venerdì 25 gennaio 2013

Inquadrare il Fuhrer e sopravvivere per raccontarlo

Giusto due osservazioni, ho appena finito di (ri)vedere "Operazione Valchiria", e malgrado quel film sia quasi perfetto in ogni sua parte non posso fare a meno di confrontare i due film più recenti (nonché gli unici di richiamo del pubblico, a quanto ne so) che presentano Adolf Hitler in modo diretto e non limitandosi a menzioni e richiami nei dialoghi dei personaggi. Sono due modi di rappresentarlo - parlo proprio di tecnica fotografica e in genere di rappresentazione simbolica - modi dicevo abissalmente diversi, anche perché abissalmente diversi sono gli intenti.
In "Operazione Valchiria" Hitler è, né più né meno, il MALE. Assoluto, quasi ancestrale. Nel film, è rarissimamente inquadrato di persona, e se è inquadrato di persona o è a campo totale o è sfocato. Non raramente, poi, è inquadrata la sua visuale, come se la telecamera fosse i suoi occhi. E nei rarissimi piani ravvicinati la sua espressione è sempre contratta, e spesso distorta in una smorfia adirata. D'altronde il film si basa sulla tragedia dei congiurati, che subiscono la vendetta del malvagio tiranno in risposta al loro eroico tentativo, quindi la rappresentazione è pienamente funzionale.
In ogni caso, malgrado il grande sfoggio di tecnologia messo in campo dalla Germania di quel tempo, è una fabula secondo me senza tempo: come molto del nazionalsocialismo, l'unica reale differenza con il medioevo è data dal fatto che si usano giacche e cravatte, e che ci si spara addosso. E quasi nulla più.
Discorso diverso, invece, per "La Caduta". Qui l'Hitler rappresentato, pur non essendo minime giustificato, è un essere umano. Malvagio, certo. Tirannico, certo. Ma comunque, in ogni modo, umano. Con paure umane, con scoppi d'ira umani, e non ancestralmente malvagi come in "Operazione Valchiria", e con modi di fare propri di un uomo che fatica a comprendere di essere in piena fase di caduta nell'abisso... ma che rimane cortese e gentile.
E la fotografia, e più in generale la rappresentazione, ne trae le dovute conseguenze: pur sempre contratto e allucinato, il volto di Hitler non è stravolto dalla malvagità che in alcuni casi in Valchiria sembra apparire fine a sé stessa. L'atmosfera in generale è più rilassata e, pur svolgendosi tra una Berlino sconvolta dal Götterdammerung e il Bunker della Cancelleria, molto più casalinga e soprattutto più moderna.
In realtà queste considerazioni, scritte appena dopo aver visto "Operazione Valchiria", lasciano il tempo che trovano e cioè poco.

lunedì 21 gennaio 2013

Ahahahah


«Leggendo i grandi autori di aforismi si ha l'impressione che si conoscano tutti bene tra loro

Elias Canetti (che non so chi sia ma che di sicuro era un genio)

sabato 19 gennaio 2013

Uomini d'oggi


Noi siamo uomini d’ oggi.
Noi siamo soli.
Non abbiamo più dei.
Non abbiamo più idee.
Non crediamo né a Gesù Cristo (io si aggiungo) né a Marx.
Bisogna che immediatamente,
subito,
in questo stesso attimo,
costruiamo la torre
della nostra disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue di tutte le classi
dobbiamo costruire una patria
come non si è mai vista;
compatta come un blocco d’ acciaio,
come una calamita.
Tutta la limatura d’ Europa
vi si aggregherà per amore o per forza.
E allora davanti al blocco della nostra Europa,
l’Asia, l’America e l’Africa
diventeranno polvere.
Pierre Drieu La Rochelle

venerdì 18 gennaio 2013

Sessione d'esami e altre storie

Ti incazzi come una iena perché una tua amica non ti rivolge la parola. Sgobbi come un asino a tirare fuori fonti e documenti per il paper di un esame con un professore rincoglionito che non ti interroga "perché lei sa già tutto" e finalmente riesci a spremere due siti e due documenti in croce.
Scopri che era lei che non si capacitava del motivo perché tu non le rivolgevi la parola. Ti accorgi che bastava molto meno sbattimento di quanto hai fatto e soprattutto riesci a realizzare che tutto ciò che hai trovato NON ti serve perché non è quello il tuo argomento.
L'università è anche questo.