Angustiato. Potrebbe essere un buon titolo per un post. Però non sono angustiato. Forse... stufo. Stanco. E scoraggiato. Ecco, scoraggiato forse lo sono. E sfiduciato. Eppure c'è la laurea alle porte. Dovrei essere ansioso. Esaltato. Insomma, qualcosa di diverso dalla tristezza che mi sento addosso e che definirei "infinita" se non fosse solo un contrappunto un po' troppo banale alla "gioia infinita" di ormai logoro abuso in canzoni poesie brani di dubbio e sicuro valore artistico.
E allora sono solo triste. Non so, anzi, no, il motivo lo so, ma non so, leggi non ho voglia di, spiegarlo.
Non qui. Non qui che chi non dovrebbe leggere forse legge e chi dovrebbe farlo forse non lo fa. Mamma mia che pare mentali che mi faccio alle 2.34 di notte. Forse sono solo stanco che nulla riesca mai a realizzarsi fino in fondo come piacerebbe a me. Ma in fondo perché dovrebbe?
E allora chiudo le dita e svanisce come un sogno, o come un soffio di fumo. E mi piacerebbe afferrarne almeno il lembo della veste, per una volta.
E allora chiudo le dita e svanisce come un sogno, o come un soffio di fumo. E mi piacerebbe afferrarne almeno il lembo della veste, per una volta.
E allora? Perché scrivere? Forse solo perché così ci si sfoga, almeno in parte.
Chissà.
Ah, momento di pura vanità: secondo esame magistrale, secondo 30. Economia dell'Integrazione Europea (politica economica, essenzialmente). Questo corso di studi si apre niente male. Speriamo che continui in modo altrettanto positivo.
E, tanto per fare lo sborone, a voi l'ultimo pezzo del De Catilinae coniuratione.
Ah, momento di pura vanità: secondo esame magistrale, secondo 30. Economia dell'Integrazione Europea (politica economica, essenzialmente). Questo corso di studi si apre niente male. Speriamo che continui in modo altrettanto positivo.
E, tanto per fare lo sborone, a voi l'ultimo pezzo del De Catilinae coniuratione.
Sed confecto proelio, tum vero cerneres, quanta audacia quantaque animi vis fuisset in exercitu Catilinae. Nam fere quem quisque vivos pugnando locum ceperat, eum amissa anima corpore tegebat. Pauci autem, quos medios cohors praetoria disiecerat, paulo divorsius, sed omnes tamen advorsis volneribus conciderant. Catilina vero longe a suis inter hostium cadavera repertus est, paululum etiam spirans ferociamque animi, quam habuerat vivos, in voltu retinens. Postremo ex omni copia neque in proelio neque in fuga quisquam civis ingenuos captus est: ita cuncti suae hostiumque vitae iuxta pepercerant. Neque tamen exercitus populi Romani laetam aut incruentam victoriam adeptus erat. Nam strenuissumus quisque aut occiderat in proelio aut graviter volneratus discesserat. Multi autem, qui e castris visundi aut spoliandi gratia processerant, volventes hostilia cadavera amicum alii, pars hospitem aut cognatum reperiebant; fuere item qui inimicos suos cognoscerent. Ita varie per omnem exercitum laetitia, maeror, luctus atque gaudia agitabantur.
Ma, terminata la battaglia, allora in verità avresti potuto vedere quanto eroismo e quanta forza d'animo ci fossero stati nell'esercito di Catilina. Infatti circa quel medesimo posto che ciascuno aveva occupato da vivo combattendo, lo ricopriva col corpo dopo essere morto (lett.: persa la vita). Pochi poi che la coorte pretoria aveva disperso nel centro, erano caduti un po' più lontano, ma tuttavia tutti con ferite sul petto. Catilina poi fu trovato lontano dai suoi tra i cadaveri dei nemici, che respirava ancora un po' e che manteneva sul volto quella fierezza d'animo che aveva avuto da vivo. Infine di tutto il (suo) esercito non fu catturato nessun cittadino libero né in battaglia né in fuga; a tal punto tutti avevano risparmiato ugualmente la loro vita e quella dei nemici. Nè tuttavia l’esercito del popolo romano aveva conseguito una vittoria lieta o incruenta. Infatti tutti i più valorosi o erano caduti in battaglia o ne erano usciti gravemente feriti molti poi che erano usciti dall’accampamento per vedere o per fare bottino, rivoltando i cadaveri dei nemici, trovavano chi un amico, chi un ospite o un parente; vi furono anche alcuni che riconobbero (lett.: riconoscevano) dei nemici personali. Così variamente per tutto l’esercito si mescolavano letizia, tristezza, lutto, gioie.
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