lunedì 30 luglio 2012

Coeurs

Come una candela ne accende un’altra, e così si trovano accese migliaia di candele, così un cuore accende un altro, e così si accendono migliaia di cuori.
Lev Nikolàevic Tolstòj

venerdì 27 luglio 2012

Luce e Leoni per Aleppo

Non fosse che in questo caso i ruoli sono invertiti, con i buoni che conquistano la città difesa dai cattivi, sarebbe da citare la scena del Signore degli Anelli. Quella in cui sugli spalti di Minas Titrih Pipino e il figlio della Guardia della Cittadella di cui ora mi sfugge il nome osservano attoniti l'esiguità delle forze del bene contrapposte alle nubi montanti da oriente, simbolo della battaglia che si sta per scatenare.
Solo che Aleppo per ora non è Minas Tirith, è Minas Morgul e chi si sta preparando a morire sono gli Orchi, non i discendenti di Numenor la Bella.
Ad ogni modo, non è saggio eccedere: e nel non eccedere bisogna ricordare che ogni soldato che muore per un ideale, per quanto riprovevole possa essere ai nostri occhi questo ideale, è degno del massimo rispetto. Come disse in modo perfetto Saint-Paulien:
«Non vi è truppa al mondo che si sia battuta con maggior coraggio di questo pugno di Francesi in lotta, nel cuore stesso dell Europa, per un chilometro quadrato di rovine.
Non vi è soldato che non debba, da soldato, rendere loro omaggio.
Non un solo uomo, che sappia difendere le sue idee con la propria pelle, dovrà mancare di salutarli...
»
E quindi? E quindi, semplicemente, nello sperare politicamente in una vittoria dell'Esercito Siriano e nella sconfitta di tali fondamentalisti, ci si dovrebbe ricordare che l'eroismo non ha particolari colori, né fianchi politici. Lo si è trovato a Waterloo, ad Alamo, sul Canale della Manica, a Stalingrado, perfino a Berlino. E, ora, forse anche ad Aleppo.
Perché anche gli Orchi hanno un cuore.

Rebels in Syria's Aleppo ready to fight... and die

By Bulent Kilic (AFP) – 7 hours ago

ALEPPO, Syria — Syrian troops are massing for a major assault on Aleppo, and hundreds of rebels hunkered down in the strategic northern city's Salaheddin quarter are steeling themselves to fight, and probably to die.
Syria's most populous city, which is also the country's commercial hub, has been rocked by fierce fighting between rebels and the troops of President Bashar al-Assad for a week now.
For five hours on Wednesday night, without let-up, government forces bombarded the southwestern quarter of Salaheddin, which is almost entirely under rebel control, an AFP correspondent witnessed.
More shelling is expected on Thursday night, as troop reinforcements pour into the area in preparation for an assault everyone knows is coming, and many of the fighters share with an AFP correspondent their certainty that they will die.
The odds are certainly not in their favour.
Armed with Kalashnikov assault rifles, machineguns, rocket-propelled grenades and some home-made bombs, they know they are no match for the military with its tanks, helicopter gunships and even jet fighters, which swoop ominously overhead.
But they shrug it off and insist they are not afraid, while hoping for reinforcements of their own, who can either make it into the city to help with the defences or at least slow the army's advance.
In the meantime, they occupy themselves with guerrilla-style attacks on police stations and offices of the "mukhabarat," or intelligence services, and with marking, as best they can, the Muslim fasting month of Ramadan.
On Wednesday, after the day's fast ended at sundown, they shared food with two young men, their eyes blindfolded and hands tied behind their backs.
A few hours later, the two men, accused of belonging to pro-government "shabiha" militia, were summarily dispatched in the street, each with a bullet to the head.
Residents of Salaheddin, particularly the women and children, have been fleeing the fighting. The rebels, organised into small groups each led by someone who acts as both military and religious chief, prepare themselves as helicopters swoop overhead, firing into the neighbourhood. Sandbags are filled to erect barricades, and a bus is moved into position to block the street. As they prepare for the battle they know is coming, the rebel fighters train and they chant slogans to give themselves courage.

mercoledì 25 luglio 2012

La morte di Odino

Alla corte del Re Olaf Tryggvason - che si era appena convertito al cristianesimo - giunse una notte un vecchio, avvolto in un nero mantello, col viso coperto da un cappello.Disse che sapeva suonare l'arpa e narrare storie. Suonò sull'arpa antiche arie, parlò di Gudrun e Gunnar, e infine raccontò la nascita di Odino.Disse che vennero le tre Parche, che due di esse gli promisero grandi felicità e che la terza disse, collerica: "il bambino non vivrà più della candela che gli arde accanto".
Allora i genitori spensero la candela perché Odino non morisse.
Il Re Olaf Tryggvason non credette alla storia; il forestiero allora tirò fuori dalla nera veste una vecchia candela spenta e l'accese.
Mentre la guardavano bruciare, l'uomo disse che era tardi e doveva andarsene.
Quando la candela si fu consumata, lo cercarono.
A pochi passi dalla casa del Re, Odino era morto.

lunedì 23 luglio 2012

Panta rhei os potamòs

Da quanto tempo non toccavo il settore delle preimmatricolazioni? Da quattro anni quasi esatti, uno se contiamo la mia preimmatricolazione alla laurea magistrale. Che però è diversa, è un prosieguo del viaggio a velocità folle, non un nuovo inizio. Ci si sente vecchi in queste pratiche... ieri ho aiutato mio fratello nella preimmatricolazione online e mi è venuto quasi un magone a pensare che ormai è quasi giunto il momento di passare il testimone.
E quattro anni sono passati d'un colpo e mi sembra quasi sbagliato che siano passati sul serio. Ora mi rimane un solo anno e poi avrò definitivamente concluso la mia avventura tra i banchi di scuola. E pensare a quante aspettative avevo, e a come si siano quasi tutte realizzate... fa venire le vertigini. Non che rimpianga di essere stato felice, eh. Solo che accentua la sensazione di furibondo caracollare del tempo. È una ben strana sensazione.
Sì, sono proprio vecchio.

venerdì 20 luglio 2012

Folgorati sulla via di Damasco

Ok, il titolo è abbastanza scontato, ma... ora i ribelli siriani (Esercito Siriano Libero, Free Syrian Army) stanno dando l'assalto a Damasco, verosimilmente appoggiati dalle forze speciali di grandi potenze occidentali (soprattutto USA e Francia). E il Regno Unito.
Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione-ciliegina sulla torta (la Russia perché ha una base navale in loco, mi pare ad Aleppo, mentre la Cina... per ragioni sue).
Posso dirlo?
A me Bashār Ḥāfiẓ al-Asad non è mai stato troppo simpatico. Più che regime sociale e nazionale è stato un regime personale, soprattutto dopo il 1991. Ma sociale lo era sul serio, e soprattutto era un regime che imponeva a muso duro la laicità (alla vicino-orientale) e garantiva una convivenza pacifica tra musulmani, cristiani e altro e tra gli appartenenti alle varie confessioni all'interno delle grandi fedi.
E onestamente mi è piaciuta la sua presa di posizione riguardo all'indipendenza nazionale e la sua disponibilità (per ora solo a parole, per forza di cose) a farsi da parte.
E, a pelle, mi stanno sull'anima i ribelli, che i media del cosiddetto occidente assurgono a unica fonte del bene tra Aleppo e Damasco, al punto da far dire a questi "giornali" che la MINORANZA sunnita è minacciata e perseguitata dalle cattive milizie sciite, in una nazione dove gli unici sciiti sono sulla costa, tra Libano e Siria. Li giudico come un'utile quinta colonna delle potenze c.d. occidentali, che hanno bisogno di uno Stato amico che riesca a influire sulla situazione irachena e che possa costituire una ulteriore base d'appoggio nella cinturazione dell'Iran.
Ora, onestamente, per quanto io stia complessivamente bene in questo regime politico di tipo liberaldemocratico, non faccio della democrazia (e del capitalismo che la accompagna e la presuppone) una religione. Per me sono altre le cose da imporre, e cioè una certa tolleranza, una certa bontà di fondo. Cose difficili da trovare in guerra, ovviamente, ma niente affatto impossibili da trovare anche in un regime autoritario.
Inoltre trovo errato elevare la stessa liberaldemocrazia a categoria universale e acriticamente valida per ogni popolo in ogni circostanza. Essa è un prodotto della civiltà euro-occidentale per come essa si è costituita a partire dal XVII secolo in poi: più che praticamente impossibile, imporla (rectius, esportarla) ad altri popoli è ingiusto e sintomo di un malcelato razzismo culturale. E inutile, come si è visto dalla degenerazione giapponese o dalle farse coreane meridionali.
Ammesso e non concesso che la democrazia sia adatta a tutti i popoli e a tutte le civiltà, ogni regime impiantato e non conseguito in modo autonomo è destinato a franare sotto i colpi della stessa evoluzione della società.
Non scommetto nemmeno un soldo bucato sulla  tenuta della Siria dopo l'ormai probabile caduta di Bashār Ḥāfiẓ al-Asad e della sua dittatura del Ba'th. Sarà una coalizione tra forze che si odiano (liberal e integralisti) e che non hanno uno stracio di legittimità popolare. Legittimità popolare di cui, come dimostrano le manifestazioni che neanche i giornali più schierati per l'intervento giudicano artefatte, invece il regime autoritario socialnazionale gode ancora.

Ore 12:16
Corriere.it

mercoledì 18 luglio 2012

Occasioni

Che nervi.
Potevo essere a Firenze con gli amici (Luca, Leo, Beppe, Chiara) a fare l'idiota e invece sono qui a cincischiare e non fare nulla di concreto. E a deprimermi.
Che scatole.

martedì 17 luglio 2012

Uomini e no

Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
e mettendo in conto anche il loro dubitare;
se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa,
se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio,
senza apparir però troppo buono o troppo saggio;

se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso
trattando quei due impostori allo stesso modo
se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa
distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;

se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
a perdere e a ricominciar tutto daccapo,
senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
e a tener duro quando niente più resta in te
tranne la volontà che ingiunge: "tieni duro! ";

se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario;
se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti,
se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile
e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
e - quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!

Joseph Rudyard Kipling

giovedì 12 luglio 2012

Nyár

«Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno.
L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla
».
Ennio Flaiano

mercoledì 11 luglio 2012

La sentinella

Il testo, credo, non ha bisogno di presentazioni.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...

Fredrick Brown

martedì 10 luglio 2012

11 luglio 2008 - 10 luglio 2012

Sono fratello di un Perito Commerciale - Ragioniere. No, in realtà questa è la vecchia definizione, quando era sufficiente l'apposita scuola media superiore. Vabbè. Mio fratello, che come me ha amato la scuola superiore tanto da farsi un anno in più, ha preso visione stamattina dei quadri dei risultati dell'esame della Maturità di Stato ed è venuto fuori che erano talmente stanchi di lui da dargli quel benedetto diploma.
E così in famiglia siamo tutti diplomati. Date le nostre attitudini alla sQuola non era affatto scontato, anzi.
La prima data si riferisce alla data del mio conseguimento del diploma (di im-maturità scientifica), come si poteva agevolmente intuire: mi è sembrato d'uopo fare un parallelo tra le due situazioni perché abbiamo avuto scorni e difficoltà piuttosto simili, coronati però da un voto finale altrettanto simile e tutto sommato soddisfacente. Speriamo che, e purtroppo in questa speranza la sincerità si sposa con la vanteria, abbia voglia di fare bene più o meno come me.
Sono piuttosto soddisfatto per mio fratello, che aveva vissuto in modo abbastanza ansioso quest'ultimo colpo di reni.
E ora? E ora, a parte le meritate e ovvie vacanze, non so bene che cosa farà, anche perché tutto sommato non sono affari miei: penso però che sia orientato a fare Giurisprudenza, ma chissà mai cosa succede nel giro di tre mesi. Potrebbe decidere di diventare addirittura Dottore Commercialista. Che culo. Io stesso ero sicuro che avrei passato i prossimi cinque anni al Bo' (sede della facoltà di Giurisprudenza a Padova), mentre in realtà sono finito un centinaio di metri più a sudovest, a Ca' Dottori (sede di Scienze Politiche).
Così, mi sembra che un attimo di "compiacimento vicario" sia legittimo, soprattutto al termine di un ciclo che, siccome siamo una famiglia per fortuna abbastanza compatta, ha interessato e tenuto sulle spine tutta House Mach.
Eeeeggioia!

sabato 7 luglio 2012

Echi dal passato

«Ora più nessuno sale in alto con gli sci e quasi tutti si rompono le gambe ma forse in fondo è più facile rompersi le gambe che rompersi il cuore anche se dicono che oggi tutto si rompe e che a volte, dopo, molti sono più forti proprio nei punti dove si sono rotti. Adesso di questo non so più niente ma è così che era a Parigi nei primi anni quando eravamo molto poveri e molto felici».
Ernest Hemingway

mercoledì 4 luglio 2012

L'essenziale e gli strati di carta

«Lunghi periodi di pace favoriscono la convinzione che l'inviolabilità del domicilio si fondi sulla Costituzione, che di essa si farebbe garante. In realtà l'inviolabilità del domicilio si fonda sul capofamiglia che, attorniato dai suoi figli, si presenta sulla porta di casa brandendo la scure».
Ernst Jünger