandi migrazioni indoeuropee che sconvolsero l'Europa da tutti i punti di vista - il DNA, dicevo, di questi popoli, che alcuni identificano con gli Shardana, è molto distinto e differente da quello dei bellicosi seminomadi che nel V millennio a.C. sterminarono la civiltà della Valle del Danubio.
Questo è anche normale, facendo parte di due ceppi etnico-linguistici completamente differente. Quello che è meno normale, o forse semplicemente meno prevedibile, è che questo DNA era strettamente collegato alle genti uralo-altaiche che dalla Corea migrarono in Giappone, nel Paleolitico inferiore (credo).
Ora, in sette millenni di grandissima dominanza dei numeri delle stirpi indoeuropee, il DNA è andato mescolandosi considerevolmente, e parlare di "pura razza pre-indoeuropea" è discretamente fuori luogo.
Ciò nonostante, in effetti, è vero che alcuni sardi hanno gli occhi vagamente a mandorla, il naso delicato e dolce, i lineamenti armoniosi simili a quelli che si possono trovare nel Sol Levante.
Che in qualche parte dell'identità ancestrale sarda scintilli ancora al sole l'antenato comune di una katana e di una Labrys?

lunedì 21 maggio 2012

Banale considerazione

A volte essere scemo è considerato peggio che essere senza cuore.
Però io preferisco essere scemo che senza cuore.

domenica 20 maggio 2012

Mach e i misteri del badge universitario

Il titolo in effetti non voleva che essere una riproposizione del salgariano "I misteri della jungla nera", con il bengalese Tremal Naik e il maratto Kammamuri che fanno il culo a quel grandissimo figlio di sacerdotessa di casta brahmana e di pariah quale effettivammente Suyodhana è.
Sia come sia, il titolo in realtà è diventato altro: anche perché "i misteri del badge nero" non ha molto senso, quando in effetti il badge universitario è rosso-grigio-bianco, e in più la notizia poteva essere scambiata per una inopinata  affermazione di vedute politiche: vedute politiche che, tra le altre cose, hanno ricevuto considerazione a causa delle elezioni universitarie. Ma questa è un'altra storia, forse, o forse no.
Preso atto che a) è del badge universitario che si sta parlando, b) questo badge è rosso-grigio-bianco e che c) ho letto il ciclo indo-malese di Salgari, veniamo un attimo alla questione: il mio badge universitario NON funziona.
O meglio, nei lettori della biblioteca, attraverso cui bisogna strisciarlo per accedere agli scaffali librari, funziona alla grande (eccezioni a parte, per esempio quando all'improvviso il sistema di controllo degli accessi, installato da pochi mesi, si guasta e ti chiude DENTRO l'unica sala con UNA sola uscita, naturalmente con un portone blindato anti-incendio, anti-esplosione, anti-inondazione, anti-tutto ma ovviamente non anti-idioti), dicevo per prendere in prestito libri che possono essere presi in prestito anche con il libretto il badge funziona alla grande.
Per essere riconosciuti come aventi diritto allo sconto in mensa (i.e. per non essere schiaffati in fascia alta) bisogna presentare l'ISEE e la domanda apposita all'inizio dell'anno e naturalmente occorre esibire il badge che, dotato di apposita banda magnetica, magicamente farà apparire sul computer del tizio in cassa la scritta così gradevole da vedere. Bene, in nessuno dei lettori delle mense universitarie o convenzionate il mio badge viene riconosciuto. Splendido. E così sono schiaffato d'autorità in fascia alta (se ho il libretto) o addirittura in fascia-ospiti (se non ce l'ho). Per carità, molto giusto, molto appropriato, solo che, mannaggia la miseria, mi sono iscritto al corso magistrale il 6 marzo e ho ricevuto il 6 marzo il badge.
E il 6 maggio, dopo una volta che l'ho usato, era già inservibile, un rettangolino di plastica inerte, con conseguente aggravio dei costi.
Ora, non vorrei dire, però mi dà fastidio, e non poco, che si spendano centinaia di migliaia di euro per cambiare tutti i settantamila e oltre badge degli studenti universitari e che dopo due mesi questi siano già smagnetizzati e/o altrimenti inservibili. Quando magari questi stessi soldi - frutto per il 14% delle nostre tasse universitarie, visto che adesso è di moda fare gli antipolitici-del-portafoglio, in vero spirito da mercanti - potevano essere impiegati in modo più efficiente, come magari, che ne so, tenere aperte due mense su quattro la sera, o chissà che altro.
Vabbè, la logica, si sa, finisce dove comincia la burocrazia.
Ma che senso ha?

giovedì 17 maggio 2012

Actual badass

‎«I am considering two promises. One is the promise of Allah, the other of Bush. The promise of Allah is that my land is vast...the promise of Bush is that there is no place on Earth where I can hide that he won't find me. We shall see which promise is fulfilled.»
Mullah Omar, 2001

domenica 13 maggio 2012

Love rant

Io non dò eccessiva importanza all'amor proprio, ci sono cose più importanti. Più importante dell'amor proprio c'è l'amore, c'è la dignità, c'è l'onestà e la consapevolezza di non strisciare per un vantaggio materiale.
Insomma, ci sono un sacco di cose, sebbene l'amor proprio stesso sia importante.
Peccato che ora sembra che l'abbia dimenticato - rectius, che abbia gettato alle ortiche tutte queste pare mentali.
Altrimenti non starei piangendo come un cane da una settimana perché - diciamolo brutalmente - la ragazza di cui sono innamorato semplicemente non mi bada, dopo avermi, gradevolmente, non posso certo negarlo, preso per il culo per mesi di avvicinamenti e ritirate, di aperture e di muri. O forse sono io che mi sono illuso, preso com'ero nel tentativo di discernere un minimo segnale positivo da parte sua.
Alla faccia della maturità, in queste cose dopo i 15-16 anni non ci si evolve più, e l'investimento emotivo rimane sempre enorme, con i ben noti, devastanti risultati finali.
Purtroppo dai 15-16 anni di cui sopra sono passati 7-8 anni (anzi, ormai quasi 8-9), e di "storie" (che brutta parola) ne ho avute, magari non troppe, ma ne ho avute, e sono finite lasciandomi l'amaro in bocca, triste, depresso quel che è giusto, eccetera. Ma non ho mai pianto, almeno quest'umiliazione mi è stata risparmiata.
Questa volta sembro aver fatto tesoro dell'esperienza pregressa, visto che è da una settimana che perfino a lezione non riesco a trattenere le lacrime, e pure prima che fosse nato qualcosa.
Grandi prospettive, senza dubbio.