Un anno e un mese che non scrivo. Un motivo ci sarà, ma non so quale. Troppe paranoie, probabilmente, o forse troppa accidia. Qualcosa di troppo ci sarà. O forse no.
Vabbè.
Ce ne sarebbero di cose da raccontare, o forse no. Un anno alla fine scorre in fretta, ma è denso di eventi, di storie, di esperienze.
Di nuovo, vabbè.
Ora è la notte tra il 30 e il 31 dicembre - festa un po' assurda quella di Capodanno - e mi sono reso conto di una cosa stupida. Su Facebook, i contatti dei compagni di classe del liceo sono una sequela quasi ininterrotta di feste, di chiccherie (si dice così?), di esibizioni del buon vivere. Facce vuote, talmente vuote da risultare in espressioni vacue, quasi affaticate. Tutti in forma ovviamente, tutti con il corpo esibito in modo quasi disperato, nel trionfo dell'edonismo.
Nel mentre, stavo sillabando nel mio russo rudimentale un articolo sulla situazione a Mariuopol, la città sul Mar Nero in Ucraina sud-orientale, in Ucraina sud-orientale e non in Novorussia perché la popolazione ha costituito le sue milizie e combatte contro i novorussi.
Sì, è sbagliato e indice di arroganza, probabilmente poco sensata, ma mi sono sentito superiore, o quanto meno non così derelitto nel conformismo spinto fino al vuoto pneumatico di questi miei ex compagni di classe.
In quel che ho visto su Facebook (quindi magari non ho visto assolutamente nulla della loro vita) si presentano come persone dedite alle feste più o meno eleganti, che vengono concepite come loro scopo finale e intrinseco. Sarò nerd io, ma l'ultima festa a cui ho partecipato è finita in una rissa in amicizia tra Skin88 (skinhead neonazisti) e R.A.S.H./S.H.A.R.P. (skinhead comunisti e anarchici), a sua volta terminata in una bevuta generale e in una battaglia trasversale a palle di neve. Io ero lì perché esco con la sorella di uno dei partecipanti alla rissa, ma vabbè. Il punto, molto semplicemente, è mi è sembrata cinquanta, cento volte più autentica e godibile di una qualsiasi delle feste ostentate sui quei profili, dove il più trasgressivo aveva una giacca di velluto rosso scuro ed era senza cravatta (!) e tutti sorridevano bolsi.
Certo, loro in buona parte hanno i soldi e alcuni perfino un'attività da portare avanti. Ma io ho la vita.
Sì, è sbagliato e indice di arroganza, probabilmente poco sensata, ma mi sono sentito superiore, o quanto meno non così derelitto nel conformismo spinto fino al vuoto pneumatico di questi miei ex compagni di classe.
In quel che ho visto su Facebook (quindi magari non ho visto assolutamente nulla della loro vita) si presentano come persone dedite alle feste più o meno eleganti, che vengono concepite come loro scopo finale e intrinseco. Sarò nerd io, ma l'ultima festa a cui ho partecipato è finita in una rissa in amicizia tra Skin88 (skinhead neonazisti) e R.A.S.H./S.H.A.R.P. (skinhead comunisti e anarchici), a sua volta terminata in una bevuta generale e in una battaglia trasversale a palle di neve. Io ero lì perché esco con la sorella di uno dei partecipanti alla rissa, ma vabbè. Il punto, molto semplicemente, è mi è sembrata cinquanta, cento volte più autentica e godibile di una qualsiasi delle feste ostentate sui quei profili, dove il più trasgressivo aveva una giacca di velluto rosso scuro ed era senza cravatta (!) e tutti sorridevano bolsi.
Certo, loro in buona parte hanno i soldi e alcuni perfino un'attività da portare avanti. Ma io ho la vita.