giovedì 23 febbraio 2012

Con 107 baci

Alla fine... mi sono laureato.
Ce l'abbiamo fatta!

«Con l'autorità conferitami dal Magnifico Rettore la proclamo Dottore in Scienze Politiche, Studi Internazionali ed Europei con la valutazione finale di centosette su centodieci.»
Che sollievo.

Il resto... ad ulteriori aggiornamenti.

domenica 19 febbraio 2012

Pare di notte n. 1

Angustiato. Potrebbe essere un buon titolo per un post. Però non sono angustiato. Forse... stufo. Stanco. E scoraggiato. Ecco, scoraggiato forse lo sono. E sfiduciato. Eppure c'è la laurea alle porte. Dovrei essere ansioso. Esaltato. Insomma, qualcosa di diverso dalla tristezza che mi sento addosso e che definirei "infinita" se non fosse solo un contrappunto un po' troppo banale alla "gioia infinita" di ormai logoro abuso in canzoni poesie brani di dubbio e sicuro valore artistico.
E allora sono solo triste. Non so, anzi, no, il motivo lo so, ma non so, leggi non ho voglia di, spiegarlo.
Non qui. Non qui che chi non dovrebbe leggere forse legge e chi dovrebbe farlo forse non lo fa. Mamma mia che pare mentali che mi faccio alle 2.34 di notte. Forse sono solo stanco che nulla riesca mai a realizzarsi fino in fondo come piacerebbe a me. Ma in fondo perché dovrebbe?
E allora chiudo le dita e svanisce come un sogno, o come un soffio di fumo. E mi piacerebbe afferrarne almeno il lembo della veste, per una volta.
E allora? Perché scrivere? Forse solo perché così ci si sfoga, almeno in parte.
Chissà.

Ah, momento di pura vanità: secondo esame magistrale, secondo 30. Economia dell'Integrazione Europea (politica economica, essenzialmente). Questo corso di studi si apre niente male. Speriamo che continui in modo altrettanto positivo.

E, tanto per fare lo sborone, a voi l'ultimo pezzo del De Catilinae coniuratione.

Sed confecto proelio, tum vero cerneres, quanta audacia quantaque animi vis fuisset in exercitu Catilinae. Nam fere quem quisque vivos pugnando locum ceperat, eum amissa anima corpore tegebat. Pauci autem, quos medios cohors praetoria disiecerat, paulo divorsius, sed omnes tamen advorsis volneribus conciderant. Catilina vero longe a suis inter hostium cadavera repertus est, paululum etiam spirans ferociamque animi, quam habuerat vivos, in voltu retinens. Postremo ex omni copia neque in proelio neque in fuga quisquam civis ingenuos captus est: ita cuncti suae hostiumque vitae iuxta pepercerant. Neque tamen exercitus populi Romani laetam aut incruentam victoriam adeptus erat. Nam strenuissumus quisque aut occiderat in proelio aut graviter volneratus discesserat. Multi autem, qui e castris visundi aut spoliandi gratia processerant, volventes hostilia cadavera amicum alii, pars hospitem aut cognatum reperiebant; fuere item qui inimicos suos cognoscerent. Ita varie per omnem exercitum laetitia, maeror, luctus atque gaudia agitabantur.

Ma, terminata la battaglia, allora in verità avresti potuto vedere quanto eroismo e quanta forza d'animo ci fossero stati nell'esercito di Catilina. Infatti circa quel medesimo posto che ciascuno aveva occupato da vivo combattendo, lo ricopriva col corpo dopo essere morto (lett.: persa la vita). Pochi poi che la coorte pretoria aveva disperso nel centro, erano caduti un po' più lontano, ma tuttavia tutti con ferite sul petto. Catilina poi fu trovato lontano dai suoi tra i cadaveri dei nemici, che respirava ancora un po' e che manteneva sul volto quella fierezza d'animo che aveva avuto da vivo. Infine di tutto il (suo) esercito non fu catturato nessun cittadino libero né in battaglia né in fuga; a tal punto tutti avevano risparmiato ugualmente la loro vita e quella dei nemici. Nè tuttavia l’esercito del popolo romano aveva conseguito una vittoria lieta o incruenta. Infatti tutti i più valorosi o erano caduti in battaglia o ne erano usciti gravemente feriti molti poi che erano usciti dall’accampamento per vedere o per fare bottino, rivoltando i cadaveri dei nemici, trovavano chi un amico, chi un ospite o un parente; vi furono anche alcuni che riconobbero (lett.: riconoscevano) dei nemici personali. Così variamente per tutto l’esercito si mescolavano letizia, tristezza, lutto, gioie.

mercoledì 15 febbraio 2012

22022012

A quanto pare non solo non mi vogliono più fra i piedi (illusi), ma perfino vogliono togliermi di mezzo in brevi termini.

Il 22 febbraio prossimo venturo, a metà pomeriggio, discuterò la "roba" chiamata tesi di laurea e poi, probabilmente, «con l'autorità conferitami dal Magnifico Rettore, la proclamo Dottore in Scienze Politiche, Studi Internazionali ed Europei, con la valutazione finale di 107 [stima conservativa]», complimenti e stretta di mano. Poi succederà quel che è bene che succeda, e poi tradizionale rinfresco.
Non so esattamente quanti punti mi daranno, la tesi mi piace ma oggettivamente non è il massimo. Mah. Aspettiamo e vediamo.

domenica 12 febbraio 2012

Oh, the PC.

Se c'è una cosa che non sopporto (e ce n'è più di una XD), è sicuramente il fatto che col pc non riesco a non incasinarmi -.-" Già settimane fa sono riuscito a beccarmi uno dei virus che impazza in questi periodi, quello in cui ti arriva la schermata dell'autorità di polizia telematica di una nazione random (nel mio caso la Guardia di Finanza), dove si accusa il destinatario di avere immagini pedopornografiche e mail collegate al terrorismo internazionale.
Ora, non vorrei dire, ma penso che a chiunque si rivolti lo stomaco a un'accusa di pedopornografia, soprattutto se ti arriva tra capo e collo, mentre stai guardando un video musicale di Gotthard. Comunque, basito che ti sono basito, chiedo, imploro (e ottengo) relativa ospitalità sul pc o di mio fratello, o di mia madre (che lo utilizza per lavoro, e quindi la mattina... ricorro a quello dell'università, se ne ho bisogno). Fatto sta che debbo portare il mio "bussolotto" dal tecnico del pc, perché devo aggiornare l'antivirus (avast, gratuito, non è poi così efficace)  e con quella maledetta schermata è 'mpossibile farlo.
Sia come sia, invece di andare dal tecnico di fiducia, che lavora in una cittadina a pochi chilometri da casa mia, vado da un tizio intravisto sulla strada. Ecco, se lo state per fare, evitate.
Questo qui, con modi di fare tra l'untuoso e il ruffiano che mi davano l'orticaria, dice che non c'è problema, che ci pensa lui, che questo, che quello, che quest'altro, che quest'altro ancora.
Risultato: dopo cinque giorni ho speso una barcata di soldi per farmi formattare il disco rigido (seconda volta in tre settimane, caspita). Bene, sono tutto contento perché posso finalmente smettere di dare fastidio ai miei familiari per tenere un po' di collegamento col mondo esterno (essì, i social network durante le sessioni d'esami e di laurea, quando tutti sono a casa, diventano assai utili). E comunque il pc mi serve oltre che per curare una parte dei miei interessi e dei miei hobby, anche per assolvere ad alcune funzioni dell'università, e cosucce d'altro genere (tutte illegali, tranquilli).
Dopo questi cinque giorni, in cui i miei familiari cominciavano ad essere un poco stufi della situazione, mi telefona, il pc è pronto. Bene, perfetto. Anzi, no, mi dà un foglietto vedo scritto: tutti i tuoi file sono stati recuperati, ma hanno un attachment (chissà come ci è finito) con dentro il virus. Quindi sono infetti, ma ti ho partizionato il disco in "D:" e te li ho smessi lì. Sono tuoi, sono tutti, ma non toccarli, non usarli, non aprirli. Lì per lì, complice anche l'ora e la giornata stancante, non collego adeguatamente le informazioni fornitemi e abbozzo un ringraziamento. Cretino.
Sia come sia, pago, porto il pc a casa, lo collego a tutti gli strafanti necessari e necessevoli, mi siedo, attacco la presa del modem e avvio la macchina. Bene, prima cosa che mi salta in mente: ma se quei dati sono ancora lì ma non li posso toccare, io che me ne faccio? Perché mi hai fatto pagare uno spaventiliardo per recuperare i dati se non vi posso accedere? Se poi è questo il senso dell'annotazione, non lo so, sono un filo in crisi.
E vabbè. Faccio per aprire un documento word quando vedo la seconda sorpresona. Mi ha disinstallato Office. Ora, io ormai quattro anni fa (e forse qualcosina di più) ho preso il pc con tanto di licenza, spendendo un poco di più ma con la soddisfazione di essere pienamente in regola. Ok, e adesso che problema c'è, prendo i dischi di office e reinstallo il tutto. Non trovo i dischi. Accipigna. E accipigna perché ormai le imprecazioni me le sono gustate ieri sera quando ho avuto un momento libero da impegni per attaccare il tutto. Se me l'avesse detto, visto che mi ero raccomandato di salvare almeno i setup dei vari programmi (due browser, msn, skype, altre carabattole secondarie), almeno mi sarei premunito in qualche altro modo. E mo' che faccio? Come m'arrabatto? Lo so come m'arrabatto, però secca un bel po'. Ora, fino a martedì non penso che mi sia indispensabile utilizzare un'applicazione di office, e anche se fosse necessario potrei sempre ricorrere al pc di mia madre in forza del principio di necessità. O se proprio proprio posso utilizzare WordPad. Ma andando avanti? Andando avanti comincia a farsi grigia la faccenda, ho l'ardire di prevedere. Vabbè, martedì mi risponderà in merito a queste faccende, e mi risponderà in modo completo, esauriente, comprensibile e soddisfacente.
Vabbè, ingoio un rospo poi alla fine non ANCORA amaro, in fin dei conti è pure possibile che abbia capito male io (malgrado io sia notoriamente onnisciente). Apro firefox, FB e youtube. Bene, il Tubo (o meglio, aprire i video) mi manda in palla il suddetto Firefox. Ma allora dillo che vuoi farmi mal considerare la faccenda. E non solo le applicazioni video (tutte, non so se siano tutte basate sullo stesso processo), ma anche i .pdf. Malgrado abbia tutti gli aggiornamenti di questo mondo (almeno questo).
Vabbè.
E mo'? Mo' sono a sto punto di nuovo ospite.
Che nervi.

martedì 7 febbraio 2012

Transição

Tanto si disse, tanto si fece, la tesi l'ho consegnata questa mattina, alle 10:01 (d'orologio). Domani debbo solo far firmare una copia dalla mia relatrice.
E poi? Sembra quasi strano non avere più la tesi come orizzonte ultimo degli eventi.
Poi... il 17 ho un esame, Economia dell'Integrazione Europea (corso progredito), poi la discussione-umiliazione-bevuta, poi... poi fino al 16 marzo ho tempo per iscrivermi al corso di laurea magistrale. E poi sarò  Dottore, Dottor non Jekyll ma Mach, roba da fare piegare dalle risate chiunque, penso.
Oggi, a parte l'ubriachezza analcolica dovuta al fatto di essere riuscito a rispettare le scadenze senza nemmeno un affanno, non ho ricevuto una notizia positiva: un mio compagno di corso, sia del corso di laurea triennale che di quello magistrale, doveva sostenere un esame (di diritto UE) entro oggi; inoltre, siccome per iscriversi alla laurea magistrale è necessario un punteggio di 95, e siccome la sua media era bassina, all'esame doveva prendere almeno 24. Ebbene, è stato bocciato. Perdendo non solo la possibilità di iscriversi in corso d'anno, ma anche il diritto alla borsa di studio e all'alloggio. Non essendo italiano, la situazione è assai devastante.
Fortunatamente il professore gli è venuto parzialmente incontro, consigliandogli di chiedere a un altro professore di diritto UE di esaminarlo. Casualmente o forse no, ha contattato il professore del corso magistrale. Di qui le mie informazioni si arrestano, visto che l'esame l'ha fatto oggi. Speriamo che l'abbia passato, e che l'abbia passato in modo tale da consentirgli la laurea in corso e, quindi, l'iscrizione in corso d'anno.
Per il resto... per il resto quest'oggi non ho fatto una cippa di niente o, meglio, mi sono aggirato come uno zombie tra casa e la facoltà, senza sapere bene come e cosa fare e in ogni caso senza poi molta voglia di farlo.

sabato 4 febbraio 2012

Waiting

In realtà non c'è poi molto da raccontare di oggi e di questa settimana in genere. Sono stato promosso a informatica, ho registrato lo stage, ho consegnato lo stampato pressoché definitivo della tesi, ho consegnato il libretto e... ora sono completamente in libera uscita.
Oddio, non c'è molto. Non ci sono molti avvenimenti, questo no, però ci sono molte sensazioni, queste più difficili da raccontare.
Come la sensazione, tremenda, di tensione e di paura, sia per l'esito dell'idoneità di informatica (sempre tu sia maledetta) sia per la corretta registrazione dello stage (o tirocinio?) formativo, sulla cui regolarità nutrivo dei dubbi. Oltre che l'ormai familiare sensazione di stretta allo stomaco, mi si era avventata una dolorosissima stretta... sul collo. Tensione, contrattura, originate solo dallo stress, che si sono prima allentate e poi sciolte solo dopo aver, finalmente, visto la scritta "APPROVATO" sul tirocinio (e "IDONEO" stampigliato sull'idoneità).
Una volta completato questo minuscolo rito di passaggio, mi sono fiondato sul personal computer, a finire in fretta le correzioni e l'introduzione della tesi. Tesi che ho diligentemente stampato e consegnato, non il 1 febbraio, come speravo, ma il 2, sempre mattina. Giovedì ho appreso anche più o meno il luogo (certo), la data (quasi certa) e l'ora (ancora opinabile) della discussione di questa cavolo di Tesi.
Ancora mantengo un po' di riserbo, giusto per rendere più denso di suspense l'annuncio formale.
No, non è vero, lo annuncerò a tutti gli interessati non appena saprò con certezza la data, il che si verificherà credo mercoledì 8 febbraio, quando andrò a ricevimento della mia relatrice.
A ricevimento. Sembra quasi un ballo, con le dame nei loro migliori vestiti da sera, i cavalieri nei loro sobri frac. Tra questi gli ambasciatori e gli aristocratici, che conversano sommessamente nei grandi saloni dell'immensa villa che ospita l'Ambasciata di Ruritania. Sotto le giacche dei frac frusciano le sciarpe seriche dei mille ordini cavallereschi, mentre le placche scintillano alla luce delle lampade come scaglie di diamante. Ogni tanto si intravede qualche ufficiale, alto e rigido nell'uniforme da cerimonia, i baffi a manubrio, il monocolo a coprire le cicatrici del Mensur. Le fasce azzurre, tipiche della distinzione degli Ufficiali, sono sopra le giacche, a collo alto, piene di ricami d'oro e di decorazioni, stelle e croci al valore.
Ok, a prescindere da questo schizzo, il 2 febbraio, dicevo, ho consegnato prima lo stampato della tesi, e poi il libretto, in segreteria studenti. Devo dire che me lo immaginavo come momento emozionante, e invece sinceramente è passato via senza che me ne rendessi davvero conto. Un atto burocratico da sbrigare, e nulla di più.
Poi... poi per ora la vita è ferma. Non c'è più nulla da fare, almeno fino al 6, quando mi ritornerà la correzione definitiva, che dovrò sbrigarmi ad implementare (ma che non dovrebbe occupare più di tanto), in modo da stampare la tesi entro la serata, e da consegnare il tutto (auff!) entro il 7 mattina, come mio vizio l'ultimo giorno utile.
E vabbè, si sopravvive, fossero questi i miei problemi principali ci farei la firma. E poi, senza un minimo di brivido, che gusto c'è? Intanto sto qui a non fare assolutamente nulla, se non una vaga cernita degli invitandi (invitarla? non invitarla? ah, che ardua scelta), e soprattutto a pijiarmi er vestito novo. Vestito che non mi serve solo per la laurea, potrei benissimo farne a meno, ma mi serve ormai per le sempre più numerose occasioni in cui dovrò conciarmi in modo almeno passabile. Già alla cena di dicembre ci siamo dovuti mettere in giacca e cravatta ("sacrificio" ripagato più che abbondantemente dalle ragazze in gran spolvero e soprattutto della gioia di ritrovarsi ancora), e non ci era sembrato eccessivamente strano. Ora, si vede, è tempo di rassegnarsi al tempo che passa. Sto diventando vecchio, non c'è altra spiegazione, temo. E così già a dicembre mi son recato in una sartoria, nelle poche che rimangono, a farmi fare il vestito. Uno spezzato, non certo un abito, non penso proprio di dovere partecipare a un'occasione sociale di importanza e formalità tali da esigere un completo. Di solito l'opzione è pantaloni grigi, giacca blu e camicia azzurrina. Io invece ho deciso di provare a innovare almeno nel solco del generalmente accettato: pantaloni blu, giacca grigia (sfiancata, a che serve dimagrire se no?) e camicia rigorosamente bianca, anche se non di quel "tessuto bianco lenzuolo" che sinceramente un po' mi inquieta. Vabbè, vanità del vestiario a parte, ho avuto occasione di conoscere questi sarti, che sono tra il folle e il gentilissimo. Riescono a fare bene e in velocità il loro lavoro senza nulla far pesare al cliente, che è invogliato a ritornarci.
E forse, entro qualche anno, quando ormai il tempo del cazzeggio gratuito sarà finito, forse ci tornerò.
Sia come sia, al netto di tutte le sciocchezze minute che tutte assieme compongono il mosaico della vita di ciascuno, per ora non c'è altro da fare che attendere.
Attesa. È ben un concetto strano, visto che da un anno ormai non faccio che correre contro il tempo, con l'ansia del risultato e del rispetto delle scadenze, e in aggiunta con tutte le ulteriori complicazioni che giustamente arrivano quando uno forse ne farebbe volentieri a meno.
Attendere, quindi. E si attenderà.
Meglio così.

venerdì 3 febbraio 2012

Ad astra


«Il cammino più corto da un punto all'altro passa per le stelle»


José Primo De Rivera

mercoledì 1 febbraio 2012

Viaggio al termine della nebbia

“…forse non siamo soli in questo mondo, forse al di là del mare e delle montagne c’è qualcuno, uguale a noi oppure diverso, qualcuno che condivide i miei ideali, che crede in ciò che è giusto. O forse un essere che nega i concetti di libertà e fraternità e che non conosce il significato di amore ma solo quello di odio. Forse non c'è nessuno o forse egli in questo momento si sta logorando con le stesse mie domande e si chiede chi mai potrà esserci oltre questo mare di nebbia...”
C. D. Friedrich